CARTOONS ON THE BAY 2014: PICCOLI SUGGERIMENTI DI VISIONE

Dato che il Gatto era costantemente impegnato a sorbirsi…ehm, cioé, a gustarsi le conferenze nella stupenda sala del Tiepolo, il piacere di visionare le opere in concorso ai Pulcinella Awards è toccato alla Volpe, la quale ha poi provveduto a stilare una breve lista di cose che ha apprezzato, cercando di non calcare troppo la mano su ciò che invece l’ha un poco delusa … alcuni sono commenti stilati a caldo, ancora immersi nella magia delle immagini, che ho voluto riportare giusto per fornire qualche piccolo suggerimento di visione a chi non ha potuto essere presente al Festival: come sempre, sono del tutto personali e opinabili.

SHORT FILMS (visti giovedì 10/04/2014):

Roomonthebroom
Roomonthebroom

ROOM ON THE BROOM, Regno Unito (Magic Light Pictures), 26’
Tecnica 3D
Regia Max Lang, Jan Lachauer
Sceneggiatura Julia Donaldson, Max Lang
In un parola: magico. Tratto dal bellissimo albo illustrato della premiata ditta – (il loro celebre ‘Gruffalò’ è stato di recente trasposto in una riuscita versione animata, n.d.r)Julia Donaldson (qui anche sceneggiatrice) & Alex Scheffler (in Italia pubblicato col titolo ‘La strega Rossella’, EMME edizioni), narra la storia di una strega e del suo gattone rosso a spasso nel bosco; ovviamente capitano loro un sacco di piccole/grandi disavventure e vengono introdotti altri personaggi, tutti animali, che diventeranno compagni di viaggio dei due. Il titolo (letteralmente: ‘una stanza sulla scopa‘) si riferisce ovviamente alla ramazza su cui la compagnia scorrazza nel cielo e grazie alla quale, in seguito, tenterà di sfuggire ad un enorme, corrusco drago rosso. La narrazione è in rima, come nei libri. Al di là del racconto in sé, non finisce di stupire la capacità tutta anglosassone di ricreare il mondo magico e buffo dell’infanzia senza indulgere in stucchevoli birignao, raccontando storie semplici – come questa – e pennellandole di meraviglia. Un mondo in cui streghe e draghi passeggiano e interagiscono con naturalezza, rientrando a pieno titolo nell’immaginario non solo infantile, ma universale.
Il merito di questi narratori (parlo non solo di Donaldson & Scheffler, ma in generale della vasta produzione inglese per ragazzi) sta nel saper creare storie a misura di bambino, personaggi accattivanti e ‘umani’ nelle loro vicende, senza mai tralasciare un tocco di lieve, quanto incisivo, umorismo. Questo corto ha saputo rendere alla perfezione lo spirito e i colori della strega ‘Rossella’ (nell’originale semplicemente ‘Witch’, n.d.r.), dimostrando ancora una volta come sia possibile divertire e affascinare un pubblico bambino, senza trattarlo come un soggetto da blandire e ingozzare di ‘caramellosità’ fino alla nausea.
E’ in assoluto il mio preferito, spero che i risultati mi diano ragione (purtroppo no!, n.d.r)
Centipedeandthetoad
Centipedeandthetoad
THE CENTIPEDE AND THE TOAD (Mille-pattes et Crapaud), Francia (Fargo), 10’
Tecnica 2D, hand drawn
Regia Anna Khmelevskaya
Sceneggiatura Anna Khmelevskaya, Fabrice Luang-Vija
Un’altra segnalazione merita questa produzione francese, un susseguirsi di meravigliose immagini ad acquerello per gli sfondi, dove agiscono insetti resi e descritti con minuzia scientifica. Ogni singolo fotogramma meriterebbe di essere incorniciato ed usato per quei bellissimi albi illustrati che sanno narrare storie senza parole. Sono 10 minuti di puro godimento che scatenano una meraviglia bambina, ossia piena, assoluta, senza le riserve o i cinismi propri dell’età adulta.
Al secondo posto nella mia personale e opinabilissima classifica (stavolta è andata meglio: il millepiedi protagonista si è infatti aggiudicato il premio per il ‘best charachter’, n.d.r.)
Wedding cake
Wedding cake
WEDDING CAKE, Germania (Filmakademie Baden-Württenburg), 8’
Tecnica 3D Maya, Houdini, Nuke, Photoshop, Mudbox, TVpaint, After Effects
Regia Viola Baier
Sceneggiatura Viola Baier
Per una sana, cinica, ghignata collettiva (anche, e soprattutto, per i ‘grandi’), consiglio questa produzione tedesca i cui protagonisti sono due statuine di marzapane che ornano una torta nuziale. Sul cocuzzolo del dolce ricreano la loro “vita perfetta”, partendo dalla crema di copertura con cui plasmano letto, divano, tv, ecc. Ma dopo l’idillio iniziale, assistiamo via via allo scontro sempre più fisico fra i due, portatori di vedute estremamente diverse. Esempio: per fare pace, lui copre la macchia di vino che le ha fatto sull’abito bianco con una bella manata di panna … e le modella subito dopo in paio di mammelle quinta misura o giù di lì; inorridita, la sposina brancica la pancetta di lui e la posiziona degnamente su bicipiti e pettorali… Beh, è proprio il caso di dirlo: a ciascuno il suo. Alla fine è guerra senza esclusione di colpi, e quando i due sposi (veri) sollevano il coperchio della scatola che contiene la torta, trovano la devastazione, pezzi di statuine ovunque. Alzata di spalle (a noi non potrà mai succedere, vero amore?), e la battaglia è pronta a ricominciare.
Al confronto con questi esempi stranieri mi è apparso ben poco significativo – dispiace dirlo – il corto italiano ‘The ballad of Prince Charming’ (La ballata del Principe Azzurro), prodotto dalla RAI sull’omonima canzone dello Zecchino d’oro: poco più di un ‘divertissement‘ a spese di un principe azzurro che di fronte alla disciplina di palazzo preferisce tornare a fare il rospo.
BallatadelPrincipeAzzurro
BallatadelPrincipeAzzurro

