Annecy 2015 Cortometraggi in gara 3

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Terzo giorno di disegni.

Terzo appuntamento con i riassunti dei corti in gara a Annecy 2015. Ancora il meglio della produzione mondiale.

“Isle of Seals” di Edmunds Jansons per la Lettonia. in un’isola dal paesaggio di ghiacci bianchi e mare nero i cacciatori di foche fanno il loro mestiere seguendo riti secolari. Un fotografo deciso a documentare la loro vita si trova a affrontare difficoltà tecniche con la fotocamera e diffidenza fino a giungere a un tragico finale. Lo stile di disegno 2D è semplificato al massimo, molto geometrico e colorato in bianco, nero e grigio, l’effetto di gelo è forte. L’autore ha fatto il cortometraggio per un’esposizione basandosi su ricordi di infanzia su luoghi del suo paese, in cui ormai nessuno caccia più le foche.  Infatti il film non è dedicato alla caccia, ma al fotografo. Per questo ha evitato di dare alle foche forme riconoscibili che avrebbero distolto l’attenzione.    

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Edmunds Jansons

 

“Viaje a pies” di Khris Cembe per la Spagna. La storia ha inizio con un contadino che di notte nel suo campo fa una macabra scoperta. Parte allora la ricostruzione dei fatti. Un uomo che detesta la compagnia si ritrova a dividere la cuccetta del treno con una sorta di barbone ubriaco. l’odore nauseante dei suoi piedi più il raggiro di una bella borseggiatrice lo esasperano tanto che finisce col commettere qualcosa di terribile che si collega all’inizio del film. Cortometraggio in 2D dal disegno contemporaneo per l’Europa e una tenzione progressiva, tutto é basato su un errore (che viene rivelato solo all’ultimo secondo) e anche il titolo é grammaticalmente sbagliato. Nell’idea iniziale la prima scena sarebbe dovuta essere il finale, ma fare tutto come un lungo flasch-back sembrava all’autore più forte. Il riferimento a Tarantino é evidente.

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Khris Cembe e traduttrice.

“Rhizome” di Boris Labbé per la Francia. Film astratto che parte dalla costruzione di un gruppo di palazzi, dai più primitivi alle cattedrali gotiche,  che compaiono come costruite dal nulla. Tutto visto in lontananza. Il ritmo musicale si unisce a quello della continua costruzione e estensione della città che quando sta per coprire l’intero globo genera una colonna di luce e colori che arriva al cielo. Un continuo pulsare di vita in movimento. L’autore ha fatto la parte iniziale a mano disegnando a matita su carta i palazzi che si generano sulla superficie. Dopo ha moltiplicato la scena. Dice di non aver iniziato come animatore ma come artista concettuale e tale si ritiene ancora oggi. Sono stati gli amici a farlo avvicinare all’animazione a la usa per fare la sua Videoarte. 

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Boris Labbé

“Sonámbulo” di Theodore Ushev per il Canada. Ispirandosi a Garcia Lorca il grande animatore bulgaro (l’anno scorso tra i giurati del festival) ha unito la sua passione per il poeta alla musica balcanica per questo omaggio alla pittura spagnola (soprattutto Mirò) del novecento senza storia ne messaggi politici. Un corto diverso dai suoi precedenti che gode di un efficace contratto tra le immagini e la musica. Tanto diverse da essere perfette insieme.

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Il grande Theodore Ushev

“World of Tomorrow” di Don Hertzfeldt per gli USA. Chi non conosce Don Hertzfeldt è caldamente invitato a scoprirlo. Artista statunitense del disegno animato ha realizzato cortometraggi e lungometraggi in uno stile semplice e geniale con cui affronta temi di una complessità disarmante influenzando decisamente l’animazione statunitense sperimentale e le serie animate statunitensi migliori. La storia racconta di una bambina di quattro anni che un giorno riceve la telefonata del suo terzo clone da un futuro lontano. Si incontrano in una sorta di internet integrale e la ragazza le racconta la sua vita nella società di cloni condannata alla distruzione da una pioggia di meteoriti. Una vita normale per lei, alienata e solitaria per noi (ma sembra chiaro che arriveremo a questa società) senza realmente riuscire a turbare la bambina per più di qualche secondo. Chi scrive é rattristato dal fatto che l’autore non sia fisicamente presente al Festival.

“Aubade” di Mauro Carraro per l’Italia. La storia di un concerto del musicista Mich Gerber realmente avvenuto all’alba in una piscina si intreccia alla vita di chi è lì per nuotare con un magnifico effetto poetico dato al tutto dal particolare stile di 3D disegnato che l’autore utilizza per i suoi film e dalla musica. Mauro Carraro è per il secondo anno di seguito al Festival e facendo il paragone con il precedente corto (fatto sul suo pellegrinaggio a Santiago) racconta che in questo caso la lavorazione è stata più veloce sia per la forte impressione che gli ha dato il concerto sia per il fatto che non ha dovuto scegliere cosa raccontare tra i molti ricordi di un lungo viaggio.  Preferisce lavorare sui ricordi piuttosto che sulle foto. Ma in questo caso ha contattato il musicista per collaborare con lui e usare una traccia audio. Che assicura non essere quella del concerto. 

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Mauro Carraro

 “Elu  Herman H. Rottiga” (Vita con Herman H. Rottiga) di Chintis Lundgren per l’Estonia. Disegno animato 2D che racconta di un grosso ratto nero con problemi d’alcolismo e dalla vita confusa che un giorno viene seguito a casa da un tenero gattino maniaco delle pulizie. Inizia così una relazione assurda che dopo incomprensioni e litigi porterà il ratto a cambiare la sua vita. Peccato che al gatto piacesse com’era prima. L’autrice racconta di aver voluto riflettere su certe relazioni dove si cerca di cambiare il partner fino a quando non ci si pente su averlo fatto. Rivela anche di sentirsi vicina al movimento punk (riferimenti musicali) e non avendo fatto una scuola d’animazione é un po’ fuori da quell’ambiente. Tutta la sua simpatia va al ratto. 

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Chintis Lundgren

“Splintertime” di Rosto per i Paesi bassi la Francia e il Belgio. Secondo episodio di una tetralogia su degli assurdi cantanti rock dalle teste enormi e mostruose. Inizia con una sequenza onirica da incubo dove uno di loro “fuma” un serpente. Dopo si torna al finale del corto precedente con i quattro in ambulanza intorno a quel che resta del quinto membro. Viggiano in mezzo alla neve e a un certo punto l’infermiera, pallida e dall’aria allucinata, ferma l’auto e traccia una ics sul ghiaccio danzando. Dopo schianta l’auto sulla ics e viene risucchiato nel fondo con loro fluttuanti legati a catene. Il tutto si rivela essere la strana visione dei membri della banda che senza teste enormi ma coinvolti in un pauroso incidente d’auto muoiono nonostante i disperati soccorsi dei medici. I membri della banda di cui l’autore faceva parte negli anni ’90. Cortometraggio a alto livello di in genio fatto da un personaggio eccezionale che trova tutti i video musicali troppo commerciali. In questo secondo capitolo ha simboleggiato la morte mettendo il bianco come colore dominante (considera il nero un colore pieno di vita e il bianco simbolo del vuoto). La scena iniziale è tratta realmente da un suo sogno. Non ha ancora idea di come saranno i prossimi due capitoli, ma li farà di certo.

Questi erano i corti in gara numero tre. Chi scrive inizia a notare quanto l’animazione estone sia sempre presente con ottimi corti.