Annecy WIP 3: con Fei Fei alla scoperta della “principessa splendente” nata dalla matita di da Glen Keane

“Chang’e era la moglie di Hou Yi, l’arciere. Egli uccise 9 dei 10 soli che illuminavano il pianeta. L’imperatore gliene fu grato, e gli regalò una pillola (o un frutto) capace di dare l’immortalità. Houyi aveva però un lavoro e ben altro a cui pensare, quindi nascose la pillola sotto il letto e decise che l’avrebbe presa dopo aver finito di lavorare. Chang’e vide la pillola e, attirata dalla sua fragranza, ne mangiò un pezzo. Allora iniziò a fluttuare verso il cielo, piangendo e chiedendo aiuto, e il marito dalla terra la vide, ma non poté correre in suo aiuto. La ragazza giunse sulla Luna, dove costruì un palazzo. Intanto l’altro pezzo di pillola fu mangiato da Houyi, che si stabilì sul sole e una volta al mese andava a trovare Chang’e:  fu così che la luna da allora, in quei giorni, divenne piena.

Al già ricco programma dei WIP (work-in-progress) offerto dall’edizione on line del Festival di Annecy (contenuti disponibili agli accreditati ancora fino al 30 giugno!) si è aggiunta ieri la graditissima sorpresa della presentazione di “Over the Moon”, lungometraggio animato prodotto da Sony e dallo studio cinese Pearl, e diretto da Sua Maestà Glen Keane, il cui trailer è stato diramato in contemporanea mondiale e che sarà disponibile su Netflix questo autunno.

Keane, autentica leggenda dell’Animazione cinematografica “tradizionale (per Disney ha, letteralmente, dato vita a personaggi indimenticabili quali la “sirenetta” Ariel, la Bestia dell’omonimo film, la ‘pellerossa’ Pocahontas e la principessa Rapunzel, vincitore nel 2018 del premio Oscar per le animazioni del corto “Dear Basketball” tratto dalla lettera con cui l’ex campione NBA Kobe Bryant annunciò il suo addio all’attività agonistica (e che ora, ripensandolo alla luce della sua tragica scomparsa, suona come un vero e proprio congedo, non solo dal campo), fa il suo debutto alla regia all’età di 66 anni, coadiuvato da una altro prestigioso’decorato’, John Kahrs, vincitore nel 2103 della statuetta dell’Academy con il corto “Paperman”.

La trama di “Over the Moon” (sottotitolo italiano: Il fantastico mondo di Lunaria), in linea con il #GirlPower (apparente) che ormai sembra essere diventato la parola d’ordine (e la bussola) dell’industria hollywoodiana (e correlate), vede in campo la giovanissima quanto ingegnosa Fei Fei, ragazzina cinese fermamente convinta che sulla Luna viva, prigioniera e separata per sempre dal suo unico grande amore terrestre, la protagonista della leggenda che le raccontava la madre scomparsa da piccola. Alla notizia che il padre è in
procinto di risposarsi, Fei Fei costruirà un razzo rudimentale e, in compagnia del suo amico coniglio bianco (figura classica del folklore orientale, in Cina è compagno della divinità lunare cui prepara l’elisir di lunga vita col proprio pestello; ma qui forse anche rimando a quello di Alice, simbolo del ‘tempus fugit’) e del suo piccolo quanto vivace futuro ‘fratellastro’, la combattiva ragazza riuscirà infine a raggiungere l’astro celeste dove scoprirà una antica e affascinante civiltà nascosta: Lunaria, appunto.

Il rimando alla stirpe dei ‘celestiali’ seleniti e alla Principessa Kaguya della tradizione giapponese non è certo peregrino, benché il modello pare essere quello di un’antica leggenda tibetana poi adottata in Cina. Sia come sia, la ricetta‘bambina coraggiosa’ + elaborazione del lutto + doti artistico-scientifiche prima negate poi decisive + trama metaforica che sfocia nel fantasy”, già ‘gustata’ nella precedente co-produzione Pearl/DreamworksIl piccolo Yeti’, e nel corto sino-americano “One Small Step‘ (cui occorre dire che questo film somiglia in modo quasi “allarmante”), pare proprio costituire il menu di riferimento per le produzioni animate destinate al grande pubblico.

Nel wip proposto sulla piattaforma on line di Annecy si sono alternati, in un dialogo a distanza, lo stesso Glen Keane, la sua producer Gennie Rim, la produttrice di Pearl Studio Peilin Chou (propose l’idea del film a Keane dopo aver assistito – come noi! – alla sua applaudita masterclass ad Annecy 2017), il co-timoniere John Kahrs, e la bravissima art director/production desigener del film, Celine Desrumaux.

Il team si è anche recato in Cina per studiare scenografie e ambientazioni il più possibile coerenti e adatti al contesto e alla cultura cinese, l’entusiasmo del regista era già alto (“in questa storia ho ritrovato le emozioni di bambino, quando immaginavo di chiudermi in un missile spaziale e partire verso orizzonti siderali”).

La location scelta per il villaggio dove vive la famiglia di Fei Fei si trovava vicino ai corsi d’acqua, e qui la troupe ha sperimentato calore e accoglienza, partecipando anche del rito collettivo della preparazione della cena: queste emozioni sono diventate la linfa vitale del film.

Keane ha sottolineato anche come nè i produttori né Netflix non gli abbiano posto alcuna condizione né limite creativo, permettendogli di realizzare esattamente l’opera che lui e i suoi collaboratori avevano in mente. Fondamentale e decisivo – ha rimarcato più volte – è stato il ruolo della produttrice Gennie Rim (non si ricorda mai abbastanza quanto sia decisivo questo ruolo “dietro le quinte”), la quale ha saputo allestire una squadra coesa e compatta allestendo per essa un ambiente lavorativo ideale; nel giro di cinque mesi sono stati completati lo storyboard integrale e le canzoni del film, e malgrado il distanziamento dovuto al coronavirus la lavorazione non si è mai
fermata.

“Era destino, questo film è inarrestabile.” – ha commentato Keane.

Il film è anche, dichiaratamente e orgogliosamente, un musical (si spera nell’accezione dei migliori classici disneiani, in cui la musica è parte integrante della narrazione, e non delle irritanti cacofonie pop contemporanee in cui le hit e il cantante del momento dominano incontrastati). Il cast vocale vede in campo la giovane attrice emergente Cathy Ang (che interpreta anche il tema principale) nel ruolo della protagonista Fei Fei, Phillipa Soo (Chang’e), Robert G. Chiu (Chin), Ken Jeong (Gobi), John Cho (Papà), Ruthie Ann Miles (Mamma), Margaret Cho (Zia Ling), Kimiko Glenn (Zia Mei), Artt Butler (Zio) e Sandra Oh (Signorina Zhong).

Una delle difficoltà maggiori della lavorazione, emergenza Covid19 a parte, è stata la prematura scomparsa per una grave malattia della sceneggiatrice Audrey Welles, la quale ha voluto dedicare questo suo ultimo lavoro alla sua famiglia, caricando l’opera di un ulteriore, fortissimo significato simbolico ed emozionale.

Basterà, insieme al talento immaginifico di Sua Maestà, per regalarci un capolavoro?

Chi vedrà – come sempre – giudicherà.