Galep e la pala d’altare con… Kit Carson?!

E’ ancora in mostra a Piacenza, alla Galleria Alberoni, fino al 25 febbraio 2018, la pala d’altare realizzata da Galep, il papà grafico di Tex Willer, nell’ambito della mostra dedicata a San Vincenzo de’ Paoli nei capolavori dell’arte italiana. Segnalatami da Outis Fumetti, è una delle opere di quel genere che l’autore realizzò negli anni quaranta del secolo scorso.

Eccone la presentazione nell’estratto dal comunicato stampa ufficiale della mostra citata:


San Vincenzo de’ Paoli e il fumetto
La matita di Tex Willer dipinge San Vincenzo de’ Paoli
L’iconografia vincenziana del XX secolo, per molta parte di stile devozionale e non sempre di particolare rilievo artistico, presenta però alcune indiscutibili sorprese come, per esempio l’opera vincenziana realizzata da Aurelio Galleppini (1917-1994), importante disegnatore italiano, ideatore e realizzatore grafico del fumetto Tex Willer dal primo numero fino alla sua morte, divenuto esso stesso leggenda al pari del suo personaggio.
La vita: Nato a Casal di Pari, in provincia di Grosseto il 28 agosto 1917 da genitori sardi, ha vissuto la maggior parte della sua giovinezza in Sardegna, interrompendo gli studi all’’Istituto industriale per dedicarsi, da autodidatta, al disegno e alla pittura. A diciotto anni alcuni suoi disegni apparvero in filmini animati realizzati per una azienda tedesca di proiettori a due tempi, mentre le prime sue opere, fiabe illustrate destinate a “Mondo Fanciullo”, risalgono al 1936.
Dal 1937 al 1939 è a Milano e disegna alcune lunghe avventure a fumetti che saranno pub- blicate da Mondadori. In questi anni collabora a “Modellina” con i suoi primi racconti illustrati.
Nel 1940, Galleppini si trasferisce a Firenze dove collabora con la Casa editrice Nerbini e lavora per L’”Avventuroso”.
Dal 1943 al 1947 torna in Sardegna, a Cagliari, dove dipinge, insegna disegno e realizza souvenir per i soldati americani, locandine pubblicitarie e cinematografiche. E’ in questi anni che dipinge le sue sorprendenti e poco note opere di arte sacra.
Nel 1947, riprende l’attività di illustratore con una serie di albi per l’”Intrepido”, inoltre, illustra libri come “I Tre Moschettieri”, “La Maschera di Ferro”, “Le Mille e una Notte”, “Il Barone di Münchhausen” e “Pinocchio” (quest’ultimo a fumetti).
Verso la fine del 1947, Galleppini incontra la direttrice delle edizioni “L’Audace” di Milano per una nuova collaborazione. Per Tea Bonelli illustra il periodico “Occhio Cupo” e il fa- scicolo settimanale “Tex”, entrambi su testi di Giovanni Luigi Bonelli. Tex segna una svolta nella sua attività artistica; a questa pubblicazione dedica ogni suo impegno, salvo brevi ed eccezionali pause come, per esempio, per la storia “L’Uomo del Texas” realizzata nel 1977. Galep disegna da solo Tex per parecchi anni, fino a quando le dimensioni della pubblicazione richiedono la mano di altri disegnatori. Ha realizzato tutte le copertine dal numero 1 al 400 della serie regolare. Ma se si calcolano anche le copertine di albi fuori serie e di altre pub- blicazioni legate al personaggio, bisogna aggiungerne molte altre. Una dedizione interrotta soltanto con la sua morte avvenuta a Chiavari (Genova), il 10 marzo 1994. L’ultima copertina disegnata da Galep per la serie regolare è uscita nel febbraio del 1994: Tex a cavallo se ne va verso il deserto e si gira per salutare tutti con il cappello, e la sua faccia sorridente, più che quella di un attore hollywoodiano, sembra proprio quella del suo disegnatore. Tex ha le fattezze di Galep, che sarebbe morto un mese dopo la pubblicazione di quell’albo.


San Vincenzo e la matita di Tex Willer:
Poco conosciuta, ma molto interessante è la pittura religiosa e vincenziana di Galep, databile, come raccontato dallo stesso artista, al 1947. Stabilitosi dal 1943 al 1947 a Cagliari, realizzò numerose opere religiose che ornano la Cappella dell’Istituto San Vincenzo delle Figlie della Carità, le suore vincenziane che lo ospitarono in quel non facile periodo. I suoi dipinti furono un segno di gratitudine per le suore che lo accolsero e gli regalarono abiti e pasti caldi in una Cagliari ancora ferita dalla guerra. Nella Cappella Aurelio Galleppini realizzò 14 stazione della Via Crucis, un ciclo di dipinti, nel catino absidale, raffiguranti l’Apparizione della Madonna a Santa Caterina Labourè e 4 affreschi raffiguranti l’Apparizione del Sacro Cuore che concede lo scapolare a una suora vincenziana, le martiri di Arras, la distribuzione della Medaglia miracolosa ai fedeli, e una raffigurazione di San Vincenzo con Santa Luisa de Marillac e i trovatelli a Parigi. Le opere non furono firmate e se ne perse la precisa conoscenza dell’origine fino al 1984 quando l’artista, nel corso di un soggiorno a Cagliari, raccontò quell’ormai lontano periodo della sua vita, riconoscendo e fissando sui dipinti la sua celebre firma Galep.
Se gli altri dipinti religiosi realizzati da Galleppini a Cagliari si rifanno all’iconografia sacra tradizionale con uno stile olografico ancora ottocentesco, nell’affresco che raffigura San Vincenzo, riprodotto qui accanto, sembra invece echeggiare lo stile dei macchiaioli toscani per la resa luministica e l’atmosfera evocata.
Molto interessante è la somiglianza tra il profilo di San Vincenzo e quello di Kit Karson, personaggio del fumetto Tex Willer, amico del protagonista: riconosciamo infatti la stessa forma del viso e la stessa barbetta bianca.
Disegnare San Vincenzo oggi
Giovanni Freghieri e la carità di San Vincenzo
Quale omaggio ad Aurelio Galleppini, nel 100° anniversario della nascita, che ricorre quest’anno, Giovanni Freghieri, piacentino, disegnatore di Dylan Dog e uno dei più importanti e prolifici disegnatori di fumetti in Italia, ha realizzato appositamente per questa mostra, una tavola raffigurante San Vincenzo e la carità esposta al fianco della riproduzione dell’affresco di Aurelio Galleppini.