3 Aprile 2017 11:08

10 anni alla guida di Topolino: intervista a Valentina De Poli

Qualche settimana fa, sono stato al museo WOW di Milano, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni in Disney di Giorgio Cavazzano che, insieme a Bruno Enna, presentava anche la storia “Topo Maltese – Una ballata del topo salato”, realizzata in onore di un altro cinquantenario, quello che ricorre dalla nascita del Corto Maltese di Hugo Pratt; quel giorno, una raggiante Valentina de Poli guidava, con effervescente carica positiva, la serata dedicata al maestro Cavazzano.

Tanto mi ha colpito l’adrenalinica direttrice di Topolino, che ho pensato bene di proporle una piccola intervista. Così, qualche giorno dopo, ho avuto il suo contatto email, le ho scritto e ho ricevuto immediata disponibilità (grazie davvero, Valentina).

Qui di seguito, quindi, il risultato del nostro scambio.

BUONA LETTURA.

MM: In questo 2017, tutti festeggiamo i 50 anni del grande Giorgio Cavazzano in Disney, ma ricorrono anche i 10 anni di Valentina De Poli come Direttrice Responsabile di Topolino (… e non solo di Topolino): che cosa ti ha dato, umanamente e professionalmente, questo decennio?

Valentina De Poli: Mi fa impressione pensare che siano già passati 10 anni, “quel” giorno era proprio il 1° aprile 2007! Quando mi capita di ripensare ad alcuni episodi, soprattutto al numero 2717 di Topolino, quello del restyling, mi sembra… l’altro ieri. E, invece, rimango incredula quando sfoglio i 500 numeri che mi hanno accompagnato fin qui: abbiamo davvero fatto noi tutte quelle cose? Belle, per giunta! Che bravi… Che fatica. Ma che soddisfazione! Dopo 10 anni ciò su cui ancora non mollo è tentare sempre strade per superarsi, anche contro le difficoltà e le avversità: lo dobbiamo a noi stessi (in questo noi, naturalmente, includo tutti gli autori e la redazione) e ai lettori. Qualche anno fa il presidente di Slow Food Carlin Petrini mi ha scritto: “Grazie per la tua caparbietà felice…”: ecco mi ritrovo molto in questa frase, lo considero un bel complimento. Non mollo mai, con entusiasmo. Anche se non sono mai contenta del tutto di come faccio le cose. Quello di cui sono consapevole è che in questi dieci anni ho raggiunto comunque una “maturità” professionale che, come direttore, significa esser diventata giorno dopo giorno un punto di riferimento per far funzionare le cose, la persona da cui ottenere una risposta per risolvere un problema, o almeno tentarci: in pratica, nel percorso di crescita, si tratta di non lavorare più solo per sé stessi e il piacere personale, ma per un progetto corale. La metafora del maestro d’orchestra è perfetta. E ho un’orchestra meravigliosa da dirigere. La cosa più preziosa che mi ha regalato e che continua a regalarmi Topolino è la possibilità di confrontarmi con veri talenti e persone che quando le incontri ti fanno sentire subito più intelligente, ed è solo merito loro. Con le quali non smetteresti mai di parlare. E poi la gioia di incontrare lettori giovanissimi e appassionati, che magari chiedono proprio di me: è un piacere impagabile conoscerli, anche se ho sempre paura di deluderli (soprattutto quando gli spiego che non so disegnare!). Per questo non smetterò mai di ringraziare l’editore Panini per l’opportunità che mi ha dato di stare così tanto a contatto con i lettori grazie alle fiere del fumetto.

MM: Immagino tu sia costantemente travolta da una mole di idee tue o di altri: qual è l’idea che senti come la più rappresentativa del tuo percorso alla guida del Topo?

Valentina De Poli: Per come si trasformano le idee nel nostro processo creativo-esecutivo alla fine non si sa mai a chi attribuire la paternità delle cose. Di solito la mia specialità è captare discorsi all’apparenza innocui o sottotraccia o cose buttate lì per caso da chi mi circonda e potenziarli fino a farli diventare qualcosa di grande, integrandoli con tante altre idee che già circolavano nell’aria. Davide (Catenacci, il caporedattore della redazione fumetto) è lo spacciatore di spunti più prezioso che io conosca.

Le cose realizzate con enorme soddisfazione sono tantissime, provo a sceglierne una per i tre ambiti che riguardano il nostro lavoro, tra quelle che sento più mie. Nel fumetto: Topo Maltese, recentissimo. Nel rapporto con i lettori: aver istituzionalizzato i Toporeporter e i TopolinoLab. Nella parte giornalistica: valorizzare il piacere dei personaggi famosi per essere stati scelti per Topolino. Due anni fa a San Siro quando Jovanotti in tour ha cantato “Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno” sventolando il nostro giornale con lui in copertina davanti a 80 mila persone pensavo di svenire…

MM: Hai a che fare, ogni giorno, con sceneggiatori e disegnatori: con che approccio gestisci e indirizzi la creatività degli artisti, per la realizzazione delle storie?

