9 Settembre 2017 11:30

La Gatta Cenerentola presentata in prima assoluta alla 74° Mostra del cinema di Venezia.

Martedì 5 settembre durante la 74° Mostra del cinema di Venezia si è tenuta la prima mondiale de “La gatta Cenerentola”. Nuovo lungometraggio d’animazione dello studio Italiano “Mad Enterteinment”.

La proiezione si è svolta nella sala Darsena, piena di appassionati e di tutte le persone coinvolte nella realizzazione del film. Il gruppo di registi, produttori, attori/doppiatori sono arrivati talmente all’ultimo minuto che sembrava si dovesse iniziare senza di loro (il personale in sala era un po’ teso).

Per dire cosa sia il film “La gatta Cenerentola” bisogna partire sapendo che l’ispirazione non deriva dalla fiaba usata da Disney, ovvero la versione addolcita da Charles Perrault. Ma dalla versione più antica scritta nella più antica raccolta di fiabe popolari che si conosca. “Lo cunto di li cunti”, raccolta di fiabe scritte in lingua napoletana nel XVII° secolo da Giovan Battista Basile.

Una storia molto oscura con personaggi mai chiaramente buoni o cattivi e una protagonista intelligente e in grado di raggiungere gli obbiettivi che si prefissa ricorrendo anche alla magia.

Il primo poster del film, apparso più di due anni fa.

Questo film è ambientato in un tempo non definibile dove le macchine fotografiche a soffietto, i microfoni in metallo e una forte estetica anni ’50 convivono con una tecnologia avanzatissima che permette proiezioni tridimensionali di ologrammi a alta definizione.

Lì il geniale scienziato/ benefattore Vittorio Basile ha costruito la nave “Megaride” che utilizzando il fotoscandaglio di sua invenzione è in grado di registrare e proiettare in ologrammi tridimensionali gli avvenimenti che accadono al suo interno. Primo passo per la costruzione del “Polo della scienza e della memoria” che renderà la città un punto di riferimento culturale e tecnologico mondiale.

Questo ha attirato pericoli e l’obbligo di una scorte. Il giovane poliziotto Primo Gemito segue Vittorio Basile e bada a Mia Basile, figlia di tre anni dell’armatore. Ma il poliziotto è spaventato, gli ologrammi non solo mostrano eventi già passati ma studia le persone, le elabora e mostrano cose inquietanti mai accadute e che forse potrebbero accadere.

Tutta la città è in festa. L’armatore sposerà la bellissima Angelica Caracante, cantante e madre di sei figlie e farà una gran festa. A presentare il matrimonio c’è Salvatore Lo Giusto grande artista della calzoleria, cantante e uomo di spettacolo adorato dalle folle che conosce Basile da quando era bambino.

Tutto sembra portare a una futuro felice. Ma non sarà cosi, Basile viene ucciso e nel giro di quindici anni la città subirà una decadenza progressiva che riempie il cielo di fuliggine e miasmi. La nave è diventata quasi un relitto ormeggiato al porto. La parte ancora agibile è diventato un Night Club, Mia vive li, divenuta muta per il trauma di aver visto il padre ucciso. La matrigna e le sei sorellastre la odiano ritenendola una stupida, per la sua sporcizia e la vita appartata l’hanno soprannominata “Gatta cenerentola”.

Il locale è una copertura per i loschi affari di Salvatore Lo Giusto, autoproclamatosi “O’Re”, produttore di scarpe famoso nel mondo e sospettato numero uno nel traffico di droga. Amante di Angelica e padre delle sue figlie usa la sua eredità per i suoi affari e il locale per far liquidare la gente che diviene scomoda.

Si avvicina il giorno del 18° compleanno di Mia, il Re sta per tornare con grandi e malefici progetti per la città. Primo è ancora nella polizia e sentendosi responsabile della morte di Basile ha deciso di fermarlo a costo della vita.

Un film che segui col fiato sospeso. Che guida lo sguardo in paesaggi decadenti e futuristici in una città inquinata e una nave che sembra avere una coscienza.

L’animazione riesce a stupire quasi di continuo. Si perde il conto dei cambi di inquadratura memorabili. I personaggi danzano sullo schermo. Personaggi pieni di fascino che non si possono non amare. Il “re” e i suoi sgherri, le sorellastre che picchiano Mia, anche il pazzoide che uccide ridendo, ogni personaggio mostra una personalità forte e definita.

Cenerentola nonostante la devastazione e i vestiti sporchi ha una bellezza profonda e spinta dalla visione dagli ologrammi del padre finisce col mostrare una determinazione che la rendono un personaggio forte e decisa a reagire.

L’ unico rimpianto è che in 86 minuti di film non si sia potuto dare spazio a tutte e sei le sorelle potendone sviluppare bene solo tre. O almeno questo è ciò che si è visto nel film, perché tra i titoli di coda si leggeva un ringraziamento per una canzone cantata da Mia poi non utilizzata. Perciò chissà quante parti già sviluppate si sarà dovuto togliere.

Finito il film i quattro registi, il produttore, gli attori e altri vengono chiamati davanti lo schermo. Salutato il pubblico chiamano i membri del loro studio, il palco si riempie di persone coinvolte nella produzione del film e l’allegria diventa contagiosa.

