L’anima italiana del Panda che tiene testa a “Deadpool”: Alessandro Carloni su Repubblica

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Il regista , insieme a Jennifer Yuh, del terzo (definitivo? consentiteci un velo si scetticismo) capitolo della “pandamonica” saga dell’eroico e devastante (in tutti i sensi) “kung fu panda” Po, Alessandro Carloni, è ospite del quotidiano La Repubblica, oggi in edicola, con un’intervista rilasciata a Silvia Bizio: in essa racconta i suoi trascorsi professionali, l’approdo a Dreamworks e il desiderio, malgrado le offerte di regia nel settore animazione, di “cominciare a fare cinema vero”… in che  senso?!

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Ho i miei forti dubbi che Carloni intenda sottostimare il mondo in cui lavora e grazie al quale ha ottenuto il successo; ritengo piuttosto che la sua frase sia da completare con il discorso seguente: “ho voglia di fare un film con budget più basso e senza lo stress di un enorme studio alle spalle.” Ovvero, l’esigenza di una maggiore libertà creativa e autoriale, inevitabilmente compromessa dalle esigenze di botteghino da cui le grandi realtà produttive non possono prescindere. Come, giustamente, sottolinea l’artista italiano, “il cinema europeo è legato all’autore e al suo genio” – con le inevitabili controindicazioni del caso – “ma tutto sommato lo studio-system, un sistema strettamente collaborativo, ha qualcosa di molto interessante da offrire.”

Tutto da vedere se un tale connubio sia effettivamente applicabile in un contesto come quello nostrano…

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