20 Agosto 2022 13:00

Annecy 2022, Cortometraggi in concorso parte 4.

Quarto articolo dedicato ai cortometraggi in concorso al festival di Annecy 2022. Durante la colazione dei corti di venerdì 17 giugno gli autori hanno raccontato cosa c’è dietro le loro storie.

La mattina è iniziata parlando del corto Backflip” di Nikita Diakur per la Germania. Un cortometraggio realizzato usando un avatar dell’autore, che si muoveva in un ambiente ricreato partendo dai luoghi dove l’autore vive e realizzato con l’aiuto di un programma AI.

Il corto mostra i tentativi di far imparare all’avatar come fare il salto mortale all’indietro usando il programma di AI in grado di imparare dai suoi errori. Le simulazioni avvengono al parco e nell’appartamento dell’autore. La rigidità dei movimenti, i disastri combinati all’ambiente circostante durante i tentativi e le posizioni innaturali assunte dal corpo appaiono così assurdi da essere irresistibilmente comici.

L’autore racconta che il corto è stato realizzato durante due residenze animate, una a Viborg, dove ha iniziato a studiare il programma, e un’altra in Messico. L’idea iniziale era mettere in scena una sfida tra lui e il suo Avatar per vedere chi avrebbe imparato prima a fare il salto mortale, ma a un certo punto ha deciso di smettere di provare di persona e ha concentrato tutto sull’avatar. I tentativi d’apprendimento fatti dal suo doppio vengono sentiti molto dal pubblico, che si diverte. Ma la commedia del corto nasconde la paura che ha nel fare il salto mortale, quindi per lui ha anche un valore terapeutico. Rispetto ai suoi corti precedenti in questo è riuscito a diminuire il suo maniacale controllo su ogni aspetto delle scene lasciando spazio al programma. La cosa è positiva, visto che ciò che gli interessava di più era proprio mostrare il processo d’apprendimento del programma.

Il secondo cortometraggio presentato è stato Beware of Trains” di Emma Calder per l’Inghilterra. Un cortometraggio realizzato mischiando 2D e altre tecniche.

La storia racconta di una donna che vive una vita normale e felice con un lavoro e una famiglia. Ma un giorno inizia a salire sui treni senza bisogno di andare da nessuna parte, vede un uomo sul treno e inizia a esserne ossessionata e a seguirlo. Inizia a andare da uno psicologo, ma sente sempre di più il rischio di perdere se stessa e tutto quello che ha dietro a un’ossessione feroce e quasi omicida.

L’autrice racconta quanto sia stata lunga e travagliata la realizzazione di questo corto. Tutto iniziòcon un sogno fatto nel 1998 in cui era un’assassina. Il ricordo del sogno era così forte che decise di farlo diventare un corto. Iniziò a lavorarci, ma non c’erano ne fondi ne tempo. Lo mise da parte e lo riprese nel 2012, ma solo nel 2019 ha iniziato a cercare collaboratori e riscrivere la storia, migliorandola e aggiungendo la terapia. Ha usato varie tecniche perché è un modo per aumentare la velocità del lavoro e perché non si sente soddisfatta usando l’animazione tradizionale. Il titolo del film ha un doppio senso, non invita semplicemente a stare attenti ai treni veri, ma anche a quelli immateriali, il treno dei pensieri che travolge e che diventa ossessione.

Il terzo cortometraggio è stato Anxious Body” di Yoriko Mizushiri per il Giappone, realizzato a disegni animati.

Il cortometraggio mostra una serie di piccoli movimenti e azioni compiuti da qualcuno molto lentamente, movimenti di oggetti, di linee e forme geometriche. Il disegno è semplice e l’atmosfera davvero rilassante e intensa allo stesso tempo.

Come già avvenuto in precedenza a presentarli non c’era l’autrice ma il produttore Nobuaki Doi della Miyu Distribution. Sempre collegandosi al discorso fatto per il corto “Bird in the Peninsula” (in concorso nella prima selezione di corti) e sui finanziamenti che lo stato giapponese da ai giovani artisti racconta che l’autrice aveva avuto una mostra al museo d’arte contemporanea, lui le ha proposto se volesse realizzare un cortometraggio e lei ha accettato. Avendo realizzato dei corti da proiettare durante le sue esposizioni lei aveva già esperienze con l’animazione, ma questo suo ultimo corto ha una durata maggiore. Anche per questo l’autrice ha sentito il bisogno di metterci la musica, cosa a cui non aveva mai pensato prima. Sono riusciti a collaborare con un musicista giapponese molto apprezzato inserendo la musica fin dall’inizio della lavorazione.

