Il “gatto” Simone Massi si congeda da Animavì: la poesia animata volerà ancora a Pergola?

Dopo quattro fortunate edizioni (la prima nel 2016) il disegnatore, animatore e regista Simone Massi lascia il timone di Animavì, il festival dedicato all'”animazione poetica” da lui ideato e promosso nella sua Pergola, ridente località nella provincia di Pesaro e Urbino in cui l’artista è nato e dove tuttora risiede e lavora.

Alla base della decisione, annunciata tramite un lungo messaggio su Facebook – che riportiamo in calce al post – si intuisce esserci una radicale divergenza di vedute con l’attuale gestione organizzativa della manifestazione – in cui sarebbe in atto un “cambiamento” tendente a snaturarne la formula originaria – o quantomeno l’impossibilità di conciliare la propria visione artistica con quella che d’ora in poi guiderà l’allestimento del festival.

In attesa di ulteriori chiarimenti, o di repliche da parte dell’organizzazione di Animavì, da parte nostra inviamo a Massi e ai suoi collaboratori un sincero ringraziamento e la nostra stima per il grande e appassionato lavoro svolto nella valorizzazione dell’Animazione d’autore.

Alla prossima avventura!

Animavì, cambia, diventa altro da come lo avevo pensato, anni fa. E di conseguenza per me si chiude qui. Nessun rimpianto, ho provato a fare quello che potevo per un territorio e per un certo tipo di animazione, entrambi poco conosciuti e poco fortunati. Per il mio lavoro non ho mai chiesto niente in cambio, mi sarei vergognato solo a pensarlo. Mai preso un centesimo, nemmeno mascherato da rimborso spese. Oggi Animavì cambia registro e io prontamente cambio aria, saluto e ringrazio. Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto davvero, senza pensare alla gloria da due soldi del finire sul giornale. Grazie a chi è stato volontario dall’inizio alla fine, senza pensare di venire un giorno a bussare per presentare il conto. Grazie a Luca, che ha tenuto botta e palco. Grazie al sudore di Federico e a quello di Filippo, che quel palco l’hanno tirato su e filmato. Grazie ai sorrisi di Federica e Lucrezia, hanno fatto buon sangue. Grazie a Priscilla, Arianna, Heidi, Manuela, a chi ogni anno è venuto a Pergola macinando centinaia di chilometri per vedere facce e sentire parole. Grazie a chi facce e parole ha accettato di portarle, facendo grande la manifestazione. In particolare a Dilo, Pierino, Ezio, Liliana, Torquato, Veraldo e poi Valentina, Ascanio, Alba, Neri, Valerio, Sergio, Goffredo e Franco che sono venuti in amicizia. Perché l’amicizia vera è questa e questo è stato lo spirito e il richiamo di un festival che ha messo al centro l’umanità della persona, il territorio, la poesia. Grazie a chi come Sabrina ha sempre avuto una parola buona, per tutti, e grazie a Sara, Claudia, Shanti, Cristina, Vanessa e Federico che hanno tradotto le parole e taciuto le bestemmie. Grazie alla spontaneità di Claudio che ha sbagliato dei nomi ma si è fatto mezza Italia per andarli a prendere, quei nomi. Grazie a tutto il direttivo naturalmente, è stata una scuola con una varietà di insegnamenti e modelli comportamentali. Il più vicino a me, quello che vorrei portare da esempio ai miei figli, è curiosamente rappresentato da un’immagine, da una schiena, quella di Silvia, che non ne ha mai voluto sapere di piegarsi. Mai, nemmeno quando poteva farlo perché aveva creatura in grembo. Lisa, un giorno ti racconterò chi è tua mamma. Grazie infine a Stefano, Sandro, Elisa e Fabio, i quattro gatti che hanno capito e sostenuto la mia decisione di lasciare senza tirare in ballo trattative, accordi, manovre e aggiustamenti “perché in fondo siamo tutti della stessa pasta”. E’ anche per questo che Animavì per me arriva a un punto di non ritorno, per questioni di gatti e paste. Va bene così, le cose iniziano e finiscono e i piagnistei servono a poco. Da parte mia mi sono già rimesso in marcia, guardando al bene e lasciando perdere il resto, che per l’appunto è mancia. Messaggio alla piccola nazione felina: guardiamo al buono, ripartiamo dalle cose belle. “

Miao.