L’impressione è che all’Italia manchi un poco la voglia di giocare, di osare, di sperimentare strade un po’ diverse (anche tecnico-espressive, oltre che contenutistiche) ed originali, tutte doti che peraltro in un passato ormai lontano l’hanno resa famosa e imitata. Ne riparleremo.

SHORT FILM – EDUCATIONAL AND SOCIAL ISSUES WORK:

La casa dell'Orso
La casa dell’Orso

THE NIGHT OF THE BEAR (La nuit de l’Ours), Svizzera (Cine3d association), 22’
Tecnica 2D, Ritaglio digitale
Regia Sam and Fred Guillaume
Una creazione poetica, commovente e dolcissima, nata dall’incontro fra gli autori e l’équipe di accoglienza d’urgenza la Tuile di Friburgo (http://www.la-tuile.ch/site/) e i suoi ospiti, uomini e donne dall’esistenza precaria e marginale. In assoluto il mio preferito di questa categoria (per quello che può valere) e dimostrazione piena che si può “educare” semplicemente informando, senza indulgere in patetismi, lacrime e retorica pelosa; peccato soltanto che duri ‘appena’ 22 minuti … Nel 2013 ha conquistato numerosi illustri riconoscimenti in Svizzera, oltre a una nomination per gli Oscar, a mio parere strameritati perché sia la tecnica (si assiste ad una racconto senza mirabolanti effetti speciali, che nella sua semplicità è ancora più diretto e coinvolgente) sia la trama, sia la scelta di utilizzare degli animali come specchio di una dolorosa esperienza umana, si rivelano vincenti suscitando una struggente empatia con lo spettatore. Sinossi: una stramba comunità di animali vive e si muove in una città cupa e triste; solo la musica, struggente, sottolinea il tran tran delle loro giornate che si trascinano senza luce né briciole di cielo. A sera, tutti si riuniscono nella casa dell’Orso, protagonista silenzioso che incombe con la sua presenza muta, massiccia e pur consolante. Lo vediamo spadellare in cucina con tanto di grembiule, mentre i compagni a tavola narrano le loro storie di miseria, precariato, alcolismo, esclusione… La condivisione del pasto (una semplice zuppa, ma a questo proposito ci sarebbe da scrivere fiumi di parole sull’effetto proustiano e confortante che può provocare, in un momento buio della vita, una scodella di cibo fumante preparato da una mano amica … ricordate Monsieur Ego e la sua ‘ratatouille’?) rinfranca gli animi, e, complice un ingegnoso marchingegno realizzato dalla Volpe (di giorno libraia o bibliotecaria – purtroppo anche queste sempre più categorie identificate col precariato e la solitudine, n.d.r.) la serata di concluderà con musica, balli … e allegria.
la Casa dell'Orso: il lupo
la Casa dell’Orso: il lupo
Mentre l’Orso, senza unirsi alla baldoria (che è riservata, per una volta, ai ‘dimenticati’), si raccoglie sotto le stelle a fumare una sigaretta, in attesa di ricominciare un’altra giornata di dolore e speranza. Il fumo sale dolcemente verso la notte, formando un girotondo di figure attorno al globo lunare. Chissà? Forse il mattino porterà un refolo di ottimismo in più. Per tutti … anche per noi, dopo aver visto questo piccolo gioiello. (Sul sito del film: http://www.lanuitdelours-film.ch/ è possibile acquistarne il dvd, i cui proventi andranno interamente devoluti a la Tuile, n.d.r.)
3Pcast
3Pcast
THE MISSION OF 3P (La missione di 3P), Italia (Larcadarte, Rai Fiction, Ministero dell’interno), 26’
Tecnica 2D
Regia Rosalba Vitellaro
Sceneggiatura Valentina Mazzola, Alessandra Viola, Rosalba Vitellaro
