Tintin nei Classici del Fumetto di Repubblica

Tintin nei Classici del Fumetto di Repubblica
breve storia di una edizione speciale
Gianfranco Goria, venerdì 8 agosto 2003

[Trasferimento in corso da: http://www.afnews.info/afnews.net/tintin/speciale/]

Repubblica Tintin Goria 2003 - afnews

In coda a questo articolo troverete i nostri testi introduttivi originali prima dell’ “intervento belga”. Di che si tratta? Del fatto che gli articoli introduttivi da noi scritti per il volume edito da Panini e Repubblica, non sono stati pubblicati nella loro forma originale, ma hanno dovuto passare per le inevitabili forche caudine del “controllo” da parte dei titolari del diritto d’autore sulla serie Tintin.  Le modificazioni (o correzioni, a seconda dei casi e dei punti di vista) del testo che ne sono seguite evidenziano forse un intento specifico? Si tratta di un caso di violazione del diritto di critica o no? Valutatelo voi stessi confrontandole con il testo stampato: la principale riguarda la questione legata al periodo del collaborazionismo nazista in Belgio e all’intervento del partigiano (e poi editore di Tintin) Leblanc; l’altro taglio con relativa modifica è servito, comprensibilmente, a dare più spazio alla Moulinsart (l’editrice che fa capo all’erede di Hergé e al suo attuale marito). Così facendo però è stato cancellato ogni possibile riferimento a siti diversi da quello istituzionale (avevamo intenzionalmente indicato il nostro piccolo sito www.afnews.net/tintin, perché da lì è possibile raggiungere anche tutti gli altri, compresi quelli che sono stati oggetto, negli anni e anche recentemente, di interventi, da taluni definiti censori, da parte di Moulinsart). E’ stato anche cancellato il riferimento bibliografico alla fondamentale biografia di Hergé scritta dal super esperto Benoit Peeters, ma non siamo in grado di dire se ciò sia dovuto a un atteggiamento censorio nei suoi confronti (magari a motivo delle critiche più volte pubblicamente esposte da Peeters nei confronti della attuale gestione dei diritti d’autore su Tintin da parte degli eredi), o ad altra motivazione…

Qui abbiamo quindi messo in evidenza le parti che sono state “cambiate”. Con un’evidenza minore abbiamo indicato i tagli tecnici (effettuati dalla redazione per motivi di spazio ecc.). Non abbiamo invece evidenziato i normali interventi di sistemazione del pezzo fatti dai colleghi della redazione.

Già che ci siamo notiamo che siamo ancora distanti da una vera edizione filologica in italiano, come invece la serie e l’autore meriterebbero ormai da tempo. Citiamo quindi qui, una ad una, le correzioni del bloopers originali che non troverete, ahimè, né nella versione venduta in francese, né nell’edizione italiana della Lizard (in quanto, sotanzialmente, “fedele a quella francese”, anche se ciò non completamente: in alcuni casi, ad esempio, la traduzione riportata dalla Lizard aveva già corretto alcune discrepanze interne). Ovviamente incorreggibili sono i bloopers grafici, dei quali però non parleremo: magari ci saranno altre occasioni e sarà decisamente divertente. Qui ne citiamo solo uno per incuriosirvi: a pagina 58 dell’albo cartonato Tintin in Tibet (pagina 200 del volume Panini/Repubblica) si vede l’aereo che poi precipiterà con l’indicazione Air India. E’ rimasta per errore: in effetti la compagnia di bandiera indiana aveva protestato per essere stata associata a una catastrofe aerea e Hergé aveva sostituito il nome della compagnia con una immaginaria (Sari Airways)… tranne che in questa piccola vignetta!
Ecco allora qui di seguito i bloopers legati al testo:

Dupond e Dupont
il secondo ha i baffi a punta (come una T)
mentre il primo li ha arrotondati (come una D)

