“Hello World”, tra romance e fantascienza

FumoDiChina: Naomi Katagaki è uno studente delle superiori con la passione per i libri. Siamo a Kyoto nell’anno 2027 e un giorno il ragazzo riceve la visita di un uomo che afferma di essere il suo alter ego dal futuro, giunto lì per scongiurare un terribile incidente che capiterà alla campagna di classe e futura fidanzata Ruri Ichigyō. Il Naomi adulto però non ha raccontato proprio tutta la verità…Hello World di Tomohiko Itō rientra nella folta schiera di film animati giapponesi che, arrivando da noi direttamente in Home Video o in limitata distribuzione di pochi giorni in sala, perdono un po’ della loro magia. Tutto l’aspetto promozionale che trascina l’uscita di una pellicola in Giappone è infatti un mondo a parte fatto di eventi, panel con gli attori e lo staff, sontuosa campagna pubblicitaria (quando butta bene) e media mix accuratamente studiati a tavolino che si tramutano in manga e light novel. A questo va aggiunta l’ampia copertura mediatica che non si riduce – come invece qui da noi – al banale copia-incolla dei comunicati stampa. A partire dal mese di settembre, le principali riviste di settore, e una moltitudine di magazine online, avevano coperto l’uscita del film con interviste ai doppiatori e al regista, a sua volta coinvolto in un dialogo-confronto con il collega e “rivale” di quella stagione stagione cinematografica Tatsuyuki Nagai, regista di Her Blue Sky.Si tratta di una dimensione promozionale che consente di mettere meglio a fuoco un film spingendolo a diventare un successo (Hello World in 4 giorni di programmazione è stato visto da oltre 150 mila spettatori), e di capire le dinamiche di quel cinema in Giappone, ormai non più fermo al solo nome di Miyazaki. Un cinema sul quale proprio le interviste apparse su Newtype – tipo il direttore della CG Kazumasa Yokokawa chiamato a presentare le innovazioni di Hello World – aiutano a chiarire per esempio quanto la tecnica sia diventata parte integrante nella narrazione di un film. E non solo un mero strumento. Da questo punto di vista, il film di Tomohiko Itō è un’opera visibilmente in movimento: torna indietro nel tempo per ragioni di copione, ma in realtà guarda avanti quasi con lo stessa ansia profetica di un Ghost in the Shell. L’avvenente look tecnologico della pellicola mette in mostra una società umana assoggettata all’informatizzazione e alle intelligenze artificiali. Chi ha realizzato il film d’altro canto appartiene a una generazione di artisti in grado di assediare con notevole intuito il mare magnum di informazioni che quotidianamente ci piovono addosso e di trasformarle in convincente materia spettacolare, dai tratti a dir poco inquietanti.Il progetto di Hello World è stato avviato nel 2016, l’anno dell’exploit clamoroso di Makoto Shinkai al botteghino con Your Name., e tale successo ha in qualche misura influenzato l’andamento della storia di Naomi e Ruri. Il possente tema adolescenziale e l’immancabile traino romantico sono diventati oggetto di riflessioni per Tomohiko Itō e il suo staff, soprattutto quando ci si è trovati a bilanciare l’apporto fantascientifico: non solo assecondando le indicazioni dello script ma anche tutto ciò che visivamente gli andava costruito attorno. Avere Itō alla regia si è rivelata una scelta azzeccata. Nell’industria degli anime l’uomo è considerato uno dei talenti pronti a traghettare la nuova generazione di registi di animazione al cinema: lo abbiamo conosciuto assistente alla regia in La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars e ne abbiamo seguito l’ascesa mentre portava al trionfo il film Sword Art Online The Movie: Ordinal Scale (2017) grazie ai due miliardi e mezzo di yen guadagnati al box office.Attori e doppiatori si sono presentati alle audizioni interagendo con i personaggi pur con esigua dote di informazioni a loro disposizione. Alcuni, vedi i protagonisti Takumi Kitamura (Naomi) e Minami Hamabe (Ruri), avevano già lavorato insieme nel film Voglio mangiare il tuo pancreas. La sceneggiatura è stata affidata a Mado Nozaki, scrittore noto ai fan di manga e anime che qui è stato particolarmente curioso circa le dinamiche e i contrasti tra i personaggi, ma attento pure anche allo sfondo del film: la città di Kyoto nel film riproduce infatti siti storici e luoghi celebri come il santuario Fushimi Inari Taisha o il ponte Asagiri, meta cool di pellegrinaggio dei fan, o ancora il Kamogawa Delta, un lembo triangolare di terra dove il fiume Kamogawa collega il fiume Takano al fiume Kamo, e dove Hello World prende ufficialmente il via con la sua storia fantascientifica non appena il drone piomba sulla testa di Naomi. Dietro le quinte, Graphinica, società specializzata in 3DCG, si è occupata della parte più affascinante della pellicola mescolando animazione tradizionale al digitale. Due le edizioni proposte in Blu-ray da Anime Factory: la Limited Edition che abbiamo visionato, e l’immancabile Ultralimited Edition con gadget (set di cartoline) e un booklet di cento pagine ricco di bozzetti, illustrazioni e approfondimenti sul film. — Mario A. Rumor …
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