Perché ridiamo se Wile E. Coyote si sfracella? Ce lo spiega Misch @ViewConference

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David Misch, autore di “Funny: The Book / Tutto Ciò che hai Sempre Voluto Sapere sulla Commedia”, commediografo, compositore di canzoni, blogger, insegnante ed ex cabarettista, ha insegnato alla Columbia University, a Oxford, allo Smithsonian, all’Università di Sydney (Australia), alla VIEW Conference, al Burbank Comedy Festival, USA, UCLA e AFI. I suoi lavori per cinema e TV includono lo storico telefilm “Mork & Mindy”, “Duckman”, il mitico “Saturday Night Live” e “The Muppets Take Manhattan”.

Nell’incontro di martedi 20 ottobre alla View Conference 2015 ha spiegato, seriamente ma non seriosamente, il legame morboso quanto viscerale fra umorismo e orrore, e l’importanza del “distanziamento” nella fruizione di un prodotto di fiction. Già sull’Olimpo ridevano dietro al “povero sciancato” Efesto, e tuttora deformità, dolorosi incidenti, flatulenze e promiscuità assortite suscitano un’ilarità immediata e, diciamocelo pure, liberatoria.

A patto, però, che il contesto ci comunichi che i protagonisti del nostro divertimento non siano realmente in condizioni miserabili o sottoposti a situazioni che ne ledano realmente la salute e la dignità: in sintesi, dobbiamo credere che tutto sia, effettivamente, pura finzione. Come le rovinose cadute del povero Wile E. Coyote nel canyon, che quasi attendiamo con golosità come conclusione di ogni suo tentativo di catturare il Road Runner, il dolore che vediamo sullo schermo non deve comunicarci un’effettiva sofferenza da parte di chi lo subisce, ma anzi serve quasi ad instaurare una sorta di ammiccante complicità fra “attore” e spettatore. Altrimenti, il divertimento lascerà il posto al disagio, quindi alla paura e, poco a poco, all’orrore vero e proprio.

Anche questo una forma ludica, senza dubbio, in cui la risata lascia il posto allo “screaming”, all’urlo di terrore: niente di male, purché, anche stavolta, si abbia la consapevolezza di stare assistendo a uno spettacolo…. e non al telegiornale.

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Cambiano le epoche, e l’estetica forse, ma non i meccanismi di base dell’umorismo e della paura…
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Giganti a confronto: l’equazione di Chaplin/Brooks (Mel)
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Tutto chiaro, no?

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