Obiettivo Luna, pag 24 (edizione cartonata Lizard) vignetta 7: Dupond (lo si vede dai baffi che lo caratterizzano) si rivolge a Dupont, quindi il testo è sbagliato (lo abbiamo corretto nell’Edizione Panini/Repubblica, pagina 38, dove DuponD si rivolge correttamente a DuponT).
Sempre su questo tema della confusione tra DuponD e DuponT, noto che l’edizione Lizard aveva corretto l’attribuzione del nome a pagina 18 (vignetta 7) di Uomini sulla Luna, mentre il mio intervento di correzione rispetto all’edizione francese ha portato a rinnovare l’errore nell’edizione Panini/Repubblica (pagina 96) e me ne scuso.
L’edizione italiana Lizard a pagina 47 (vignetta 4 e collegate nel corso del volume), per motivi a noi ignoti, ha una versione completamente modificata rispetto all’originale francese, nelle cui edizioni precedenti si accenna, sia pure con un errore (Muskar IV invece di XII) al re Muskar e all’avventura in Syldavia. Noi abbiamo ripristinato la citazione (pagina 125), fondamentale per chi segue la serie nel suo insieme.
Altri piccoli errori nei nomi dei personaggi erano già stati corretti nella traduzione usata dall’edizione Lizard, rispetto a quella francese, ancora un po’ pasticciata almeno nelle  versioni nella nostra libreria.
E per finire, limitandoci alla questione D/T, a pagina 58 (vignetta 11) dell’edizione Lizard, DuponT si rivolge a DuponD chiamandolo DuponT (come nell’edizione francese): abbiamo segnalato l’errore , ma evidentemente la correzione è sfuggita in redazione e l’errore è rimasto anche nella versione Panini/Repubblica (pagina 264)…
(Se possibile, tempo permettendo, inseriremo qui le vignette per poter avere il raffronto visivo)

Ci sarebbe molto altro. Ci limitiamo a rendervi disponibili in linea i testi che abbiamo inviato alla redazione con la nostra proposta di traduzione, in modo che possiate, se la cosa vi diverte, confrontarla con il risultato finale: a volte è stata accettata la nostra proposta e a volte no, com’è assolutamente normale in questo tipo di lavoro di squadra. Ecco qui le proposte di nuova traduzione di Gianfranco Goria per: Obiettivo Luna, Uomini sulla Luna, Tintin in Tibet, I Gioielli della Castafiore. Va considerato che avevamo tutti pochissimo tempo a disposizione, per motivi editoriali, per cui questa non va certo considerata come l’edizione “definitiva” dal punto di vista filologico, ma solo un primo appassionato tentativo, in attesa che un rinnovato interesse per la serie spinga i lettori a chiedere all’editore qualcosa di più (un albo commentato e completamente revisionato, ad esempio). Opera per la quale ci rendiamo fin d’ora pienamente disponibili, è ovvio!

E ora invece procediamo con l’esposizione del testo originale degli articoli di nostra competenza nel volume Panini/Repubblica, così come li abbiamo spediti alla redazione, con la quale abbiamo lavorato in piena libertà e con estremo piacere:

Testi Introduttivi originali di Gianfranco Goria

 

Le Storie

Queste avventure (edite in Italia da Lizard) si sono meritate almeno un saggio ciascuna, ma qui ci dobbiamo limitare a brevi note. Obiettivo Luna e Uomini sulla Luna, oltre a richiamare alla mente i romanzi di Jules Verne (Dalla Terra alla Luna e Intorno alla Luna, semisconosciuti a Hergé, ma ben noti ai suoi principali collaboratori), traggono ispirazione scientifica (e grafica) dal razzo V2 tedesco di Von Braun e dai progetti di esplorazione spaziale degli anni cinquanta, che Hergé porta in forma narrativa con la consueta meticolosa cura del dettaglio, dal carro lunare, all’interno del razzo. Uscita sul settimanale Tintin a partire dal 30 marzo 1950, la saga lunare precede sulla carta persino il lancio del sovietico Sputnik, il primo satellite artificiale.

 

Tintin in Tibet è, in un certo senso, la vetta dell’opera letteraria di Hergé, con il colore bianco come protagonista. La documentazione è sempre accurata (per quanto applicata qua e là con un po’ di libertà), ma è il sentimento dell’amicizia a prevalere su tutto e a superare anche l’avventura pura. Chang è stato davvero un amico fondamentale per Hergé. Gli aprì, in gioventù (si conobbero nel 1934), nuovi orizzonti artistici e umani che segnarono una svolta decisiva nella sua arte fumettistica. La storia li separò (Chang dovette tornare in Cina, non potendone più uscire) e Hergé si trovò a richiamarlo, almeno letterariamente, con questo episodio delle avventure di Tintin. Fu proprio grazie al successo internazionale di questa avventura che, con grandi difficoltà, l’ormai anziano Chang ottenne, nel 1981, il permesso per tornare in Belgio a ritrovare il vecchio amico dopo 46 anni. Il fatto ebbe un clamoroso riscontro mediatico in Belgio, dove Tintin e il suo amico cinese facevano parte dell’immaginario collettivo: il finale di Tintin in Tibet rivisse in qualche modo nella realtà.

