2 Giugno 2021 14:32

Addio a Marcell Jankovics, artista dell’animazione ungherese.

Sabato 29 maggio si è spento all’età di 79 anni Marcell Jankovics. Regista di cinema d’animazione, illustratore e storico dell’arte ungherese.

Entrato nel monde dell’animazione negli anni ’60 aveva vissuto in prima persona gli anni della crescita e affermazione internazionale della sezione animazione dello studio cinematografico nazionale magiaro Pannonia Film, contribuendo non poco al suo successo.

Autore di diversi cortometraggi animati caratterizzati da uno stile essenziale, ruvido ma altamente in grado di rendere le emozioni dei suoi personaggi, aveva esordito nella produzione per l’animazione televisiva legando il suo nome alla fama di alcune delle serie animate più famose tra quelle prodotte in Ungheria tra gli anni sessanta e ottanta.

Diresse molti episodi della serie “Gusztav”, realizzata dagli amici Jòszef Népp e Jòszef Romhànyi e collaborò con loro alla sceneggiature e regia della serie “A Mészga csalad” (La famiglia Mezil, soprattutto la seconda stagione), entrambe a suo tempo trasmesse anche in Italia.

Artista da sempre legato al mondo dei classici della letteratura ungherese nel 1973 aveva diretto Jànos vitéz” (Gianni il prode), primo lungometraggio animato prodotto in Ungheria. Con uno stile ispirato alla grafica psichedelica  del leggendario lungometraggio inglese “Yellow Submarine” e una favolosa versione animata del poema omonimo scritto dal maggiore dei poeti ungheresi dell’ottocento Sàndor Petòfi. Un film musical che pur essendo un’opera prima possiede una genialità e magia innegabile ed è piacevolissimo da guardare.

Nel 1981 uscì il suo secondo lungometraggio animato, lo splendido, titanico e pluripremiato “Fehèrlòfia” (Il figlio della cavalla bianca). Storia ispirata a una fiaba popolare ungherese e realizzato in uno stile che ispirato dichiaratamente all’arte del folklore magiaro. Il film non solo gli valse riconoscimenti internazionali, ma gli diede la possibilità di realizzare una sua serie animata intitolata “Magyar népmesék“ (Fiabe popolari ungheresi) in cui venivano raccontate fiabe popolari utilizzando uno stile artistico ispirato al folklore magiaro, che spesso variava a seconda delle regioni di cui erano originarie le fiabe narrate.

Questa serie riscosse un enorme successo, tanto da venire ripresa nel 2007 dopo quasi vent’anni dalla fine, con nuove fiabe e nuovi registi.

Sempre negli anni ’80 si colloco l’inizio del suo lungometraggio animato più ambizioso e complesso. “Az ember tragèdiàja” (La tragedia dell’uomo), Tratto dal testo teatrale scritto da Imre Madach nell’ottocento considerato l’opera più importante della drammaturgia ungherese. Un film d’animazione composto da 13 atti realizzati usando 11 stili differenti. Nell’intenzione dell’autore, ogni atto sarebbe dovuto venir realizzato separatamente e trasmesso con cadenza annuale fino al completamento della storia.

Ma ma dopo il primo segmento, finito nel 1988, ogni sviluppo venne interrotto a causa dell’uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia, che tra le altre cose portò alla chiusura dello studio cinematografico nazionale Pannonia Film.

Questa crisi investì l’animazione magiara, che senza studi e finanziamenti statali non sapeva come andare avanti. Un lungo periodo di declino durante il quale Marcell Jankovics cercò di reperire fondi per continuare il suo film e si dedicò a altre attività al di fuori dell’animazione.

Realizzò fumetti per l’estero, illustrazioni per romanzi e si dedicò con passione allo studio dell’arte medievale diventando un esperto del suo simbolismo. Sul soggetto dell’arte medievale scrisse diversi libri, analizzando l’arte medievale ungherese e la sua connessione con il resto del mondo. Studiando e ricostruendo la storia di monumenti, chiese e castelli storici magiari all’interno e all’esterno dell’Ungheria.

Quando alla fine degli anni ’90 l’animazione ungherese aveva lentamente ricominciato a riprendersi, grazie a nuove leggi a sostegno e all’apertura di vari, piccoli studi d’animazione. La lavorazione di “Az ember tragédiàja” venne ripresa e continuò per tutto il decennio successivo.

il film venne finalmente concluso e montato insieme. Fu presentato al mondo il 27 novembre del 2011 durante il festival ungaro, austriaco Anilogue,  in una serata memorabile in cui dopo la visione del film, il pubblico entusiasta tributò una standing ovation all’autore e ai suoi collaboratori che durò diversi minuti.

All’epoca Marcell Jankovics era già andato in pensione e i suoi interessi sembravano essersi concentrati sull’illustrazione e la storia dell’arte. Ma quello non sarebbe stato l’ultimo suo film d’animazione. Un altro classico della letteratura ungherese lo aveva già da tempo attirato; il “Toldi”. Un poema epico cavalleresco ottocentesco scritto dal poeta Jànos Arany che raccontava la vita e le imprese di Toldi, un leggendario cavaliere ungherese vissuto durante il medioevo. Dotato di forza erculea, un po’ spaccone ma profondamente leale e eroico. In questa storia c’era tutto ciò che Jankovics amava, sia per simbolismo medievale che per tipo di spirito umoristico.

Nel 2010 era uscita un’edizione del poema arricchita dalle sue illustrazioni che aveva avuto un grande successo. le tavole originali vennero esposte in una mostra a Budapest (e probabilmente in altre città del paese) attirando pubblico e già nel 2015 chi, come chi scrive, chiedeva informazioni al festival di Annecy nel padiglione ungherese del MIFA su cosa stesse facendo il regista si sentiva rispondere, con la tipica naturalezza che hanno gli ungheresi nel dire le grandi cose come se quasi non fossero importanti, che Marcell Jankovics stava lavorando al “Toldi”.

Adesso Marcell Jankovics ci ha lasciati.

Chi scrive, sente di dovergli molto.

Non sono mai riuscito a capire perché questo regista sembrasse ignorato. Come mai un film certamente lungo e complicato, ma immenso come “La tragedia dell’uomo” non fosse stato mai rilasciato fuori dall’Ungheria se non che in pochi festival. non sono in grado di sapere a che punto fosse arrivata la lavorazione del “Toldi”. Se sia stato finito, se mancasse poco o tanto. Ancora una volta la cultura Ungherese sembra chiusa e impenetrabile, gelosa del fare sapere agli altri popoli le meraviglie che racchiude nella sua lingua ostica e melodiosa.

Di certo c’è che il mio sogno di vedere Marcell Jankovics presentare il suo nuovo film durante il festival di Annecy non potrà avverarsi. Resta la consolazione di aver iniziato a vederne la sua riscoperta all’estero due anni fa. Quando durante il festival di Annecy 2019 vennero proiettati i suoi primi due lungometraggi. Lungometraggi che anno entrambi ricevuto restauri e nuove edizioni in patria.

Possiamo solo sperare che l’immensa eredità lasciata da Marcell Jankovics possa germogliare in nuovi autori, come è successo con Tomm Moore, da anni suo grande fan.

Che la volontà di raccontare fiabe, usando uno stile popolare, raffinato e magico, non finisca mai.