Annecy 2020. La prima mondiale di Close Enough. La tanto attesa nuova serie di J.G. Quintel.

Durante l’edizione online del festival di Annecy 2020 sono successe un gran numero di cose interessanti: Presentazioni di film, di Work In Progress, progetti, cortometraggi e serie animate.

Una di queste serie animate aveva una particolarità, era attesa dal pubblico da due anni, questa era “Close Enough”, la nuova serie di J.G. Quintel, autore della serie culto Regular Show”, la cui prima stagione è stata postata il nove di questo mese di luglio 2020 sulla piattaforma statunitense HBO.

L’impressione che chi scrive ha avuto di questa serie è stata più che positiva e ha fatto rifiorire le speranze per un’animazione per adulti che sia di qualità sia nella scrittura che nell’animazione e possa osare parlare di argomenti quali la vita di una giovane coppia con figli piccoli che condivide un appartamento con due strambi amici un tempo sposati tra loro.

La famiglia protagonista è composta da Josh, giovane video-game designer dalle idee geniali ma forse troppo originali, personaggio ispirato fisicamente allo stesso J.C. Quintel e doppiato da lui. Josh è un uomo che ama divertirsi e giocare con la figlia e la moglie e alterna il suo lavoro di installatore di televisori a tentativi di creare suoi videogiochi che lo lancino nel settore. Emily, giovane musicista sposata con Josh che tenta di conciliare i sogni con la vita pratica e un lavoro che odia, tentando anche di non scoppiare per lo stress e di proteggere e tenere unita la sua famiglia. Candice bimba di cinque anni figlia di Josh e Emily che va in un asilo prestigioso e si diverte un sacco nelle stramberie quotidiane reagendo a tutto con la naturalezza dei bambini. Alex, migliore amico di Josh e professore in un community college che sogna di essere uno scrittore, ha strane ossessioni matematiche e si trova sempre in mezzo a situazioni al limite del legale. È l’ex marito di Brigitte, artistoide e influencer non proprio di successo che più di tutti gli altri tenta di restare giovane e disponibile a divertimenti continui. Anche se separati i due non hanno problemi a vivere nella stessa casa, Altri personaggi importanti sono Pearle, energica ex poliziotta sempre pronta a tutto e proprietaria della casa dove il gruppo vive. Vive insieme con Randy, il figlio più che trentenne all’apparenza goffo e infantile ma pieno di impensabili talenti e molto protettivo con la madre.

Chi conosce “Regular Show” ha l’impressione di essere tornato in un mondo familiare dove ogni possibile situazione può essere portata all’estremo con effetti comici e grotteschi, ma sempre con la strana sensazione che le reazioni dei personaggi non abbiano nulla di artificiale ma siano completamente reali. Differentemente da quella pero, i personaggi sono tutti umani, scompaiono così animali antropomorfi, oggetti viventi e esseri soprannaturali. La parte assurda dei personaggi è forte ma resta umana e la produzione per un pubblico adulto ha cancellato molti dei limiti che la serie precedente doveva aggirare o rendere con metafore aumentando in questo modo la forza delle storie, ma con un gusto che evita la battuta volgare a raffica per concede spazio alla situazione equivoca e a gustose scene dai doppi sensi sessuali. Dando come risultato una strana combinazione scoppiettante di demenziale e realistico come non si trova in nessun’altra serie e che lascia intuire una scrittura solida degli episodi fatta da professionisti geniali.

Le storie vertono sulle dinamiche familiari di personaggi in un periodo della vita in cui hanno già superato i loro trent’anni, ma ancora devono finire di pagare il loro debito scolastico, hanno difficoltà a affermarsi nel lavoro, cercano l’occupazione perfetta o non sanno ancora cosa vogliono fare nella vita.

Il tentativo di offrire ai figli il meglio nonostante non si abbia tanto, l’amicizia e l’accettazione dell’essere cresciuti, ma non troppo, sono gli ingredienti di questa serie. Dove i protagonisti non vivono la migliore vita possibile, ma sentono che, in qualche modo, la loro vada abbastanza bene.

Guardare questa serie uscita dopo anni di attesa ma pochi mesi dopo “Midnight Gospel” la nuova , psichedelica e filosofica serie animata di Pendleton Ward, l’autore di “Adventure Time”, da una sensazione di elettrica creatività simile a quella che si sentiva dieci anni fa. In quell’incredibile 2010 pieno di grandi innovazioni che proprio con “Adventire Time e “Regular Show” aprirono le serie animate statunitensi alla grande quarta età dell’oro dell’animazione, che non si è mai davvero fermata, ma ha proseguito nelle sperimentazioni delle serie animate proposte dai canali digitali portando una profondità contenuta nel demenziale o nell’assurdo che ha fatto scuola e ha indubbiamente permesso all’animazione di avere più libertà di parola su temi “alti”.

Chi scrive spera che quest’onda non si fermi mai, ma venga cavalcata da sempre più persone, studi e paesi del mondo.