Valentina De Poli: Rispetto a un tempo c’è più equilibrio rispetto alle richieste che partono dalla redazione, che sono molto aumentate, e le proposte che arrivano dagli autori. La differenza è che ormai da anni organizziamo il nostro lavoro basandoci su un piano editoriale annuale e quindi cerchiamo di prevedere con largo anticipo di che cosa avremo bisogno molti mesi dopo, almeno per le storie principali. Il mio spunto, quando c’è, è utile nella fase di avvio, per far partire i motori. Poi la parte più faticosa del lavoro è nella relazione tra editor e autore.

MM: In un’intervista rilasciata a Papersera.it, hai dichiarato “il mondo evolve, le persone anche”: dopo questi primi 10 anni, c’è qualcosa su cui senti di voler fare autocritica?

Valentina De Poli: Come dicevo prima, non sono mai soddisfatta al 100 per cento di ciò che faccio, ma perché sono ipercritica. Che è già un difetto. Faccio autocritica… sull’essere ipercritica. La cosa che mi fa più “male” di me stessa, però, è la superficialità con cui sono costretta a prendere certe decisioni, abitudine dettata dalle scadenze del settimanale che sono vere e insindacabili però, a volte, mi pare di usarla come scusa. Vorrei avere più tempo per leggere, approfondire, progettare… Ma i tempi del settimanale, i cambiamenti di scenari, le esigenze editoriali sempre più pressanti, la moltitudine di mail, le situazioni sempre urgenti non danno tregua. Però a volte dovrei subire di meno la situazione.

MM: Dirigere Topolino, ti ha portato sicuramente a collaborare con un sacco di gente: c’è qualcuno che vorresti ringraziare in particolare?

Valentina De Poli: Mi hanno aiutato tantissime persone che meritano ringraziamenti ma credo anche che in ambito professionale il più delle volte si crei uno scambio di “favori”: per esempio non mi sembra così trascendentale se qualcuno mi sceglie per fare una determinata cosa, penso che lo faccia perché ha bisogno di me. Invece ho molto piacere nel ricordare qui chi inconsapevolmente mi ha lasciato qualcosa di prezioso che mi ha arricchito professionalmente. Tra queste persone ricordo di sicuro Gaudenzio Capelli per avermi regalato tanti anni fa una dedica speciale che vado sempre a rileggere quando sono in crisi e mi dà la carica; Massimo Marconi, che sempre tanti anni fa mi insegnato il mestiere facendomi ridere un sacco, per aver accettato di collaborare con il “mio” Topolino e per me è importante sapere che lui c’è; Alessandro Belloni per la sua visione del mondo editoriale e per avermi “obbligato” a pensare sempre in grande, considerando Topolino un vero settimanale da competizione e insieme a lui anche Giovanna Quattro, responsabile della comunicazione del Topo ai tempi di Disney, perché mi buttava nella mischia dicendo: “Ricordati che tu sei IL direttore di Topolino!”, un grande antidoto contro la sindrome di Cenerentola! Tra i colleghi giornalisti con cui mi sono incrociata mando un abbraccio gigante a Vincenzo Mollica, una persona rara, che ho potuto conoscere proprio grazie a Topolino, di cui è un grande fan. Non posso dimenticare la mia compagna di viaggio più stretta di questi 10 anni, Emanuela Peja, il cuore marketing del Topo che, come dice mia mamma quando ho dei momenti di sconforto e mi sfogo con lei: “Per fortuna che c’è la Manu con te!”. E poi, naturalmente, tutti i componenti della redazione e tutti gli autori perché non finiscono mai di stupirmi ed è un onore lavorare con persone come loro.

MM: Qualcuno decide di cambiare la sede del tuo ufficio, devi andare a vivere in un’altra città e hai due alternative tra cui scegliere, Topolinia o Paperopoli: dove vai e perché?

Valentina De Poli: Se fosse per continuare a lavorare sceglierei di certo la Topolinia downtown della serie Topolinia 20802, praticamente è come stare un po’ a Manhattan o San Francisco, il sogno di tutti i giornalisti. Ma per viverci? Non ho dubbio: il Cucuzzolo del Misantropo, con Paperopoli a un tiro di schioppo e un vicino di casa che non sa che cosa è una mail, figuriamoci Facebook. E a cui potrei andare a chiedere in prestito delle rape per il minestrone…