INCONTRO AL TALENT GARDEN SUI I LINGUAGGI DELLO STORYTELLING.

Martedì 20 Febbraio a Torino nel Talent Garden posto all’interno della Fondazione Agnelli si è tenuta una conferenza dal titolo “I linguaggi dello storytelling” organizzata da SEIplus.

Ormai da due anni l’associazione SEIplus organizza il MEETplus, un appuntamento bimestrale al Talent Garden che permette a chi vuole fondare un’impresa di proporre la propria idea davanti a un pubblico, cercando altre persone interessate.
Ma durante il MEETplus di Febbraio si è provato, per la prima volta, a organizzare una panel su un tema unico.

 

Dopo aver sentito progetti molto interessanti (tra cui il differenziatore automatico Nando prodotto da ReLearn da installare negli aeroporti per prevenire l’assoluta mancanza del riciclo dei rifiuti nel luogo e della barretta energetica per sportivi a base di cioccolato fondente piemontese di Luca Cretier) si è passati al panel.

Gli ospiti invitati a parlare erano: Daniel Cuello, Fumettista, illustratore e noto fan di Piero Angela. Umberto Morello: co-fondato di Limoon. Fabrizio Cecioni: co-fondatore di Are films e Dario Cicala: co-fondatore di Sartoria Sonora. Conduceva il dibattito Luca Coppolella responsabile comunicazione di SEIplus.

 

I relatori si presentano spiegando cosa fanno: Umberto Morello racconta che Limoon è un’agenzia creativa (ma anche una boyband) formata lo scorso ottobre da ex studenti della Scuola Holden. Il loro compito è capire cosa il committente pensi per poterlo realizzare al meglio, contaminando i vari linguaggi e stili per il migliore risultato. Ma tolto il lavoro, lui scrive. E quando lo fa scrive ciò che vorrebbe leggere lui, non pensando a altri. Per fare questo senza dubbi è necessario avere un “lettore Zero”: una persona di cui ti fidi davvero, a cui sottoporre i tuoi scritti per capire se sono vali e i cui consigli sono preziosi.

 

Dario Cicala presenta Sartoria sonora come un luogo che ha lo scopo di realizzare musiche per ogni necessità nel campo musicale. Colonne sonore, sia per film che per documentari, Jingle pubblicitari e altro ancora.

Fabrizio Cecioni dice che Are films nasce dal suo amore per il cinema e dalla voglia che ha sempre avuto di raccontare storie.

Daniel Cuello non ha bisogno di spiegazione e esulta per cavarsela semplicemente.

Iniziando la discussione sullo storytelling Luca Coppolella chiede ai presenti quale sia stata la prima storia che li ha fatti pensare di voler fare storie anche loro. Ogni risposta è stata interessante.

Dario Cicala ha sempre scritto per raccontare le sue emozioni, a un certo punto è passato a farlo con la musica e si è trovato così bene che non ha più smesso.

Fabrizio Cecioni da bambino amava guardare film col padre ogni giorno, anche più di uno. Da ragazzo si appassionò ai videogame e nel 2002 vide la il film di “Resident Evil”. Gli piacque così tanto che lo vide in sala a ripetizione e si innamorò del cinema, decidendo che nella sua vita avrebbe fatto film.

Umberto Morello, non era un gran ché a scuola, ma la madre era giornalista e gli faceva correggere i propri articoli chiedendogli pareri su quale parole fosse meglio usare. Questo spinse la sua maestra a chiedergli di scrivere delle storie sue e lui finì col lo scrivere una storia con Berlusconi e altri personaggi, che fortunatamente (dice) è andata persa. Da lì iniziò a scrivere storie.

Daniel Cuello disegna fin da bimbo, non ricorda quando ha cominciato. Fare fumetti è sempre stata una parte di lui, poi è diventato lavoro.

I quattro riconoscono ridendo, che l’unica cosa che veramente li accomuna è che tutti loro andavano male a scuola.

Collegandosi al ruolo di presentazione di Start Up che hanno gli incontri MEETplus, Luca coppolella fa notare quanto iniziare una Start Up sia un salto nel vuoto pieno di rischi e dubbi. Esattamente come decidere di vivere affidandosi alla propria abilità nello scrivere.

I quattro hanno spiegato come hanno affrontato gli inizi e come organizzano il loro lavoro.

Umberto Morello si rivela molto metodico. Dice che è difficile capire se quello che fai abbia senso, per questo bisogna scrivere sempre, ogni giorno un raccontino scritto su un foglio. Avere tanti, così che a fine mese tra tutto questo almeno una buona storia sarà saltata fuori. Poi serve il lettore zero a cui farla leggere.

Dario Cicala ha da sempre avuto in mente l’importanza della cultura e del conoscere più cose, anche di ambienti molto diversi. Per questo da ragazzo decise di studiare al Multi Dams, per mettere insieme più cose. L’importante è saper raccontare storie bene.

Fabrizio Cecioni parla della difficoltà del realizzare le cose su commissione. La cosa importante che ha imparato con l’esperienza è che si deve capire cosa può piacere senza imporre una cosa che piace a loro, ma trovando quello che vogliono i committenti. Non è affatto facile, ma capire di doverlo fare li ha fatti crescere.

Luca Coppolella fa notare come nei loro settori lavorativi ci sia molta competizione, tutti pensano di poter fare mestieri artistici e creativi. Chiede se questa abbondanza di concorrenti sia mai stata un problema.