 

I Gioielli della Castafiore si stacca ancor più decisamente dallo schema avventuroso fino ad allora seguito dall’Autore. L’azione si svolge in un ambiente tranquillo e per niente esotico (il castello di Moulinsart, residenza del capitano Haddock) che di solito rappresentava solo la partenza dei nostri eroi e il punto designato al riposo del guerriero dopo le fatiche dell’avventura. Eppure il ritmo narrativo viene mantenuto, giocando su un registro più leggero e umoristico. I personaggi della serie, ormai arcinoti al pubblico, esprimono al massimo le loro caratteristiche e danno al lettore l’emozione di vivere al loro fianco, nella normale quotidianità.

 

Immagini suggerite per Le Storie:

– il razzo lunare

– una foto di Chang oppure la scena in cui Tintin grida Chang!

Se non le manda l’editore, ve le scansiono io, ok?

gg

 

Il mondo di Hergé

Geroges Remi, in arte Hergé (1907-1983), è uno degli autori fondamentali nella storia del fumetto. Arrivò quasi per caso a questo linguaggio poco considerato in quegli anni lontani, affascinato da autori come George McManus (di cui apprezzava il tratto pulito ed efficace di Arcibaldo e Petronilla) e da un altro linguaggio nuovo, il cinema. Le sue prime storie, ancora ingenue, hanno didascalie del tipo “United Rovers présente: un grand film comique”. Cinema su carta, insomma, e del cinema metabolizza il ritmo, la scelta delle inquadrature, una regia dinamica. Giovanissimo, entra nella professione grazie all’abate Wallez, che vede in lui un ragazzo dotato, che sa coinvolgere i più giovani col suo segno. E’ quindi sulle pagine del Petit Vingtième, supplemento del quotidiano cattolico Le Vingtième Siècle, che parte la grande avventura di Tintin e del suo autore.

 

All’inizio è fortemente guidato da Wallez, che attraverso Tintin vuole portare un messaggio ai bambini, ma appena possibile Hergé comincia a dare la propria impostazione alla serie e a spiccare il volo. Più della metà degli albi li realizza prima della fine della seconda guerra mondiale e questa presenza nell’ambiente della destra cattolica e la collaborazione col quotidiano Le Soir nel periodo in cui era sotto il controllo diretto degli invasori nazisti, costarono a Hergé, dopo la guerra, il periodo peggiore della sua vita. Venne accusato di collaborazionismo, nonostante avesse solo pubblicato avventure a fumetti, a rischio di galera (forse della vita) se in suo aiuto non fosse arrivato Leblanc, il partigiano che fondò il settimanale Tintin e testimoniò a suo favore.

 

Dotato di grande creatività, periodicamente martoriato dalla depressione, sommerso dal lavoro, Hergé, che già nel periodo bellico era ricorso al sostegno di amici per continuare Tintin a ritmo serrato, nel dopoguerra raccoglie attorno a sé un gruppo di eccezionali autori (ciascuno dei quali sarà poi famoso per proprie serie) e fonda gli Studios Hergé. Edgar Pierre Jacobs (il creatore di Blake et Mortimer), Bob de Moor (Barelli), Jacques Martin (Alix, Lefranc), Roger Leloup (Yoko Tsuno), sono alcuni dei grandi del fumetto francofono che hanno lavorato con lui, portando Tintin al successo mondiale. Le esigenze di produzione lo allontanano dallo stile un po’ naif delle prime avventure, costringendolo a ridisegnarle per le successive edizioni in albo, adeguandole al nuovo stile grafico (ormai consolidato nella cosiddetta linea chiara), anche per l’influenza dei suoi collaboratori e della necessità di una lavorazione d’equipe, nella quale però sceneggiature e disegni principali sono sempre restati di sua esclusiva competenza. Tanto da convincerlo che, dopo di lui, nessuno avrebbe dovuto continuare la serie, perché, diceva, “Tintin sono io”. Così, nonostante il successo inossidabile e la capacità tecnica dei suoi collaboratori, alla morte di Hergé Tintin non ha più avuto un seguito, pur continuando a vendere ininterrottamente le ristampe delle sue avventure che, ormai, sono un classico.

