Lunedì, la View Conference senza le conference. Partono Masterclasse e Workshop.

Lunedì 23 ottobre il Centro congressi Torino Informa ha iniziato a riempirsi di studenti e professionisti interessati a conoscere o approfondire vari aspetti del cinema d’animazione o della pittura digitale.

Chi scrive ha potuto seguire solo un numero ristretto dei tanti corsi.

Si è partiti al mattino con il Workshop di Megan Brain su “Come realizzare modelli tridimensionali di carta per “Kubo e la spada magica”.

Artista capace di costruire statue con la carta poi usate nel cinema d’animazione Megan Brain è figlia di un animatore Disney (che attualmente insegna animazione) e fin da piccola è cresciuta immersa in questa fantastica arte.

Ha frequentato una scuola d’animazione a San Francisco, in questa il suo professore/mentore aveva fatto delle lezioni su come realizzare statue di carta. Per lei fu una rivelazione.

Dopo gli studi ha iniziato a lavorare per serie animate di Cartoon Network come direttrice artistica. Questo le diede alcune occasioni di realizzare scene speciali della serie con modellini di carta. Contemporaneamente si era appassionata alla grafica essenziale degli anni ’50 e ai cortometraggi della U.P.A.

Tutto questo la portò a cercare uno stile grafico molto essenziale e dinamico. Cosa che applicò a una miniserie per Nickelodeon e altre cose.

Il primo grande lavoro venne quando gli chiesero di realizzare le figure stilizzate dei personaggi di “Madagascar” per fare i titoli di apertura e chiusura del secondo capitolo della trilogia. Il risultato fu tanto apprezzato che la Disney la chiamò a lavorare alla realizzazione di scenografie per i suoi parchi a tema. Sempre con la carta ma in dimensioni impegnative.

Nel frattempo faceva altri progetti e il marito lavorava alla storia di “Kubo”. Finirono con l’influenzarsi a vicenda. Lui mise nella storia personaggi ispirati a quelli inventati dalla moglie e il suo rapporto con la madre sofferente di demenza precoce. Fu così che fece i personaggi di carta poi apparsi in Kubo.

Oltre a raccontare la sua biografia Megan Brain ha mostrato a un pubblico entusiasta di appassionati o professionisti della Stop Motion le sue creazioni per i film, distribuito fogli con stampati sopra le parti da ritagliare per costruire un elefante, mostrato come si assembla e come realizzare una piuma con la carta.

È seguito a questo la Masterclass tenuta dalla pluripremiata documentarista Leslie Iwkers Intitolato “L’arte di documentare innovazione e tecnologia”. In questa ha parlato dei tre documentari realizzati sul cinema, soprattutto sul primo. Quello realizzato su suo nonno, la leggenda dell’animazione Ub Iwerks.

Il nonno morì quando lei aveva un anno, la ricerca fatta su di lui fu un vero viaggio alla scoperta di se. Anche il padre lavorava per la Disney e lei ha passato la sua infanzia vedendo le attrazioni di Disneyland da dietro le quinte. Attrazioni in alcuni casi costruite dal nonno (le cui mani furono il modello per quelle dell’animatronics di Abraham Lincoln).

Il documentario per lei deve seguire le tappe del racconto sul viaggio dell’eroe.

Il calco della mano di Ub Iwkers.

Deve parlare di persone che superano difficoltà per arrivare a obbiettivi a cui credono e diventare leggenda.

Con questo spirito ha fatto anche i documentario sulla Industrial Light & Magic (ILM) dalla sua fondazione al presente e quello sulla Pixar.

Sul documentario a cui sta attualmente lavorando non può dire altro se non che riguarderà il mondo dei videogames.

Al View per la terza volta!

Segue la masterclass di Mark Osborne. Per la terza volta ospite di View Conference e sempre felice di tornare.

La masterclass è intitolata “Grandi storie vengono da grandi personaggi”. Il tema è sviluppato analizzando il lavoro fatto nella realizzazione di “Kung fu Panda” più vari esempi da celebri film. È stata davvero divertente e ha chiarito molti punti essenziali del raccontare le storie.

Innanzitutto la storia dev’essere la cosa più importante. Ma prima di sviluppare la storia bisogna capire il personaggio principale e far si che la storia si costruisca con lui evitando l’impressione che sia solo trascinato dalle cose.

Per questo è importante mostrare subito chi sia il protagonista e farne capire il carattere. Mostra alcuni esempi di presentazione del personaggio da film come “Lo squalo”, “La febbre del sabato sera” o “Il grande Lebowsky”. Dove si mostra quanto sia importante anche il sottointeso. Mostrare i sogni e i problemi non detti del personaggio. Tutto ciò per renderlo più umano e generare empatia facendo così identificare. In questo modo è possibile che l’avventura del protagonista possa insegnare qualcosa anche a chi vede il film.

Consiglia molti libri per approfondire il teme e quello che ho scritto è solo un frammento di quasi quattro ore di lezione.

Ultimo incontro visto è stato quello con Alessandro Jacomini, dal poetico titolo “Note ed esperienza sul plasmare e cesellare immagini per lo stato d’animo e per la storia”. Una masterclass su un tema difficilissimo perché riguarda sensazioni e sfide sempre diverse. Jacomini si laureò nell’università statale di Milano e si trasferì in California negli anni novanta per lavorare ai grandi film. Cosa che riuscì a fare cosi bene che nel 1999 venne assunto come direttore della fotografia per l’illuminazione dalla Disney. Ha lavorato alle luci di molti dei lungometraggi dello studio.

La luce serve a dare il tocco emotivo. Mostra come il concetto di illuminazione nei ritratti si sia evoluto dalla fine del medioevo alla fine del rinascimento passando da una luce diffusa su tutto il volto a un tono sempre più scuro con poca luce e molte emozioni drammatiche. Mostra esempi di film dal vivo celebri dove la luce e il colore vengono usati per rendere maggiore l’effetto emotivo della scena. Mostra come la Disney ha affrontato queste cose nei suoi capolavori, con uno speciale riguardo per l’arte di Mary Blair e l’apprendista Stregone.

L’importante è capire perché si illumina una cosa. Racconta che una delle cose più difficili è far risaltare un oggetto sullo sfondo la cui importanza non è subito chiara ma lo sarà in seguito. O rendere spazi come il trasparente castello di ghiaccio in “Frozen”. Un mondo difficile e meraviglioso fatto di luce, ombre, sfumature e riflessi di luce che deve emozionare il pubblico.

Con questa masterclass si è chiusa la giornate.

Martedì partiranno le conferenze. Tutte a entrata libera fino a esaurimento posti.

Ques’anno si potrà contare su una più nutrito numero di espositori e la possibilità di provare la Realtà Virtuale.

Tutto questo se verrete a Viev Conferece, Torino, Centro congressi Torino Incontra in Via Nino Costa 8.

Sbirciando il Worhshop di Mike Ford “Puppy!:La realizzazione di un corto animato.

Vi aspettiamo