I fumetti in tempo di crisi

Che la crisi ci sia è innegabile, anche se le sue dimensioni non sono quelle pronosticate da qualche catastrofista. Ma la disoccupazione diffusa e molte aziende costrette alla chiusura, dimostrano che c’è poco da scherzare. Lo sanno bene gli editori di fumetti che non solo devono fare i conti con la disaffezione dei lettori più giovani, distratti dai nuovi strumenti tecnologici, ma anche con i crescenti costi di produzione. Perfino una casa editrice solida e ben amministrata come quella di Sergio Bonelli è costretta a rivedere i programmi, riducendo la periodicità di alcune serie o chiudendone altre. In questi ultimi anni diversi personaggi sono scomparsi, come Nick Raider, tanto per citarne uno vissuto per 200 numeri, o Mister No, ancora più antico, poi confinato in “speciali” che adesso, con il numero n. 20, hanno concluso il loro ciclo. E non finisce qui, perché un altro eroe, come Magico Vento, ben costruito da Gianfranco Manfredi e gradito da migliaia di lettori, sta per lasciare le edicole. C’è ancora un anno di tempo, perché la serie si concluderà con il numero 130, ma intanto Manfredi e Bonelli hanno annunciato la prossima chiusura, per non sorprendere i lettori più affezionati. Certo non è facile portare avanti per decenni personaggi di successo (i casi di Tex, Zagor o anche Diabolik sono la classica eccezione) con storie che sappiano sempre coinvolgere i lettori. Il problema – come ha scritto Sergio Bonelli nella posta dell’ultimo Zagor in edicola – deriva principalmente dal pubblico, sempre meno attratto dai fumetti e da quei personaggi che invece continuano a piacere quasi solo ai meno giovani, che sfogliando un albo di Tex o Zagor forse si illudono di tornare indietro nel tempo. Questo fenomeno, le edizioni di Bonelli lo combattono aumentando il numero delle miniserie, ovvero collane che si esauriscono nell’arco di un anno e poco più, con personaggi spesso indovinati (come Jan Dix o quelli del ciclo di “Caravan”) e con avventure che però quando finiscono lasciano un po’ di delusione. La strada indicata da Bonelli è in qualche misura battuta anche dall’Eura Editoriale, che da qualche tempo affianca ai suoi settimanali storici come Lanciostory e Skorpio, serie più o meno lunghe, con eroi classici come Dago o Martin Hel, e altre che seguono nuove strade, come “Unità speciale” (quasi un omaggio all’Arma dei Carabinieri) o Phantom che da qualche mese ripropone, in versione moderna e inedita, le avventure del celebre Uomo Mascherato degli anni Trenta, praticamene sconosciuto ai lettori di oggi. E’ una scommessa difficile, che l’Eura vuole vincere, anche per lanciare, prossimamente, qualche altra novità in preparazione. La crisi, e qui torniamo al discorso iniziale, colpisce sensibilmente le case editrici più piccole, quelle che spesso hanno il merito di far conoscere il fumetto di qualità, con autori per lo più giovani o stranieri, che hanno qualcosa da dire. La crisi, infine, colpisce di meno gli editori di Diabolik, perché il celebre ladro in maschera ha un pubblico di affezionati lettori, e la Walt Disney, perché fa sentire il peso di un impero mondiale, che in Italia ruota intorno a Topolino, e soprattutto alle infinite ristampe di vecchie storie, sempre fresche e divertenti. [Articolo di Carlo Scaringi]