All’autrice non interessava raccontare una storia, quello che le premeva era descrivere dei movimenti che riuscissero a coinvolgere emotivamente gli spettatori, il produttore si dice sicuro che sia riuscita a realizzare questa connessione emotiva.

In Giappone il film è stato proiettato durante le mostre dell’artista in un piccolo spazio dove potevano entrare solo tre spettatori per volta. Anche in questo caso il cortometraggio ha ricevuto finanziamenti francesi. Il produttore racconta che trovare finanziamenti per cortometraggi in Giappone è davvero complicata, ma negli ultimi dieci anni sono iniziati a comparire anche lì produttori di cortometraggi e spera che la situazione cambi in meglio nel futuro.

Il quarto cortometraggio discusso è stato La Passante” di Hannah Letaïf per il Belgio, realizzato a disegni animati e con inserti dal vero.

La storia è ambientata in una megalopoli talmente fitta di palazzi che quasi non si vede il cielo, una donna cade al una finestra e si ritrova a vagare da sola con il corpo tutto storto a causa della caduta. Proseguendo il suo cammino l’ambiente inizia a cambiare, gli spazi si aprono, si entra nella natura, ma spoglia e desolata, oppure piena di colori. Camminando il suo corpo si rimette in sesto e il suo umore migliora. Tutto potrebbe essere un sogno, o un incubo.

Un cortometraggio enigmatico che da forti emozioni. L’autrice dice che il suo film ha molti livelli di lettura e non è stato costruito seguendo una logica, ma per suggerire sensazioni. La storia è stata in cambiamento costante durante tutta la lavorazione del corto ed è un viaggio verso la libertà in cui il personaggio attraversa vari stadi prima di trovarla.

Racconta quanto per lei sia molto importante rappresentare il tempo e il movimento, perché sono l’essenza dell’animazione e il suo personaggio rappresenta entrambe le cose.

L’autrice ha cercato un’attrice che avesse un aspetto atipico dai tratti rigidi e un volto androgino, lo scopo era che rappresentasse l’umanità. Voleva che tutti potessero identificarcisi. La protagonista è come una moderna Alice, non bambina ma adulta. Animare disegnando l’aspetto dell’attrice in modo realistico è stata una sfida, ma era necessario e lei cercava quella sfida.

Il quinto cortometraggio di cui si è parlato è stato The Invention of Less” di Noah Emi per la Svizzera realizzato a disegni animati.

La storia è ambientata in un prossimo futuro e viene racconta da una orsa polare che, in seguito allo scioglimento del polo, si trasferisce in Svizzera e inizia a lavorare nel trasporto di persone (unico modo di muoversi in un futuro pieno di automobili). Un settore dove lavorano molti altri animali provenienti da altri ecosistemi ormai distrutti. Grazie al suo spirito d’osservazione riesce a capire come funziona la società dei consumi e avvia un’impresa che recupera e ripropone tecnologia buttata ma ancora funzionante. Un affare illegale, ma che gli permette di vivere bene e migliorare la vita di tutti gli altri, sia umani che animali.

La semplicità sembra essere la chiave di questo corto. L’autore lo ha realizzato senza fondi, in un mese e durante la pandemia lavorandoci intensamente per proporlo a un festival, che venne poi rimandato. Fin dall’inizio aveva deciso che dovesse parlare di un tema importante su cui richiamare attenzione e ha scelto ambiente e consumismo, due temi che gli sono sempre stati cari. Lo stile minimalista e molto chiare del corto serve a poter dire il messaggio a tutti e il più direttamente possibile. È felice del risultato e di aver potuto lavorare a un corto su dei temi per lui importanti.

Il sesto cortometraggio è stato Deux sœurs” di Anna Budanova per la Francia, realizzato a disegni animati.