Questo produzione italiana è stata proiettata prima de ‘The Night of the Bear’, quindi è stato per me inevitabile il confronto fra i due: mi sono sembrati distanti come pianeti, sotto ogni punto di vista. Anzitutto spiego che le ‘3P’ del titolo stanno per Padre Pino Puglisi, fondatore del Centro Padre Nostro (www.centropadrenostro.it) al quartiere Brancaccio di Palermo e vittima, a 56 anni, della delinquenza organizzata, proprio per la sua attività di recupero anzitutto fra i giovani. Nel 2013 don Puglisi è stato beatificato durante il pontificato di papa Benedetto XVI. Fin qui la cronaca. Nel ‘cartoon’ in esame i veri protagonisti sono due tredicenni, Giuseppe e Salvatore, che vendono sigarette di contrabbando per potersi comperare l’agognato motorino. Gli affari vanno a rilento, i due vorrebbero guadagnare di più, magari lavorando per qualche pezzo grosso della mafia come Don Ciccio (un mafioso archetipico che avrebbe fatto sganasciare Sciascia, n.d.r.). Provvidenziale (termine appropriato, in questo frangente!, n.d.r.), dunque, l’incontro con un omino strano, magro e stempiato, il quale pare essere proprio la persona che fa al caso loro: questi li ‘arruola’ e come prima ‘incarico’ li mette a ‘sistemare’ il ‘covo’ della ‘banda’. Come si sarà intuito dai numerosi virgolettati, il tutto non è che uno stratagemma per strappare i giovani virgulti dalla strada, ma soltanto dopo un bel po’ i ragazzi scopriranno l’inganno, escogitato e alimentato dal loro presunto ‘boss’, il quale non è che padre Pino Puglisi, detto 3P, cui fornisce voce e personalità il bravo Leo Gullotta (una parentesi sul doppiaggio: con quale criterio si è scelto di far parlare Puglisi e i mafiosi con accento ‘siculo’ e i ragazzi senza inflessione alcuna? Semplice sciatteria o c’è dietro qualche simbologia nascosta? Tipo che i giovani appartengono a un altro mondo rispetto ai vecchi siciliani abituati al giogo mafioso? Perché io, francamente, non l’ho capito, n.d.r.). Si assiste ovviamente alla “redenzione” dei due picciotti in erba, con tanto di predicozzo finale, e anche l’uccisione di don Puglisi (la realtà non si può modificare, purtroppo) viene mostrata giusto nelle sequenze finali (lui che si volta, poi uno sparo fuori campo – in realtà pare che si fosse rivolto al killer, giovane come i suoi protetti, dicendogli semplicemente: ‘ti aspettavo’) con i ragazzi protagonisti che si abbracciano e una voce fuori campo che ricorda la vita e il lavoro di 3P. Che dire? L’intento agiografico e celebrativo della degnissima figura di don Pino Puglisi è talmente scontato da sminuire lo stimolo e l’interesse in chi guarda; viene a cadere non tanto l’effetto sorpresa (la fine della storia, come detto, è nota a tutti), ma proprio il coinvolgimento emotivo e l’interesse per la storia che scorre davanti agli occhi. Insomma, come se si assistesse ad una lezione un po’ pedante, anziché ad uno spettacolo di buona animazione, la quale peraltro lascia spesso a desiderare e le scenografie risultano statiche e poco caratterizzanti: sarebbe questo il ‘famigerato’ Brancaccio? Il Bronx di Palermo? Così lindo e ordinato? E il boss obeso che se ne sta dal barbiere tutto il giorno? Possibile che la Mafia debba venire sempre rappresentata come una cosa antiquata, grottesca e in fondo ‘aliena’ dalla vita reale? (Tra l’altro, si ha l’impressione che siano state riciclati gli sfondi del precedente ‘Giovanni e Paolo e il Segreto dei Pupi’, altro film che ci aveva suscitato non poche perplessità, n.d.r.). Boh, che dire? Non sono certo un’autorità in materia, ma vedendo le produzioni successive proiettate al CotB, mi chiedo perché sembra essere così difficile per le produzioni italiane realizzare dei prodotti diversi, per tecnica e modalità narrativa, dal già visto e sentito. L’Italia sarebbe uno scrigno di belle storie da raccontare, di vita vera, di miti e leggende, di misteri: usiamolo, questo patrimonio, facciamolo conoscere, e per favore: basta favolette per rassicurare i genitori (più che i bambini) e un po’ di rispetto per l’intelligenza di chi guarda. E se l’obiettivo, come spesso è stato dichiarato, è quello di ‘nutrire le menti’, ebbene, come direbbe Gian Burrasca: no alle minestre riscaldate, vogliamo finalmente un po’ di ‘pappa col pomodoro’ anche noi!!!