Si parte con le domande: Il film è considerato un miracolo tra le produzioni animate italiane. Una storia non per bambini o famiglie. Come hanno fatto? Tutto merito di S. Gennaro!? Dopo le risate Ivan Cappiello racconta che tutto è merito de “L’arte della felicità”, il loro film precedente che li ha uniti e del grande supporto che Luciano Stella e la sua famiglia hanno sempre dato al loro studio. Senza il loro incoraggiamento non sarebbero riusciti a fare nulla.

Quando iniziarono a fare “L’arte della felicità” non sapevano se avrebbero continuato. Ma lavorandoci hanno imparato a lavorare insieme. Sono diventati una squadra e ci credono molto.

Il loro studio è piccolo e particolare. A differenza dei grandi Studios non è divido in reparti con varie specializzazioni e gli animatori devono essere in grado di ricoprire ogni ruolo e adattarsi alle varie situazioni con la massima elasticità.

Si chiede quali film abbiano influenzato la realizzazione. La risposta è che loro sono quattro registi, ognuno con i propri gusti e le proprie idee. Tutti e quattro disegnano, fanno illustrazioni o fumetti. Decidere la storia è stato un litigio continuo e tra le tante cose dette prevale l’idea forte che piace a tutti. L’unica ispirazione certa per tutti è stato il Musical omonimo di De Simone fatto nel ’76.

Si chiede come gli attori chiamati a doppiare i personaggi abbiano influito sul loro aspetto. A questo risponde Maria Pia Calzone, doppiatrice di Angelica. Racconta che quando le hanno chiesto se voleva doppiare un film d’animazione è stata felicissima. Ma arrivata allo studio ha scoperto che non c’era niente di pronto, nemmeno un filmato di base. Ha letto la sua parte con al massimo qualche immagine sparsa sentendosi dire di non preoccuparsi e tutto sarebbe stato sviluppato al meglio. Però per rendere l’interpretazione migliore si era fatta spiegare che tipo di personaggio fosse Angelica e si era presentata in studio con un abito stretto a tubino e tacco 12, perché “La voce è influenzata da come i personaggi sono vestiti” e così è riuscita a esprimerne al meglio il carattere.

In sintesi i personaggi erano stati definiti già prima del doppiaggio. Ma ascoltando la recitazione è possibile che gli animatori, piano piano, si siano ispirati agli attori.

Il progetto è nato a Napoli dalla “follia” di Luciano stella. Si chiede come mai si sia passati dall’ambientazione realistica de “L’Arte della felicità” all’estetica tra glamour anni ’50 e il Cyberpunk post disastro stile anime anni ’80/’90. La risposta è la completa convinzione che la grande forza di Napoli e dalla sua cultura sia la contaminazione. Per questo nel film si trova di tutto.

Come produttore Luciano Stella ha lasciato fare allo studio nella totale convinzione che sapessero quello che stavano facendo. Dichiara che sono dei talenti e in quanto tali devono essere protetti.

Viene chiesto a Enzo Gragnaniello come abbia fatto a adattare un suo brano storico come “L’erba cattiva” al film. Per certi versi sembra che tutta la storia sia costruita intorno a quel brano e si adatta perfettamente al personaggio de “O’ Re”. Racconta che un giorno gli dissero di stare facendo un film con un personaggio inspirato a lui e gli hanno chiesto se poteva doppiarlo.

Anche lui si trovò a recitare completamente all’oscuro di cosa sarebbe successo nella scena e si è così impegnato a fare una buona performance. È davvero stupito di quanto quel brano sia perfettamente integrato nel film e quanto il personaggio sia la rappresentazione perfatta di quello che intendeva parlando di erba cattiva, che non si sa mai se scompare davvero. La cosa lo rende davvero felice. Pensa che questa sia la forza del cinema d’animazione, dare corpo alle parole riuscendo a illustrarle meglio di quanto potrebbe un film dal vivo. Napoli produce cose che solo l’animazione può esprimere. Per questo motivo lui è un grande sostenitore dell’animazione.

Il film uscirà il 14 settembre distribuito dalla “Videa” in oltre 80 sale in tutto il paese. Verrà mandato al “Toronto Film Festival” per testare la reazione all’estero e si sperano grandi cose.

Nella versione che uscirà al cinema il film verrà preceduto da un cortometraggio, fatto sempre dalla Mad Enterteinment, che purtroppo per un conflitto interno al festiva, che ha un suo concorso cortometraggi, non è stato possibile proiettare a Venezia.

La chiusura è una grande festa. Persone nel pubblico sono commosse dal vedere un film così sapendolo fatto in Italia e a Napoli.

Vogliono stringere le mani ai registi e loro non si tirano indietro. Ma prima di chiudere chiedono e fanno un applauso per gli animatori, i musicisti e tutti quelli che hanno lavorato con loro alla realizzazione di questo meraviglioso film.

Sembra che l’avventura della Mad Entertainment stia continuando nel migliore dei modi. Per il futuro non fanno rivelazioni, ma Alesandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone stanno sicuramente già lavorando a un altra cosa che ci stupirà.

I quattro registi che guardano verso il futuro.