Massimo Marconi, il diamante da leggere

Massimo Marconi - foto Goria
Massimo Marconi – foto Goria, 14 dicembre 2007
Massimo Marconi young - foto Goria
Massimo Marconi young – foto Goria

Ho cominciato a scrivere per la Disney perché me lo aveva chiesto (“imposto” suona male) il mio amico Franco Fossati. Si era in una grande manifestazione fumettistica a discutere, manco a dirlo, della cronica carenza di bravi sceneggiatori nell’Italia editorial-fumettistica di allora (era tanti, tanti anni fa, nel secolo scorso) e Franco se ne uscì con qualcosa del genere “Allora, Gianfranco, devi fare la tua parte in prima persona! Forza, manda una storia a Massimo (Marconi), così che non si dica che si è buoni solo a criticare, ma si dà un contributo reale” e io mi trovai con le spalle al muro.
Marconi, allora, era il capo servizio sceneggiature di Topolino (incarico similare a quello svolto in precedenza proprio da Franco). Tornato a casa, telefonai a qualche amico sceneggiatore che lavorava con topi e paperi e chiesi due dritte: “Cos’è che la redazione vuole oggi da una storia?”. Ricevetti riposte precise, dettagliate e nette su cosa fare e cosa non fare, cosa proporre e cosa non proporre. E feci esattamente il contrario.
Masochismo? No, non volevo far brutta figura mandando un soggetto fatto alla carlona, ma decisi comunque che che se almeno avessi decisamente forzato la mano rispetto alle “richieste aziendali” mi avrebbero sicuramente detto di no e avrei evitato di dovermi davvero cimentare con Personaggi di quella taratura per i quali non mi sentivo all’altezza. A Franco avrei potuto dire, con la coscienza (quasi) a posto, che io ci avevo provato, ma sai com’è, m’han detto di no, eh, ci vuole pazienza…

Ma, invece, e contrariamente a quanto mi era stato profetizzato dagli amici (“Ah, Gianfranco, non aspettarti una risposta rapida: ne ricevono a carrettate di soggetti da valutare!…”), Massimo mi telefonò subito. “Oh, cavolo!” pensai dopo aver sentito la sua voce al telefono: “La storia va bene! Se fai un salto a Milano ne parliamo così cominci subito con la sceneggiatura” – “Ehu… davvero? Ma…” – “Davvero. Dai, vieni al più presto.”… Fregato. Non potevo più tirarmi indietro.

Questo è stato il mio primo incontro con Massimo Marconi e con lui mi sono trovato davvero molto bene ogni singola volta, per il poco tempo che, per svariati motivi, ho dedicato alla Disney, tant’è che lo penso sempre con affetto e riconoscenza. Gentile, disponibile, generoso, collaborativo, creativo, divertente e dannatamente competente. E fu su sua richiesta (legata ai miei studi di orientalistica – e, a pensarci meglio, non fu una richiesta, ma una sfida: “Te la sentiresti di…”) che mi gettai nell’impresa sovrumana di realizzare una versione Disney (poi eccezionalmente disegnata da un allora giovanissimo Claudio Sciarrone) dello stupendo (ma per niente disneyano) film I Sette Samurai di Akira Kurosawa, che mi impegnò per un tempo improponibile e, ovviamente, impagabile.

Tutto questo sproloquio autobiografico a che pro? Perché mi crediate quando vi dico che fareste bene a leggerle, le storie di Massimo, solo alcune delle quali sono raccolte in questa antologia detta Diamond Edition – storie di inestimabile valore scritte da Massimo Marconi edita da Panini Comics, da domani in edicola e nelle fumetterie. Non ve ne pentirete.

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E se fate click qui potete vedere l’indice del volume e la video intervista a Massimo Marconi.2015-05-14_102320 Marconi video