Tra sogno e realtà, il cammino di emancipazione della “Rosa” di Bombay: un’analisi di Maria Elena Gutierrez sul film di Gitanjali Rao

C’è una tesi sostenuta da diversi filosofi per cui le donne penserebbero attraverso i loro corpi.

La cineasta Gitanjali Rao esplora questa e altre idee nel suo debutto nel lungometraggio animato, dal titolo “Bombay Rose”, che racconta la storia dell’amore proibito tra la giovane danzatrice Kamal e Salim, orfano di etnia Kashmir, ambientata tra le rutilanti vie della città di Bombay.

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La potenza dello sguardo femminile è evidente nella struttura del film, ed è questa che permette a Rao di rappresentare le meccaniche del mondo da una prospettiva sensuale e femminista. Per esempio, quando Salim sta facendo il bagno, o danza, siamo consapevoli di stare guardandolo attraverso gli occhi di Kamala. Rao gioca costantemente con i punti di vista, in particolare quando racconta la sua storia dalla prospettiva di una rosa – che a sua volta costituisce una rappresentazione tematica della stessa protagonista.

“Bombay Rose” non offre soltanto molteplici punti di vista, ma anche una complessa visione della realtà stessa attraverso l’utilizzo ibrido di differenti stili visivi. Inoltre, opera una sorta di frammentazione del tempo stesso, spostandoci dalla realtà lineare del mondo quotidiano verso uno spazio onirico – un flusso di coscienza, potremmo dire. Tutto può succedere in questo reame governato dal mito. Il rovescio della medaglia – e punto critico del film – è che questo è anche l’unico luogo in cui Kamala e Salim possono esprimere liberamente il loro amore reciproco.

Attraverso la sua ricca resa immaginifica, la pellicola di Rao ci ricorda quanto la realtà possa essere vibrante e complessa, in particolare in una città com Bombay, con i suoi mercati saturi di colori intensi. “Bombay’s Rose” esplora la pluralità semantica della società indiana. In superficie, il film mostra come le donne siano state tradizionalmente considerate alla stregua di mere transazioni commerciali tra uomini – la stessa Kamala è stata in pratica “venduta” per un matrimonio combinato. Quando scaviamo più a fondo, tuttavia, ci rendiamo conto che Kamala, Tara e Miss D’Souza – tre generazioni di donne intraprendenti, forti e ricche di fantasia – sono i personaggi che effettivamente portano avanti la storia di Bombay Rose. Autentiche donne indiane dotate di libero arbitrio e, soprattutto, di una voce.

Rao aggiunge un ulteriore strato di ricchezza attraverso l’utilizzo attento ed efficace della musica, raggiungendo vertici memorabili quando la trama culmina in una morte tragica e sacrificale, che viene accompagnata dalla straziante canzone messicana “Cucurrucucú paloma” – personalmente, un brano capace di sciogliermi in lacrime anche nei momenti migliori.

Bombay Rose” si occupa anzitutto di persone che vivono in condizione di estrema povertà. Tuttavia, nell’affrontare questo argomento, Gitanjali Rao rifiuta di adottare una posizione nichilista, a differenza di molti altri suoi colleghi registi. Ne “I figli della violenza” (Los Olvidados, 1950) di Luis Buñuel, ad esempio, così come in molto cinema neorealista, non esiste redenzione possibile, solo un destino tragico e inevitabile. La povertà porta con sé fragilità: è parte integrante dell’essere poveri, una dimensione tragica a cui non puoi sfuggire. Ma, anche se “Bombay Rose” mette in scena personaggi non abbienti provenienti dalle parti più povere della città, questo film alla fine offre una meravigliosa catarsi – un momento di autentica rinascita.

Le immagini conclusive mostrano infatti una Kamala emancipata che avanza verso di noi: potente, bellissima e assertiva.

Scrisse l’autore brasiliano Jorge Amado: “La tristezza è una pianta endemica nel giardino dei poveri”.

E la tristezza è onnipresente in “Bombay Rose”, ma la più grande forza del film è che, anche di fronte alla morte, essa esiste per celebrare la vita.

“Bombay Rose” ha esordito su Netflix l’8 marzo 2021, in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

(Testo di Maria Elena Gutierrez, traduzione autorizzata di Eric Rittatore: originale in inglese disponibile QUI.)

La dott.ssa Maria Elena Gutierrez è CEO e direttrice esecutiva di VIEW Conference, il principale simposio annuale italiano sui media e le tecnologie digitali. VIEW Conference si impegna ad amplificare la voce delle donne in prima linea nei settori Animazione, effetti visivi (VFX) e videogames. Per maggiori informazioni sul programma e le iniziative di VIEW 2021, visitate il sito ufficiale: http://viewconference.it

Un’intervista di Maria Elena Gutierrez a Gitanjali Rao (50’ ca):