Anche i più piccoli hanno diritto a buoni fumetti

Questa affermazione sarebbe scontata,se non fosse che si possono trovare fumetti targati “per bambini” che in realtà sono tali solo nella testa di chi li ha fatti e che, di conseguenza, “buoni” non sono. Che poi “per bambini” vuol dire: per famiglia (cioè li possono leggere con soddisfazione tutti e ciascuno ci trova il suo, a seconda dell’età), o “esclusivamente per bambini” (cioè gli adulti non li reggono proprio e li trovano orribili – e, comunque, il parere ai più piccoli non lo chiede nessuno), o cos’altro?
La questione non è banale, ne’ scontata, ne’ peregrina. Direi che è vitale, per una società che voglia avere un futuro.
Fare qualcosa (quindi anche fumetto) per bambini (e quindi per tutti, visto che bambini lo siamo stati tutti – i più fortunati lo sono ancora almeno un po’…) è difficile, arduo, foriero di enormi responsabilità, richiede grandi capacità (forse decisamente maggiori di quelle richieste per scrivere per gli adulti). Per questo, spesso, persino nelle riviste “per bambini” (ecc.) si trovano storie che i bambini non capiscono. Ne apprezzano magari i colori, i disegni, qualche passaggio, ma se chiedi cosa han capito della storia… Eh…
Ci vorrebbe un Osservatorio Serio sulla Letteratura a Fumetti per l’Infanzia e l’Adolescenza, o una roba del genere, fatto come si deve da persone in grado di farlo come si deve, per tenere d’occhio il settore. Chissà, forse in Finlandia?

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