afNews 19 Luglio 2023 12:04

Annecy 2023. i cortometraggi in concorso, recensioni e curiosità. Prima parte.

Come ogni anno il Festival d’animazione di Annecy ha proposto un fitto programma di cortometraggi d’eccezionale qualità provenienti da tutto il mondo (meno la Russia, purtroppo). Per rendere giustizia a queste gemme, anche quest’anno afNews posterà una serie di articoli dove verranno esaminati tutti i cinque programmi proposti, uniti alle informazioni che gli autori stessi (o i produttori) hanno dato durante le interviste della P’tit dejun du court, importante momento quest’anno reso più complicato dal cambio di luogo. Passato dall’ampio bar del Bonlieu a un bar normale, quindi piuttosto piccolo per contenere la folla che è solita assistere all’evento.

Il primo cortometraggi a essere discusso è stato il francese La Grande Arche” realizzato a disegni animati da Camille Authouart. Il cortometraggio è un viaggio nel celebre quartiere parigino de La Dèfense seguendo i frequentatori abituali della piazza dove si trova l’arco, raccontando l’impatto che questo monumento ha avuto sul quartiere e su chi abitava lì fin dagli anni cinquanta. Sulla gente solo di passaggio e su un senzatetto che ci viveva.

Per mesi l’autrice è andata nella piazza disegnando e prendendo note di ciò che accadeva. Quando ha rivisto i disegni fatti ha notato che molti di questi avevano come soggetto un uomo che viva nella piazza. Da qui le venne l’idea di raccontare la storia dell’arco e del suo architetto (che a seguito di gelosie, delusioni e giochi di potere abbandonò il progetto dell’arco e non volle nemmeno firmarlo come sua opera) usando l’uomo che dormiva nella piazza come metafora per riflettere la tragedia dell’artista.

L’autrice dice che l’arco de La Dèfense è stato l’ultimo esempio di Architettura anonima realizzata durante il governo Mitterand ed è diventato il simbolo del periodo. La storia della burrascosa collaborazione dell’architetto con l’amministrazione dell’epoca è molto nota in Francia e ci sono giudizi contrastanti su chi avesse ragione. Ma tolto questo, il suo è un film che vuole invitare a stare attenti ai particolari.

Rispondendo a domande tecniche racconta che questa è la sua prima animazione non Stop Motion e quando doveva spiegare il film ai suoi collaboratori, non aveva idea di come fare. Lo storyboard è stato fatto con i post-it e inizialmente disegnava a pastello su carta nera. Ma avendo trovato il risultato troppo contrastato è passata ai fogli bianchi, per poi cercare (insieme ai collaboratori) di trovare un modo per segnare la differenza tra giorno e notte lasciando il disegno chiaro. Voleva che il film avesse un lato documentaristico ma raccontasse una storia.

Le musiche sono originali e realizzate da un compositore franco-libanese che l’autrice ama e sa dare la melancolia giusta che corrisponde al protagonista ed è essenziale al film. Parlando della produzione, racconta che è stata la prima volta che ha avuto dei finanziamenti così fluidi e veloci. Realizzare i complessi riflessi sui verti dei grattacieli è stato il suo interesse fin dall’inizio e i colori accesi dei paesaggi contrastano con il nero della gente anonima. Chi scrive lo considera un buon esempio di documentario poetico su un luogo raccontato attraverso i suoi frequentatori.

Il secondo cortometraggio di cui si è parlato è stato “Swette like a lemon” cortometraggio dipinto su carta di Jenny Jokela per la Finlandia. Non è la prima volta che l’autrice è in concorso a Annecy. Il suo corto di diploma vinse in Crystal della categoria nel 2018 e il suo primo corto da professionista venne selezionato due anni dopo. Questo cortometraggio è la continuazione del precedente e racconta di una complicata relazione di coppia tra la protagonista e un tizio, non esattamente amabile. Come i precedenti questo è un film terapia, fatto dall’autrice per sentirsi meglio.

Durante l’intervista l’autrice ha raccontato di avere difficoltà nel realizzare un film che segua una storia e per risolvere il problema ha chiesto a un’amica di scriverne una. Lei non ha realizzato la storia scritta dall’amica, ma l’ha usata come referenza per avere una struttura. Studiandone la composizione per poi realizzare il suo.

Iniziò a lavorare al corto nel 2019 realizzando tanti dipinti giganti per capire dove stesse andando. Ogni cosa nel corto ha un valore simbolico, anche la scelta dei colori è stata fatta con cura, tenendo conto del significato degli stessi e evitando l’uso del nero. L’ispirazione per i dipinti è venuta da vari artisti, dalla Stop Motion surreale e l’influenza del surrealismo è davvero evidente nel cortometraggio. Una delle cosa che l’autrice ha ritenuto importanti da specificare è che la storia del corto è basata su un ricordo e che lei tenta di dipingere le emozioni che queste memorie provocano.

Alcuni dei disegni utilizzati erano stati fatti per il suo precedente film, scartati e poi ripresi e animati in questo.