La storia è ambienta in un epoca ancestrale e racconta di due sorelle che vivono sole in una valle ai margini della foresta condividendo tutto e ballando insieme. Un giorno una delle due entra nella foresta e incontra un uomo, dopo l’iniziale paura nasce una forte passione che si tramuta in danza. La ragazza decide di tenere nascosto il fatto alla sorella. Il rapporto tra le due inizia a deteriorarsi, nascono gelosie, il segreto viene scoperto e iniziano i divieti e gli inganni fino a un’esplosione di violenza distruttiva. Il tutto seguendo una musica ritmata trascinante rappresentata graficamente con uno stile artistico sporco, primitivo, diretto, meraviglioso e forte.

L’autrice racconta di aver realizzato il corto insieme al suo scenarista. Il corto è una storia minimalista tra tre personaggi, un triangolo che distrugge la relazione tra le sorelle che si divideranno per sempre. È una storia che ha sentito molto sia perché è basata su una persona che conosceva, sia perché ha fatto molte ricerche artistiche per realizzarlo. L’aspetto importantissimo della danza e dei movimenti del corto è ispirato alla danza Butoh, un tipo di danza giapponese che scoprì vedendo uno spettacolo dal vivo e che la colpì molto ispirandola a realizzare questo cortometraggio (anche se nel corto si mischiano danza Butoh e africana). Per realizzare il corto ha fatto tutta l’animazione disegnandola in digitale, poi l’ha trasposta su carta, l’ha inchiostrata, l’ha dipinta e infine scansionata. Una fatiche che è valsa la pena.

Settimo e ultimo cortometraggio discusso nella colazione è stato Drone” di Sean Buckelew per gli Stati Uniti, realizzato a disegni animati con inserti in CGI.

La storia racconta di un nuovo tipo di drone a uso militare che viene sviluppato per colpire obbiettivi senza uccidere umani, per farlo è stato dotato di un nuovo tipo di Intelligenza Artificiale in grado di decidere quando colpire.

La presentazione del nuovo drone è fatta in conferenza stampa e in diretta streaming, con la responsabile al progetto in sala a cercare di guidare l’impacciato politico che ha firmato l’avvio del progetto. Dopo la dimostrazione del bombardamento il drone scambia un mucchio di rovine per un cormo umano, si convince di aver ucciso un innocente e inizia a volare per conto suo riflettendo sulla sua colpa, impossibile da manovrare e da fare atterrare. L’intero volo e il flusso dei pensieri filosofici del drone vengono seguiti in diretta su un canale You Tube che il governo non osa sospendere perché diventa subito seguitissimo, mentre la responsabile al progetto viene scaricata dal politico e ostracizzata da tutti. Il drone continua il suo volo nel cielo diventando un simbolo; per alcuni molto scomodo, per altri da sfruttare.

Un cortometraggio che nei suoi quindici minuti condensa una trama da fare invidia a molti film e animato con disegni animati dal tratto realistico.

L’autore ammette di aver realizzato l’ennesimo cortometraggio sull’uso dei social nella società. Racconta di aver avuto l’idea leggendo un articolo sul Guardian dove una fabbrica di droni sosteneva che i droni non sono capiti, la cosa lo fece riflettere.

Quando iniziò pensava di stare facendo un film di fantascienza, ma facendo ricerche sull’argomento trovò molti articoli su droni che scompaiono durante i test e diventano un problema per i costruttori. Quindi si accorse, con suo grande stupore, di stare realizzando un cortometraggio di fiction.

Lui ha realizzato tutta l’animazione, ma il drone è stato realizzato in CGI dallo studio Blender, con cui ha collaborato e di cui si dice entusiasta per la loro abilità. Il suo corto è stato ispirato da Frankenstein e dal film “I lost my Body” e l’elemento religioso/esistenziale che lo pervade è fondamentale per l’intera storia.

Racconta che realizzare cortometraggi animati negli USA è quasi impossibile e che per farlo devi andare per forza a New York. Questo è stato il suo film più ambizioso e realizzarlo gli ha fatto venire voglia di fare un lungometraggio. Chi scrive spera sinceramente che possa farcela perché questo era davvero intenso.

Dopo quest’ultima intervista la colazione dei corti era finita. Dopo tante grandi confidenze e rivelazioni ancora una volta capaci di aprire una finestra sul mondo dove nascono le idee e si realizza l’arte.

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