La perfetta rivista per ragazzi! E c’è pure Walter Bonatti

Ok, diciamo “quasi” perfetta, per non esagerare…
Salta fuori anche questo, dal “trasloco” in corso. Il primo numero della nuova serie della rivista per ragazzi Magic Boy. In realtà era il numero 29 del quarto anno del mensile Magic Boy edito dalla Mattel, che, nel dicembre 1990, diventava una sorta di redivivo Corriere dei Ragazzi. Stesso spirito ancorato al giornalismo serio per giovani lettori, corredato da fumetto di qualità. Purtroppo, a differenza del Corriere dei Ragazzi (gran testata giornalistica, erede del Corriere dei Piccoli), Magic non era settimanale, ma mensile. Più difficile, forse, “fidelizzare” i giovani lettori e le giovani lettrici, già orfani da troppi anni del giornalismo per ragazzi, già lanciati su altre modalità di intrattenimento. I danni prodotti dalla chiusura del Corriere dei Ragazzi e dall’arrivo deregolamentato delle “televisioni private”, avevano già dato i loro frutti avvelenati, preparando il terreno all’abbassamento delle pretese culturali, estetiche e contenutistiche dei lettori. Forse, eh, per carità. Io non sono un esperto, ho solo vissuto tutti questi passaggi, e molti altri, essendo nato nei lontanissimi primi anni cinquanta del secolo scorso ed essendo sempre stato, per un motivo o per l’altro, nel mondo del fumetto e dintorni. I veri esperti di questi e altri aspetti sociologici e antropologici potranno darti spiegazioni più consistenti. Ma, ahinoi, il risultato sarà sempre lo stesso.
Bando alla poco produttiva nostalgia di tempi migliori (che, detto fra noi, non erano migliori) e goditi le scansioni di alcune delle 128 pagine (più quattro di copertina) di questo albo dal dorso piatto, che, per il prezzo non indifferente di 5.000 lire italiane (oggi sarebbero 2,50 euro o 5,00? Avrebbero dovuto essere 2.50, ma, si sa, le cose sono andate diversamente, per cui probabilmente sarebbero 5.00…) offriva articoli seri da giornale, come quello sulla Crisi del Golfo, rubriche attente agli interesse dei giovani, approfondimenti su vari aspetti della cultura (ovviamente anche fumettistica) e fumetti divertenti, interessanti, colti, stimolanti e di qualità certificata. La nona arte è rappresentata da Walter Bonatti (casualmente in questi giorni in edicola con la storia della sua vita spericolata) e le sue avventure di Enea Riboldi e Alfredo Castelli, Lupo Alberto di Silver, Gli Aristocratici di Castelli e Tacconi, Gaston Lagaffe di Franquin, Spirou di Fournier, lo Zoo Pazzo di Gomboli e Mattioli, Il dono dei Magi di Henry nella trasposizione di Alfredo Castelli e Sergio Toppi, La parola ai giurati (processo al generale Custer) di Mino Milani e Milo Manara, Milo Marat di Bonvi.
Ah, non manca nemmeno Jovanotti, come vedi, in quarta di copertina. Com’era giovane!

Visto che ho accennato a Walter Bonatti, lo cito: “La montagna migliora solo chi è portato a migliorarsi; non migliora gli inerti, o gli spavaldi. Certo, le regole spartane aiutano la formazione del carattere: la durezza, la fatica, la sofferenza… ma ci vuole una volontà, diamine! Che la montagna tiri fuori il meglio di un individuo, credetemi, è soltanto retorica.”

Ma torniamo a Magic Boy. Ci si dovrebbe chiedere come mai la rivista non abbia avuto il successo di massa che la qualità avrebbe fatto immaginare. Il costo? La periodicità? La distribuzione? La pubblicità? I tempi? Il luogo? La sfiga?
E oggi, un settimanale realmente giornalistico per ragazzi con fumetti di gran qualità, adeguato alla contemporaneità anche dal punto di vista della fruizione, funzionerebbe, o troppe generazioni sono passate dai tempi del Corriere dei Ragazzi e il gusto del bello e dell’interessante è ormai perduto? Il mondo dei giovani è troppo diverso? Il mondo in generale è troppo diverso?
Come si vede, ci abbiamo provato diverse volte e, per motivi che spiegheranno meglio gli storici, non è andata. Tuttavia non posso e non voglio essere pessimista. E’ solo questione di tempo (e di azioni concrete ripetute pervicacemente). Quelli come noi non demordono facilmente e, dalla Fondazione (quella che non si nota), presidiano sempre ciò che serve all’evoluzione in positivo dell’umanità, ché non vada perso, ché non vada persa.