16 Agosto 2021 10:28

Yaya e Lennie – The walking Liberty. Impressioni sul film visto alla prima mondiale durante la 74° edizione del Locarno Film Festival.

Il 12 agosto durante la 74° edizione del Locarno Film Festival è stato proiettato in prima visione mondiale il film d’animazione “Yaya e Lennie The walking Liberty”. Terzo lungometraggio animato realizzato dallo studio italiano Mad Entertainment e secondo lungometraggio dell’ autore e regista Alessadro Rak.

Il film ha avuto l’onore di esser tra la rosa di quelli proiettati durante il momento più importante di una giornata del festival. La proiezione all’aperto fatta nella piazza grande.

A introdurre il film è stato in direttore artistico del festival Giona A. Nazzaro, che racconta come abbia avuto casualmente la possibilità di vedere la prima parte del film quando questo era ancora in lavorazione. L’impressione avuta fu talmente forte che subito decise che il festival di Locarno doveva proiettare questo film in Piazza Grande.

Da allora si misero a seguire il progetto e si vergogna un po’ nel dire che possono essere stati un fastidio per lo studio, che ha dovuto finire il film in tempo per il festival. Ma aveva capito che sarebbe stato un film davvero molto bello.

Parlando con Alessandro Rak lo sommerge di complimenti dicendogli che si è superato, che l’idea è veramente originale e lo studio ha raggiunto nuove vette artistiche. Alessandro Rak non perde occasione per dire quanto il risultato sia frutto di un gioco di squadra, ricorda chi non è potuto venire alla prima e saluta tutta la squadra che ha lavorato al film ed è seduta lì. Per vedere meritatamente il loro lavoro proiettato tra un pubblico di appassionati.

Luciano Stella, che dello studio Mad è il fondatore, ma anche il filosofo e il punto di riferimento spirituale, rincara la dose sull’importanza che ha lo spirito di gruppo nella realizzazione dei film. Questo è il loro terzo lungometraggio e non sarebbe potuto essere fatto senza l’esistenza di una comunità unita che lavora insieme e lavora bene.

Tutto si chiude con un elogio a Napoli, che con la sua poesia e spirito ispira tutti loro a andare avanti e realizzare.

Si spengono le luci e il film inizia. Non è qualcosa che si vede in giro, non è facile da raccontare e descrivere. È un insieme di sensazioni intense.

La storia è ambientata in un futuro lontano dove il mondo, a seguito di una catastrofe, è tornato ricoperto dalla vegetazione e segue Yaya e Lennie nel loro vagare in ciò che un tempo era la città di Napoli. Sono giovani e sono chiaramente insieme da una vita.

Lennie è un gigante dalla mente semplice e poca memoria, Yaya è un po’ il capo del due, si preoccupa che possano continuare a vivere e ha un forte senso della giustizia. La jungla è piena di pericoli. Animali selvatici e soprattutto soldati. Perché disgraziatamente gli umani che hanno deciso di rimettere insieme la civiltà hanno scelto di farlo nel modo più violento possibile e costringendo gli altri sopravvissuti a collaborare con la forza alla ricostruzione di una tetra città nera dove tutto è regolato con la massima efficienza e la minima umanità.

Le giornate di Yaya e Lennie trascorrono nel continuo tentativo di trovare un posto dove poter stare in pace senza pericoli. in questo vagare tornano ricordi del loro passato insieme. Incontrano gruppi di soldati convinti di agire nel bene facendo tanto male. Gruppi di combattenti rivoluzionari bizzarri e dal cuore d’oro, villaggi di umani pieni di calore che li accolgono e li sostengono. Vivono seguendo le parole che Yaya sente dire dalla voce della zia defunta e lasciando le scelte al lancio di una moneta d’argento su cui c’è l’immagine della libertà, l’unica strada che seguono.

A rendere più dura la storia c’è il dubbio che forse gli altri hanno ragione. Situazioni difficili che non lasciano mai un attimo di pace e la povera Yaya sente sempre di più il peso della difficoltà e di dover pensare continuamente a Lennie, il grosso scimmione forzuto e smemorato che la segue e la ama più di una sorella ma non sa spiegarsi.

La storia arriva al suo massimo quando i due sono costretti a separarsi. Allora il contrasto tra chi resta nella natura e chi è nella città diventa enorme. I colori che rendono la jungla un luogo meraviglioso scompaiono in una città nera, piena di fumo e di sporcizia.

L’incontro con abitanti della città, genuinamente convinti di essere nel giusto, che tentano di spiegare a Yaya quanto quello che fanno sia per il bene di tutti da spunti per un discorso per capire se il progresso senza freno sia davvero una cosa giusta o solamente un male.

Tutto il film prosegue rimbalzando tra i personaggi coinvolti e mettendoli davanti a situazioni in cui devono decidere se rivalutare o no il loro giudizio sugli altri e le loro idee più profonde.

Come in ogni film della Mad la musica ha un’importanza eccezionale e accompagna i due durante tutto il viaggio. Tra le scene più memorabili c’è un sogno dove Lennie rielabora tutti gli incontri e i ricordi trasformandoli in qualcosa di fantastico, che mostra il suo animo buono e il suo desiderio di essere felice con Yaya in un mondo meraviglioso e privo di pericoli, popolato da animali belli fantastici. La mitica terra della musica che vorrebbe tanto raggiungere.

L’importanza di essere liberi ha dei rappresentanti eccezionali. L’armata rivoluzionaria della jungla e il suo capo, un personaggio fantastico che parla mischiando italiano e spagnolo, che appare indossando una maschera di pulcinella e mescola atteggiamenti comicamente teatrali a una sincera convinzione di quanto sia importante opporsi ai soprusi e combattere contro l’oppressione. Un meraviglioso simbolo di una Napoli poetica e libera che mette in ridicolo i potenti e le autorità e aiuta chi ha bisogno perché è giusto farlo. Si collega a questo una citazione a quello che con pochi dubbi è il più importante discorso sulla libertà nella storia del cinema. Quello fatto da Charlie Chaplin nel finale de “Il grande dittatore”, che compare proiettato tra le rovine per ricordare agli abitanti di una terra diversa che la difesa della libertà è una priorità innegabile che vale in ogni epoca e situazione.

Il finale mette le lacrime agli occhi.

Belli e poetici i titoli di coda disegnati da Francesco Filippini insieme a Denise Tedesco e Valentina Galluccio e che mostrano l’infanzia di Yaya e Lennie in una natura meravigliosa e insieme alla zia, visto che già il finale non era abbastanza commovente di suo.

Un film enorme che segna un ulteriore passo avanti tecnico dello studio, che già ci ha mostrato meraviglie. L’uso di Blender nell’unire CGI a fondali pittorici ha superato la già grande raffinatezza de “La gatta Cenerentola” e incanta lo spettatore. La ricerca di libertà non si limita solo alla storia, ma si manifesta anche in una splendida serie di movimenti camera che seguono i personaggi avvolgendoli e girandogli attorno. Un punto di vista mobile, ma non confuso, che aiuta a meglio apprezzare la storia. Una storia dove l’importanza data al decidere cosa fare lanciando una moneta mi ha ricordato la pratica usata per la consultazione de I CHING e mi ha fatto chiedere se per la scrittura della trama Alessandro Rak abbia chiesto l’aiuto dell’antico e saggio libro cinese che sempre risponde e consiglia.

La gioia nel vedere un film d’animazione così, che sia possibile realizzare storie così è immensa.

Spero che l’anteprima nazionale possa essere il più presto possibile e che il film esca al cinema e venga accolto da un pubblico assetato di libertà che se ne disseti.