 

Georges Remi è stato un uomo dalla personalità complessa e sofferta, due matrimoni e nessun figlio, periodi di insofferenza totale nei confronti dei suoi stessi personaggi. Senza volerlo è diventato un riferimento assoluto per la “bande dessinée” e la sua opera è nell’immaginario collettivo tanto da essere citata negli ambiti più diversi. Spielberg è uno dei tanti registi che confessano di esserne stati ispirati e ora vuole portare sullo schermo il generoso reporter Tintin. Con tutti i suoi problemi e i suoi lati oscuri, Hergé ha lasciato un segno indelebile. Come spesso succede, il personaggio è un po’ il suo autore e un po’ ne è diverso, quasi una trasposizione in meglio, una sorta di aspirazione del suo creatore. In questo senso, come afferma Peeters nell’ultima biografia del papà di Tintin, Hergé è “figlio di Tintin”.

 

Il personaggio ha contribuito con la sua stessa esistenza a modificare il carattere del proprio autore, facendolo lentamente uscire dalla frenesia iniziale, dal tormento dei periodi oscuri, fino alla luminosità delle nevi himalayane, a un nuovo periodo di serenità e di saggezza.

 

Non ho parlato della situazione storica di Tintin  in Italia, della linea chiara e altro, perché immagino ne parli Luca nell’introduzione.

Immagini per Il Mondo di Hergé

– foto di Hergé

– foto di gruppo degli autori degli studi

– magari una bella matita (ne ho diverse niente male)

– magari un’altra bella matita…

Se non le manda l’editore, ve le scansiono io, ok?

Gg

Appunti di viaggio

Tintin ha un enorme seguito mondiale e ci sono molti siti, in ogni lingua, a partire da quello “ufficiale” (www.tintin.com), che propone, in francese, oltre alle consuete rubriche e alla possibilità di acquisti online, un notiziario per ragazzi su argomenti di attualità, commentati utilizzando la sua iconografia. In italiano potete trovare www.fumetti.org/tintin con copertine, card speciali, il collegamento a tutte le notizie su Tintin e Hergé diffuse dall’agenzia afNews, una lista di saggi e link per appassionati dove reperire chicche, rarità, parodie e omaggi.

Gli studi su Hergé sono una moltitudine. E’ probabilmente uno degli autori più analizzati e commentati in assoluto. Qui possiamo citarne solo qualcuno. La biografia “Hergé, fils de Tintin” (Flammarion) curata dal grande esperto (e fumettista) belga Benoît Peeters, offre un ritratto completo, affettuoso e al tempo stesso impietoso, di un uomo che, senza rendersene conto, ha cambiato la visione del fumetto come narrazione. Una sorta di bibbia della serie Tintin è il volume “Dossier Tintin: sources, versions, thèmes, structures” (Jacques Antoine) di Frederic Soumois, fondamentale per il collezionista. Molto bello da vedersi, stracolmo di illustrazioni, “Le Monde d’Hergé” (Casterman), sempre di Peeters. Decisamente sontuosa (per formato e ricchezza di materiali iconografici) la preziosa serie “Hergé, chronologie d’une oeuvre” (Editions Moulinsart) curata da Philippe Goddin; in grandi volumi cartonati, suddivisi cronologicamente, raccoglie una mostruosa quantità di documenti su Hergé.

 

L’editrice Moulinsart è emanazione della Fondation Hergé e pubblica diversi saggi critici di noti studiosi del fumetto come il francese Pierre Fresnault-Deruelle, oltre a volumi rivolti ai bambini, per imparare a disegnare nello stile di Hergé, la cosiddetta “linea chiara”. Una piccola chicca è il volumetto “Le Haddock illustré” (Casterman), nel quale Albert Algoud ha raccolto, in forma di dizionario con tanto di spiegazioni etimologiche, tutti i caratteristici e fantasiosi improperi del capitano Haddock. (questa ultima variazione invece è dovuta alla giusta necessità di fare spazio all’indicazione delle edizioni italiane; si noterà tuttavia che si specifica come l’edizione italiana sia “fedele all’edizione originale francese”, mentre contiene una serie di errori vari peculiari dell’edizione italiana e alcuni bloopers che in effetti sono, purtroppo, presenti anche nella consueta edizione in francese in quanto mai corretti.)

 

Immagini suggerite per Appunti di Viaggio:

– Copertina di Le Haddock Illustré

– Copertina di le Monde d’Hergé (oppure a scelta la cover di uno dei tre volumi già usciti di Hergé chronologie…).

Se non le manda l’editore, ve le scansiono io, ok?

gg