Parlando di come si è svolta la produzione, racconta di averlo realizzato durante la pandemia in camera, una cosa molto tranquilla. È una grande fan di “Twin Peaks” e la piace come lì vengano utilizzati i sogni, ma quello che lei segue quando realizza i suoi corti è il simbolismo nell’arte. Fa grandi ricerche su come poter simboleggiare un sentimento, anche se alla fine non tutti i risultati ottenuti vengono da una decisione conscia. Chi scrive pensa che il cortometraggio sia un fantastico viaggio all’interno della mente di qualcuno e con molti aspetti negativi, legati alla depressione, che da poche speranze, ma ha molti colori accesi.

Fusion Studio TIFF File

Il terzo cortometraggio di cui si è discusso è stato “Dog Appartment” cortometraggio estone in stop motion di Priit Tender. Che non era presente, ma per lui rispondeva la sua produttrice. Il corto è tratto da una poesia di dieci righe scritta da un famoso poeta estone, ma il cortometraggio è stato basato di più sull’idea dietro al poema che sullo stesso. La storia mostra la vita di un uomo che vive in una vecchia casa isolata a forma di cane, che lui deve continuamente placare col cibo per evitare che abbai facendo tremare tutto. Per vivere l’uomo si esibisce come ballerino davanti alle mucche, conciliando loro la produzione di latte. Viaggia su una vecchia macchina da fattoria in fattoria, tra paesaggi desolati. In tutto questo è mostrato che da giovane l’uomo era un ballerino noto e danzava nei teatri più importanti.

La produttrice ha raccontato che il suo lavoro consiste nel sostenere e dare più libertà possibile agli autori, di solito funziona. La casa dove vive il protagonista non è lussuosa, è una casa pesante e un po’ triste in stile unione sovietica, mentre la musica viene dall’estero e porta qualcosa di leggero in una situazione altrimenti insostenibile. Infatti la parte più difficile è stata la scelta della musica, come prenderne i diritti e come adattarla al corto.

Racconta che Priit sa esattamente cosa vuole e sa spiegarlo agli animatori. Il cortometraggio ha ricevuto una grande accoglienza e sta avendo successo in vari festival vincendo molti premi. Ma alla domanda su quale pensa che sia il motivo di questo successo, lei rispondere che non ne ha idea e che li ha stupiti. Probabilmente è l’effetto della rappresentazione dell’era sovietica, che ha avuto un impatto su tutti loro. Il corto colpisce tutti, ma le vecchie generazioni e le nuove hanno reazioni molto diverse.

Il corto si basa sui sogni che collassano. Ma il protagonista riesce a continuare a vivere il suo sogno, anche se in un suo assurdo modo.

Parlando delle soluzioni tecniche per realizzare la casa-cane e animarla si sono affidati all’esperienza dello studio d’animazione, che ha sessant’anni, e racconta di come siano stati in grado di costruire il set per essere il più manipolabile possibile. Alcuni effetti sono stati ottenuti al computer, ma hanno cercato di realizzare sul set più cose possibile. Anche i movimenti sussultori della camera e il fango nella strada.

La sala del bar scoppia in una risata quando uno dei presenti fa una domanda sull’aspetto del protagonista chiamandolo Serge Gainsbourg. La produttrice assicura che il personaggio è stato fatto da Priit prendendo a modello se stesso. Ma è innegabile la somiglianza tra il pupazzo e il noto cantautore francese dall’aria sempre un po’ disgustata. Tanto innegabile che, magari, non si tratta affatto di un caso. Di certo uno dei cortometraggi più memorabili del gruppo.

Quarto cortometraggio di cui si è parlato è stato “Nun or never”. Realizzato a disegni animati da Heta Jäälinoja per la Finlandia. Racconta di un convento di suore isolato nella campagna, ma un giorno, appare un uomo che vive tra i prati. Una delle suore inizia a essere turbata, a pensare a lui e ad avere fantasie, cosa farà?

È il primo cortometraggio che l’autrice realizza da professionista dopo essersi diplomata nel 2015. L’idea le è venuta dopo aver fatto una battuta sul diventare suora. L’immagine la divertì e iniziò a svilupparla in un corto e nel ‘19 iniziò a disegnare. L’anno dopo aveva lasciato perdere, ma nel ‘21 ha fatto una residenza d’artista decidendo di sviluppare questo corto. A questa è seguita un’altra residenza, dove ha proceduto con la realizzazione. Anche se con molti dubbi sulla storia, queste residenze l’hanno aiutata molto. Soprattutto l’ha aiutata discutere con gli altri artisti sul cortometraggio, sentire le loro opinioni è stato fondamentale. In particolare ricorda il supporto datole in Danimarca da Martina Scarpelli e un altro amico.

Inizialmente la storia era sull’uomo misterioso, poi è passata a essere sulle emozioni. C’è anche molto humor perché ha preso ispirazione dalla sua vita, anche dalle parti di cui non va fiera. L’autrice ha studiata all’accademia d’arte estone (ECA). Che grazie alle sue collaborazioni con le accademie del mondo le ha permesso di studiare all’estero (soprattutto in Italia) e questo l’ha influenzata molto.

