La Bestia è morta, ma ancora non lo sa: devi dirglielo tu

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Il giorno è quella della liberazione del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz nel 1945.
L’anno precedente, il 1944, usciva il fumetto La bête est morte!, disegnato da Edmond-François Calvo, su testi di Victor Dancette, editore di pubblicazioni per la gioventù, e di Jacques Zimmermann. I protagonisti dell’immane tragedia scatenata dal nazifascismo, la Seconda Guerra Mondiale, vi sono rappresentati come animali. I Tedeschi della Germania nazista sono dei lupi (con buona pace dei poveri quadrupedi) e quello che si vede in copertina è Hitler. Il dittatore morirà, suicida, il 30 aprile 1945, quando ormai da qualche mese l’orrore dei campi di sterminio era diventato, finalmente, di dominio pubblico. Ma il fumetto già preconizzava, nel racconto del ’44, la morte della bestia, pur non avendo molte informazioni generali a disposizione.
In realtà la Bestia era ben più di un singolo uomo. Era, ed è, l’ideologia dell’odio. Che, in quanto tale, è sicuramente morta, dentro, ma non lo sa, non è in grado di riconoscerlo, e in fondo sarebbe “solo” una astrazione, in quanto ideologia. Diventa concreta quando degli esseri umani (per diversi motivi) la adottano come linea di comportamento per le proprie vite. Purtroppo per tutti.
I fascismi, tutti i tipi di fascismo (da quello storico al nazismo, di destra di sinistra, di dove ti pare, vale a dire tutte le ideologie basate sull’odio, sulla discriminazione ecc., insomma, sul peggio che gli umani sanno esprimere di sé), sono cosa oscena, non banalmente una “opinione”, non è la definizione di “chi non la pensa come te”. E’ odio (forse dovrei dire disagio mentale) che diventa comportamento quotidiano, ossessivo, avvitamento continuo nella propria malvagità, nei propri deliri, nel proprio dolore. E porta dolore attorno a sé e drammi e tragedie.
Il fascista (di qualunque tipo, vedi sopra), invece, è un essere umano come gli altri. Le aberrazioni mentali che esprime (aggressività, discriminazione, odio, violenza, narcisismo, psicopatie, complesso di persecuzione, complesso di superiorità, fobie di ogni tipo, le peggio cose ecc.) si trovano, tutte, in embrione, in qualunque essere umano, così come tutti gli aspetti positivi tipo altruismo, bontà d’animo, accoglienza, fiducia, generosità, solidarietà ecc. Ci sono circostanze (la paura è una di queste) in cui emergono gli aspetti negativi dell’essere umano. Per fortuna non sempre in modo così virulento e devastante.
Ma non si può mai smettere di fare attenzione. Mai. Perché sono sempre lì dentro. E, passando dal livello individuale al livello sociale, bisogna agire costantemente per ridurne gli spazi di diffusione e incremento, cercando di impedire il disastroso effetto branco, e stimolando, invece, il lato positivo del nostro essere umani.
Forse, se agiremo bene e quanto basta, un giorno la bestia sarà davvero morta, il virus sconfitto e non solo circoscritto, avremo vaccino e anticorpi. Ma fino ad allora, a noi tutti tocca vegliare, ricordare, agire e migliorare (noi stessi, per cominciare), pena l’estinzione della nostra specie.
IMVHO.

Per la cronaca, nel fumetto di Calvo, gli Italiani sono iene, i Polacchi conigli, i Giapponesi scimmie, i Francesi sono a seconda dei casi conigli, ranocchie, scoiattoli o cicogne, e via così. Non c’è nessuna rappresentazione particolare degli Ebrei, ma solo animalizzazioni in base ai Paesi di provenienza. Gli Ebrei diventeranno topi con il capolavoro di Art Spiegelman, Maus, dove i nazisti saranno disegnati come gatti.