Sbam! Ecco la crisi! Del fumetto, ovvio…

Col buon Corteggiani ci siamo visti l’ultima volta (mi muovo rarissimamente, ormai) qualche tempo fa, ad Aosta (a proposito: ancora grazie mille, François, per le auto di Tintin!) e si è chiacchierato un sacco. Ora l’interessante intervista che ha rilasciato agli amici di SBAM! Comics riapre la ferita mai veramente rimarginata della eterna “crisi del fumetto” in versione francese. Di quella italiana c’è poco da dire: da quando frequento il comicdom italico si parla di crisi… quindi, data la mia età, da molti, molti decenni. Alti e bassi? Mah…
Comunque sia davvero andata fino ad ora (a differenza dalla francofonia, dove sono molti e controversi, in Italia i dati sono stati di solito  pochi e controversi), la crisi perenne non è servita nemmeno a convincere gli autori italiani ad aggregarsi seriamente per tutelare il proprio lavoro e i propri diritti (nonostante qualche generoso tentativo di pochissimi altruistici volenterosi), evidentemente ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi, troppo, per essere disposto a sacrificare del tempo e delle energie per il bene comune. “Ci penseranno gli altri“, si usa dire egoisticamente, e così, alla fine, non se ne occupa più nessuno. Pazienza, è andata così, chi vivrà vedrà, contenti voi, io magari me la cavo, solite cose, tanto io sono più bravo di te e il lavoro ce l’ho, bla bla bla, lamentazioni da bar (e/o da internet) ecc. ecc. ecc.

Nella francofonia, invece, una qualche forma di aggregazione, di sindacalizzazione, di cooperazione, sembra essere in atto da un po’ di tempo, come sa chi segue le notizie. Dove porterà è presto per dirlo…
Che poi ci siano differenze fra il (linguisticamente ristretto) mercato italiano e quello francofono è evidente e noto. Che, con le dovute differenze, non sia disponibile molta trippa per gatti in giro (per il Pianeta) dovrebbe essere altrettanto noto.

Peraltro, per la cronaca, non so se si è notato, ma, da parecchio tempo ormai, c’è stata (e c’è ancora) una crisi economico-finanziaria planetaria. Ora si salda con la crisi dell’ecosistema del nostro pianeta (grazie, esseri umani) e con quella dell’abbrutimento ulteriore di parte della popolazione mondiale (colpa della crisi economica o dell’inquinamento che rovina i neuroni?).

Insomma, come si diceva al tempo dei romani, mala tempora currunt (tanto per cambiare), ma se uno ha la spinta interiore, irrefrenabile, di raccontare storie, lo farà comunque, in qualunque situazione, in qualunque modo. Si lamenterà tantissimo, ovvio, brontolerà un sacco, ma continuerà a farlo (che lo faccia bene o male). Potrebbe cercarsi un altro lavoro e raccontare storie solo per hobby, magari, certo. In ogni caso, in qualche modo, continuerà a farlo. Basta poco. E, in fondo, per raccontare a fumetti, bastano una superficie e un oggetto che lasci dei segni. Lo facevamo nelle caverne, vuoi che non lo facciamo oggi?

Ma il punto resta il solito. Se i bambini non leggono fumetti (o non ne leggono con piacere), perché dovrebbero leggerli da adulti? Se non si raccontano belle storie coinvolgenti alle nuove generazioni, come si può sperare di raccontarne ad altre, più avanti?
E se i bambini che leggono fumetti non sono tanti tanti tanti, non si può pretendere di avere un “grande mercato del fumetto”, e, di conseguenza, un ampio spazio (non infinito, solo ampio) per gli autori. Questo in generale. In Italia c’è anche l’aggravante della lingua, va da sé. 70 milioni su 7 miliardi di persone, diciamo, alla carlona?
Ok, vuoi dei dati più precisi? Eccoli: https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_per_numero_di_parlanti_madrelingua . Adesso che facciamo, passiamo al fumetto muto?
Potrebbe non bastare, visto che il modo di raccontare e di recepire il racconto, l’ambiente culturale, i modi di dire (e di pensare e di vedere le cose) ecc. cambiano insieme alla lingua nella quale si pensa. Insomma, tu che fai (o vuoi fare) fumetti, rifletti. Se è un hobby, divertiti e basta, fallo per il tuo piacere, per soddisfare la tua necessità interiore. Se invece vuoi che sia un lavoro, è dura come per qualunque altro lavoro. Ed è soggetto a tutti i rischi di qualunque altro lavoro: può diminuire, può cambiare, può sparire.

Tu che sei uno dei 4 affezionati lettori di afNews, tutte queste cose le hai lette una montagna di volte, nel corso degli ultimi decenni. Abbi pazienza: periodicamente ci tocca scriverle di nuovo, per persone più giovani, ché facciano tesoro delle esperienze del passato. Forse. O forse no, chissà. In fondo siamo solo umani, quindi non particolarmente svegli.

Nota tecnica 1: Sì, gli autori francesi e gli autori belgi, tanto per dirne un paio, si fanno sentire sui temi della propria professione. Più avvezzi a organizzarsi? Si frequentano di più? Hanno una maggiore consapevolezza professionale? O cosa? Tant’è. Se ne parla sempre su afNews e sulle sue ExtraNews:

Nota tecnica 2: La lingua, il linguaggio, l’ambiente fisico, l’ambiente culturale… Un piccolissimo esempio fra i mille e mille che si potrebbero fare. Ti prepari, per esempio, una storiella con il Sole e la Luna che s’innamorano e hanno dei figli e delle figlie, pianeti e stelle… La vendi pure all’estero. Scopri che in diversi paesi la trovano bizzarra. In altri è addirittura improponibile. Cos’hai sbagliato?

Nella visione antropocentrica degli esseri umani, maschile e femminile sono due concetti diffusi capillarmente, ovvio. Ma in alcuni posti nel linguaggio si usa il genere neutro, per indicare ciò che non ha sesso. In altri la Luna, tanto per dire, è maschio. Noi l’avremmo chiamato il dio Luno…

Va bene, se il maschio Sole e il maschio Luna si amano. Va bene, se vogliono avere una progenie. Ma hai spiegato come fanno? E, soprattutto, era questo che volevi raccontare? Non ci avevi pensato, eh?…
Buon lavoro. E, soprattutto, buon divertimento!