Daniel Cuello confida di essere additato dagli altri fumettisti perché ha iniziato postando fumetti su internet e continua a farlo. Iniziò prima di Facebook passando poi sui Social via via che nascevano. Molti fumettisti guardano male chi ha iniziato su internet, un vero disprezzo che li bolla come “Quelli che ‘vengono da internet” come se fossero meno seri di chi pubblica solo tramite un editore. Eppure anche lui cura la storia e la disegna con la stessa serietà che ha chi non pubblica su web.

Si passa ala domanda successiva: Cosa gli piace e cosa non gli piace in quello che fanno o che vedono?

Fabrizio Cecioni fa notare come sia molto più facile capire cosa non ti piace. Lui le cose brutte non riesce proprio a vederle, così si ispira al bello di arte o natura. Però ammette che ha difficoltà a vedere anche qualcosa di troppo bello. Insomma, bisogna trovare un equilibrio, ed è difficile.

Daniel Cuello, dice di essere sempre stato molto critico, ma è una cosa positiva, visto che il capire cosa non gli piacesse lo ha aiutato a capire cosa gli piacesse.
Pensa che “Un posto al sole” sia emblematico come summa dei vecchi stereotipi narrativi. Una serie utile da vedere ogni tanto per capire cosa non fare e come fare cose nuove, evitando di imitarli. In tutto questo discorso salta fuori la frase “Cercare di uccidere il lettore è fondamentale”, che rende l’idea di come pensa si debbano raccontare le storie.

Umberto Morello racconta il paradosso che bisogna essere competente e personale. Ma l’originalità è necessarriamente qualcosa di personale e chi lavora per altri deve cercare di non essere troppo personale.

Dario Cicala ascolta la musica, quando trova artisti che possano incontrare il suo gusto è felice. Si informa, li vuole conoscere, viene ispirato a fare meglio. Questo gli piace del suo lavoro.

Umberto Morello parla di come sia tragico per lui vedere una pubblicità così scadente da chiedersi “Perché è stata fatta una cosa simile?” facendo esempi che è più sicuro non riportare.

Altra grande domanda fatta da Luca Coppolella riguarda i fallimenti professionali che hanno avuto e come li hanno affrontati. Le risposte sono state molto positive, vedendo il fallimento più come un amico che un ostacolo.

Per Daniel Cuello il fallimento fa parte della costruzione della propria carriera. Se non fallisci non sai dove sbagli. Una cosa che ha capito come autore di fumetti è che agli editori non bisogna portare progetti già finiti perché il loro lavoro è aiutarti a sviluppare la storia. Quindi si deve portare una bozza, così che possano farla crescere insieme a te.

Fabrizio Cecioni risponde che viviamo in un paese dove il fallimento non è mai stato visto come positivo, ma se riesci a capire il tuo errore puoi andare avanti. Il suo peggiore errore è stato una volta che stava sviluppando un progetto senza conoscere nulla di cosa stesse facendo. Alla fine, la situazione gli si è rovesciata addosso. Quindi ha capito quanto sia importante leggere, guardare informarsi e sapere il più possibile.

Per Dario Cicala il suo più il grande fallimento è stato aver paura del fallimento e procrastinare per anni prima di fare musica. Avere pazienza a volte serve, ma spesso è un freno. Serve anche la capacità di gettarsi.

Umberto Morello dice che il gruppo Limoon ama quando i clienti sono felici e fanno i complimenti.

La domanda seguente è come facciano a trovare l’ispirazione. Se c’è qualcosa che li aiuti o no..

Daniel Cuello ascolta le colonne sonore per immaginare le sue storie, decontestualizzandole dal film per cui sono state composte.

Umberto Morello ha paura di dire sempre le stesse cose, perché se ascolti sempre la strada finisci con il ripeterla. Quindi ci vuole la più grande varietà e conoscere più cose da diversi campi. La sua ispirazione è la conoscenza.

Viene domandato che cosa li spinga a raccontare.

Fabrizio Cecioni ribadisce che lui ha sempre voluto raccontare delle storie e aiutare a farlo, creare un contenuto che possa restituire un messaggio positivo per lui è sempre stato un piacere, spiegare che fare il passo è fattibile, trasferire positività per infondere del bene.

Gli viene chiesto se anche con questi loro modi per trovare ispirazione, se un giorno si sentono tristi e devono raccontare la felicità, come fanno? È possibile secondo loro?

Le risposte dicono che è una situazione che capita ed è interessante. In quei periodi non riesci a capire quello che stai facendo perché non provi quell’emozione sul momento. Ma quando veicoli un’emozione stai costruendo qualcosa che ti riguarda solo fino a un certo punto. Conosci comunque come poterla rappresentare anche senza provarla.

Daniel Cuello si ritiene fortunato. Come autore e fumettista lui scrive la storia molti mesi prima di fare le tavole, così riesce a disegnare le vari parti a seconda del suo umore.
Da questa osservazione parte un discorso su come sia diverso lavorare da solo o in gruppo.

Arrivati alla chiusura dell’evento Luca Coppolella propone una sfida per tutti. Umberto Morello racconterà la sua prima volta e gli altri dovranno decidere se vogliano raccontarla tramite i loro modi di espressione.
Ovviamente Umberto racconta la storia nel modo più esilarante possibile facendo ridere tutti in sala. Ma finita la storia Fabrizio gli dice, con rammarico ma fermamente, che lui non la racconterà. Mentre Daniel lascia il dubbio se raccontarla/disegnarla e Dario non sa se potrà metterla in musica.

Finito l’incontro si è svolto un rinfresco vegetariano a base di prodotti biologici davvero gustosi. Tutti hanno gradito.

Questo è stato l’incontro del MEETplus di febbraio. È stato molto interessante e si spera che, in futuro, possano tornare a parlare di creatività e narrazione con lo stesso spirito.