La sua idea era realizzare il corto lasciando lo stile dei personaggi il più semplice possibile, non ci sono quasi fondali e la linea di contorno evita i particolari. È arrivata a questo stile rielaborando dei seri studi anatomici e trovando un modo per renderli in una forma semplice. Rispetto alle opere che ha fatto prima ha cambiato la palette di colori rendendola più varia. L’uso di più colori è dovuto al fatto che le suore di solito sono monocromatiche, ma lei non voleva che lo fossero e ha cercato un modo di cambiare le cose. I colori acquerellati che ha usato e il risultato ottenuto le piacciono molto. Dice che, tolte le pause iniziali, produrre il corto le ha richiesto dieci/undici mesi ed è stato fantastico. La musica è stata realizzata da un compositore a cui aveva chiesto di fare qualcosa di personale e non di adattarsi al suo stile. Il cortometraggio ha vinto il Crystal della giuria. Meritatamente perché lo stile non solo è bello e originale e le tinte acquerellate sono piacevoli. La storia è davvero interessante e divertente anche nella sua parte triste. Mostra la scoperta di un mondo di differenze inaspettate in un luogo che dovrebbe impedire ogni forma di individualismo.

Chiude la colazione “Christopher at sea” cortometraggio inglese realizzato da Tom CJ Brown che mischia animazione 2D a disegni animati a ambienti in CGI, resi simili al 2D. Il corto racconta del viaggio di Christoper verso gli Stati Uniti compiuto come unico passeggero civile a bordo di una nave cargo. Durante il viaggio il protagonista inizia a provare attrazione per uno dei marinai e viene ricambiato da questo. Ma questi sentimenti per lui sono nuovi, non sa cosa fare e la tensione emotiva sale sempre di più.

Il cortometraggio si fa notare per il realismo nella descrizione degli ambienti della nave cargo, specialmente della sala motori. Come il protagonista anche l’autore ha fatto un viaggio di ventuno giorni su quel tipo di nave, che adesso considera come la sua residenza d’artista. Racconta che ha passato il tempo scattando foto, scrivendo e disegnando la gente che lavorava nella nave, persone che ha inserito in questo corto.

La storia è completamente inventata, anche perché nel suo viaggio il personale della nave parlava francese e lui non li capiva. Alla fine del corto Christopher non fa il coming out e il film ha un finale aperto, che non fa capire se durante la tempesta sia morto o no.

Ha lavorato al film per più di cinque anni prima di iniziare la produzione nel ‘20, aiutato da persone brave e ascoltando musica. La colonna sonora del cortometraggio è stata composta da uno dei musicisti per cui ha realizzato videoclip, che ha realizzato una musica che fosse “aggressivamente gay”. Racconta di essere stato molto ispirato da Visconti nell’uso dei colori e voleva che le fantasie di Christopher uscissero fuori selvagge. Lo stile che ha usato è illustrativo e per trovarlo ha visto molti cortometraggi. È stata la prima volta che ha lavorato da solo e non con un co-autore. Parlando del lato tecnico racconta che il mare è stato fatto in CGI e poi ripreso a mano disegnandoci sopra in più livelli per non farlo notare. Chi scrive ha trovato il cortometraggio bello e con uno stile interessante, ma poco corto nei suoi 20 minuti fitti di narrazione. La storia potrebbe essere ampliata per un lungometraggio.

Questi erano i corti commentati dagli autori presenti alla colazione, ma nel primo programma erano presenti ancora due cortometraggi. Il primo era “Catisfaction” cortometraggio portoghese in CGI di Andre Almeida, che raccontava del rapporto tra un ragazzo e il suo gatto negli anni, partendo da come questo gli appaia in visione mentre fa delle acrobazie nel parco a come continui a apparire quando le fa in strada sulla sua lambretta. Un cortometraggio strano, forse involontariamente comico che nasce dalla sfida dell’autore nel realizzare un corto dove avrebbe usato il più a lungo possibile il model di un personaggio 3D nella posizione base in piedi facendo una storia in cui questo avesse un senso. Una sfida vinta, visto che la storia riesce a giustificare quel suo stare in piedi rigidamente trasformandolo in un grande segno di libertà. Lo si può vedere qui .

L’ultimo cortometraggio del programma era Last Order”. Cortometraggio della corea del sud in CGI realizzato da Hangjin Jo sulla consegna di una pizza fatta da un fattorino costretto a lavorare anche se l’indirizzo era lontano e fosse ormai notte fonda. Scoprirà che la consegna è da fare in un vecchio palazzo disabitato dai vivi, ma ancora occupato da chi ci è morto. È una storia di fantasmi che cercano conforto e che spaventa e commuove nei punti giusti. La qualità dell’animazione è ottima, ma a vederlo sembra più il pilota per una serie sulle avventure del fattorino che un corto da festival.

Questi erano i cortometraggi del primo gruppo di Annecy 2023. Un programma niente male che comprendeva uno dei vincitori dei crystal. Un ottimo programma, ma non il migliore dei cinque.


Scopri di più da afNews

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli via e-mail.

Questo articolo è stato inserito da:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *