Annecy 2015 Cortometraggi in gara 4

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Al quarto giorno hanno dovuto girare la lavagna.

Quarto riassunto dei cortometraggi in gara a Annecy 2015.

“Guida” di Rosana Urbes per il Brasile. Una donna che lavora come archivista da trent’anni un giorno risponde all’annuncio di una scuola d’arte che cerca modelli viventi. L’inizio di questo lavoro le cambierà la vita, che continuerà a essere quella di sempre in ufficio per diventare un meraviglioso sogno artistico quando posa e quando vede i disegni fatti dagli studenti su di lei. Corto in 2D acquarellato che Marcell Jean non esita a definire una vera sorpresa fatta da una professionista praticamente sconosciuta. L’autrice é nell’animazione da vent’anni e ha lavorato in passato sia per il National Film Board del Canada (film sperimentali) che per lungometraggi Disney per poi tornare in Brasile e lavorare nell’animazione per la pubblicità. L’idea per il corto le venne quando lavorava alla Disney e il personaggio fu fin dal primo disegno perfettamente chiaro nella sua testa . Il suo personaggio incarna la gioia di vivere e é molto felice che questo sia stato subito chiaro a tutti i suoi colleghi fin dai primi bozzetti.

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Rosana Urbes

 

“The Five Minute Museum” di Paul Bush per l’Inglilterra e Svizzera. In un museo gli oggetti esposti si animano e danno vita a diverse storie sulla storia dell’umanità. Un’animazione fatta con centinaia di oggetti che ha richiesto al pluripremiato autore cinque anni di lavoro. Un lavoro lento ma piacevole perché gli ha consentito di esplorare a fondo un museo e gli artefatti esposti come nessun visitatore puo fare. Viene chiesto all’autore, che insegna animazione, come sia per i suoi studenti pensare di avere un insegnante tanto noto. Risponde che passato l’iniziale imbarazzo non è piu un problema e che gli fa piacere che i suoi allievi ottengano riconoscimenti nei vari festival. Comunque il suo film é un po’ in polemica con l’esagerata fretta che hanno le nuove generazioni nel farli senza porre l’attenzione necessaria e volendo fare tutto subito. 

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Paul Bush

“Pandemonio” di Valerio Spinelli per l’Italia é una fantasmagoria di immagini di mostri in mutazione continua piena di fascino fatto in diverse tecniche messe insieme. Ma l’abilità dell’autore riesce a combinarle in modo tale da non disgustare chi guarda.

“Dans les eaux profondes” di Sarah Van Den Boom per Francia e Canada. Cortometraggio che racconta la storia di diverse persone che hanno in comune una sola cosa. Sono sopravvissuti a un gemello nato morto. Un corto molto profondo che indaga gli effetti che questo ha portato nella loro vita e evidenza la straziante ricerca di qualcuno mai nato che queste persone non riescono a evitare di fare. Alcuni di loro che hanno scoprono questo “segreto” legato alla loro nascita da adulti raccontano come questo gli ha fatto finalmente capire la strana sensazione di mancanza sempre avuta. L’autrice racconta di aver scoperto questo fatto da un documentario e ha deciso di cercare testimonianze per realizzare il corto scoprendo dei siti dove persone che vivono quest’esperienza ne parlano tra di loro. Ma trovare qualcuno disposto a raccontarla a voce in un’intervista è stato più difficile. Corto a disegni animati dal bel tratto, ottima animazione e atmosfere riesce a andare oltre il documentario. L’autrice dichiara di non aver mai voluto fare un documentario.

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Sarah Van Den Boom

“Tranche de campagne” di Hannah LetaÏf per Belgio e Francia. In un mondo popolato da animali antropomorfi sono gli umani a essere allevati. Una famiglia va in campagna per una merenda sul prato e l’agnellino si diverte a vederli e accarezzarli. A un certo punto il padre e il suo amico decidono che ne hanno abbastanza della carne comprata al supermercato, macellano sul posto una ragazza al pascolo e costringono il piccolo a mangiarne la carne deridendolo quando manifesta l’idea di diventare vegetariano. Le conseguenza dell’azione saranno tragiche. Disegnato a mano con un bel tratto caricaturale e pochi colori é fatto da una giovane autrice (non vegetariana) interessata a fare un film sulla crudeltà. La storia del corto non é sua, gli è stata proposta dalla produttrice e trovandola bella l’ha fatta. Inizialmente aveva pensato di farla con personaggi umani, ma gli animali antropomorfi sono in grado di aggiungere una stranezza che rende tutto più interessante. Per lo stesso motivo la scena finale viene lasciata all’immaginazione. 

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Hannah LetaÏf

“Fuga na wiolonczele, trabke i pejzaz” (Fuga per violoncello, tromba e paesaggio) di Jerzy Kucia per la Polonia.  Poetico film fatto su paesaggi disegnati con matite di grafite. Il paesaggio scorre lungo paesi e campagne a volte occupando metà schermo, a volte tutto. Una dolce musica accompagna il tutto, a volte il suono improvviso di qualcosa che cade spezza l’armonia riportandoci alla realtà. L’autore ritorna a Annecy due anni dopo un film che vinse un Crystall. Gli viene subito chiesto se preferisce il corto precedente o l’attuale. La risposta non è stata “Preferisco questo, é stato più difficile” il ché ci fa capire che persona convinta della sua arte sia. Dietro alla struggente musica c’è una lunga storia di fatalità che hanno coinvolto i musicisti implacabilmente, ma alla fine è riuscita e se ne sente soddisfatto. Anche se l’autore tiene a precisare che per quanto sia importante la musica rispetto al film è soltanto un Saund Effect.

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Jerzy Kucia

“Nuggets” di Andreas Hykade per la Germania. Una specie di uccello di terra cammina per un sentiero finché la sua attenzione non viene attirata da una specie di tuorlo d’uovo per terla/ lo mangie e subito una sensazione di benessere lo prende. Continuando per la strade trova altri tuorli e li mangia. ma l’effetto di piacere é sempre meno forte e  il corpo sempre più gonfio. Nell’oscurita della fine l’uccello si ferma a vedere l’ennesimo tuorlo, lo mangerà? Il tutto con un tratto fatto di linee nere su fondo biando, forme semplificate al massimo e pochissimi colori.

“Snowfall” di Conor Whelan per l’Irlanda. Durante una sera di neve un ragazzo va a una festa di compleanno con l’aria di chi non ne ha alcuna voglia. Alla festa inizia a parlare con un ragazzo e lentamente tutto per lui diventa diverso. Si ritrova a galleggiare nell’aria e musica e gente passano in secondo piano. Si alontana per prendere da bere e quando torna vede il ragazzo parlare con una ragazza. Tristemente va via, ma sul ponte e sotto la neve che cade ripensa alla sensazione provata prima sorridendo. Questo é il primo corto professionale per l’autore. Racconta che da piccolo gli regalarono il grande (in tutti i sensi) manuale di Richard Williams e lo lesse continuamente (al mometo era visibilmente emozionato al pensiero che poche ore più tardi Williams sarebbe stato presente, naturalmente ha con se il libro per farselo autografare). Il cortometraggio é 2D e il disegno non é realistico, ma é forte e definito. Inizialmente doveva essere ancora più duro e in bianco e nero. Per rappresentare la sensazione che si ha quando si capisce di stare con qualcuno che ti piace gli é venuto naturale rappresentare il personaggio fluttuante Per l’aria.

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Conor Whelan

“Mi ne mozhem zhit bez kosmosa” (Noi non possiamo vivere sensa cosmo) di Konstantin Bronzit per la Russia. Due uomini sono nella “Città delle stelle” e si allenano per essere  austronati. Il loro impegno è grande e sono i migliori. Si capisce che sono amici da sempre e hanno avuto fin da piccoli il sogno di essere austronauti. Infine vegono selezionati. Uno sale sul razzo e l’altro resta a terra come riserva. La Soyuz parte e raggiunge lo spazio senza problemi. Ma improvvisamente lo schermo si oscura. Per l’amico è un trauma fortissimo. Si chiude nella tuta e non ne esce più. A questo punto il sogno infantile prende il sopravvento battendo la realtà sotto lo sguardo stupito di tutti i membri della base. Cortometraggio in 2D tradizionale sia per tecnica che per disegni é piacevolissimo da vedere.

Questi erano i corti in gara numero quattro.