L’altra faccia dei supereroi americani 

Forse molti non se ne sono ancora accorti, ma ormai la creatività artistica dei popoli indigeni si esprime nei campi più disparati: cinema, letteratura, musica, etc. Basti pensare a scrittori indiani come Sherman Alexie e Louise Erdrich; a Mari Boine, cantante sami (lappone); al regista inuit Zacharias Kunuk, premiato a Cannes; ad attori indiani come Wes Studi e Graham Greene.
In questa varietà sta trovando spazio anche il fumetto. Lo dimostra Moonshot: The Indigenous Comics Collection (Vol.1), un bel volume curato da Hope Nicholson, giovane esperta canadese della nona arte. Quasi tutti gli scrittori e i disegnatori coinvolti sono indigeni, e in particolare indiani nordamericani: Elizabeth LaPensée (anishinaabe), Jon Proudstar (yaqui/maya), Arigon Starr (kickapoo), etc. Tutti vantano una lunga esperienze nel mondo del fumetto, generalmente nel campo dei supereroi, si tratti di personaggi famosi come Batman, Hulk e Spiderman oppure di altri quasi ignoti in Italia, loro stessi indigeni, come Dark Owl e Kagagi.
Negli Stati Uniti, ovviamente, questi ultimi non costituiscono una novità: il primo supereroe amerindiano creato dalla Marvel risale al 1970. Poi ne sono venuti molti altri: la DC (casa editrice di Superman e Batman) ha lanciato fra gli altri Black Condor (navajo), Equinox (cree) e Owlwoman (kiowa). Anche la Marvel Comics, nota al grande pubblico per Spiderman, ne ha creati molti, da American Eagle (navajo) a Manifold (aborigeno australiano), da Moonstalker (inuit) a Red Warrior (comanche). Senza contare altri editori minori, in genere statunitensi. Uno dei più interessanti è AH (Alternate History) di Toronto, fondata e diretta da Andy Stanleigh, che ha pubblicato l’antologia in questione.
Le storie di “Moonshot” non contengono gli stereotipi e i pregiudizi che conosciamo: i protagonisti sono personaggi complessi, sinceri, capaci di provare vere emozioni. Non solo, ma il progetto è stato realizzate coinvolgendo dei saggi anziani, che hanno approvato le storie e il modo in cui sono state proposte. Questo fa dell’antologia un’opera autentica e genuina.
Molto curato anche in termini grafici, il volume è il frutto di un mondo culturale variegato che supera i confini del fumetto toccando altre forme espressive: per questo ci troviamo fra gli altri Michael Sheyahshe, autore del libro Native Americans In Comic Books: A Critical Study (McFarland, 2008); Jay Odjick, produttore televisivo; musiciste come Arigon Starr, autrice del musical The Red Road, e Buffy Sainte-Marie (il titolo del volume è tratto da una sua vecchia canzone).

L’interesse di Hope Nicholson per gli eroi indigeni non è occasionale: nel 2013 la studiosa canadese aveva curato insieme a Rachel Richey
la ristampa di Nelvana of the Northern Lights (CGA Comics/IDW Publishing), un fumetto canadese apparso nel 1941 che vede protagonista una semidea inuit (eschimese). La ristampa era stata finanziata col sistema del crowdfunding, raccogliendo la somma necessaria in soli 5 giorni
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[Articolo di Alessandro Michelucci]