4 Dicembre 2014 12:00

E adesso … vai col tango dell’Italia che resiste!

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Quelli che “ma il Belpaese non è mica tutto così!”

Quelli che “mi dimetto benché estraneo ai fatti” …

Quelli che “ho fiducia negli inquirenti: tutto si chiarirà” …

Quelli che “è un complotto!”

Quelli che “ve la prendete con noi, e intanto gli assassini sono liberi!” …

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Quelli che “l’Italia agli Italiani! Padroni a casa nostra!” (dio, speriamo di no!) …

Quelli che “prescrizione = assoluzione” …

Quelli che “Lei non sa chi sono io!!!” (ora un’idea ce la siam fatti, però) …

Quelli che “sono sconcertato!” … ovvero: cascano sempre dal pero …

Quelli che, cascando sempre dal pero, ci si chiede cosa stiano a fare nei ruoli di responsabilità più importanti …

Quelli che “francamente, con la cultura NON SI MANGIA“: ah, ecco cosa intendevano dire! …

Quelli che “LA MAFIA NON ESISTE!”

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Quelli che “me faccio ‘sti 2-3 mesetti de vacanza, e quanno esco c’ho già chi me pubblica le memorie … farò tremà er Palazzo!”: mettiti in fila, ragazzo, tanto quello vacilla ma non crolla …

Quelli che si scusano sui giornali o in televisione, premettendo che lo fanno “per senso dell’onore e correttezza verso i cittadini” …

Quelli per cui l’Onore è una parola d’ordine che giustifica ogni nefandezza …

Quelli che vengono seppelliti in Sant’Apollinare a Roma e non si sa perché …

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Quelli che odiano i ‘politici magnoni’ e poi se la prendono con i profughi perché glielo dicono i soliti untori dell’odio: svejateve!!! …

Quelli che malgrado il Paese sia stato devastato da palazzinari e cementificatori, continuano a stravedere per il loro Nume Tutelare …

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Quelli che non pagheranno mai per ciò che hanno commesso …

Quelli che li votiamo comunque, malgrado tutto, e se non li votiamo è uguale perché rientrano dalla finestra …

Quelli che ‘se la ridono’ quando un pezzo di Belpaese viene giù …

Quelli che la retorica gli esce dalle orecchie …

Quelli che, purtroppo, sanno troppo bene come siamo fatti.

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Cantiamoci su: dopotutto, anche questo fa parte della nostra ‘cultura’!:

“Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch’io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra, io allora a vent’anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.

E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle

me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione

me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti

me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini

me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano

me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma

me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di m…!

Mamma Roma! Addio.”

Questo vedeva Remo Remotti (indimenticabile Dr. Freud in ‘Sogni d’oro’ di Nanni Moretti) nella Capitale del Dopoguerra: ora, sostituendo a ‘Roma’ la parola ‘Italia’ e variando qua e là i riferimenti urbanistici, si potrebbe ottenere una fotografia ancora adeguatissima alla nostra attuale situazione.

Sono qualunquista? Bè, si vede che rientro nella maggioranza.

Obiettivamente: quanto potrà durare un Paese ridotto in questo Stato?

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