TV PILOTS (visti venerdì 11/04/2014):

A Skelton Story
A Skeleton Story

SKELETON STORY, Italia (Mad entertainment, Rai Fiction, Ellipsanime, Red Kite Animation Studio), 52×13’
Tecnica 2D, 3D
Regia Alessandro Rak
Con questo episodio pilota dell’omonima serie, finalmente uno spunto originale e divertente dall’Italia. Bei disegni, storia stuzzicante, una protagonista piccola ma pepata e il suo gatto, catapultati a Skeleton, nel mondo degli zombi. Qui affiancheranno il famoso detective Will Musil e il suo assistente Burma in una serie di fantastiche e aventurose indagini. Non stupisce che la produzione sia targat Mad Entertainment, studio napoletano assai celebrato in questa edizione del CotB (presenti anche con l’applaudito lungometraggio ‘L’arte della felicità’, a quanto pare in procinto di essere distribuito da Dynit, n.d.r.). Rak e i suoi sono riusciti nell’intento di coniugare storie di zombi, quindi di per sé un argomento pauroso (per quanto assai ‘trendy’, n.d.r), con personaggi e situazioni spassosi, ironici e talora commoventi. Un bel connubio che piacerà sicuramente, complice una grafica accattivante e un uso sapiente dei colori. Bravi davvero, complimenti.
HelloWORLD
HelloWORLD
HELLO WORLD! (Bonjour, le Monde!) Francia (Normaal animation), 52×5’
Tecnica 2D After effects
Regia Eric Serre
Sceneggiatura Anne-Lise Koeler
Non per niente questa serie è stata poi premiata con il Pulcinella Awards! Realizzata uilizzando per la creazione dei personaggi materiali da riciclo quali carta da giornale (favolosi i gufi di questa puntata pilota!), ovatta (per i pulcini), e altro. Il risultato è di una precisione quasi scientifica e peraltro di una poesia commovente. In ciascun episodio, di 5 minuti l’uno, viene tratteggiata la vita di un animale, dalla nascita fino alla morte: quando la didattica sposa l’arte poetica.
Peansutsband
Peansutsband
PEANUTS, FEATURING GOOD OL’ CHARLIE BROWN, Francia (Normaal animation/PWW), 500×1’
Tecnica 2D After effects
Regia Alexis Lavillat
Sceneggiatura Charles M. Schulz
Questo non potevo proprio perdermelo, per cui ero ben piazzata nella Sala degli Specchi, dove si tenevano le proiezioni. Non c’è molto da dire, lo spirito del grande Schulz è intatto, i disegni sono carini, così come i colori. Però… scusatemi, continuo a preferire i fumetti! (mi associo, n.d.r.)

TV SERIES FOR TEEN: (visti venerdì 11/04/2014)

Grami's Circus
Grami’s Circus

GRAMI’S CIRCUS SHOW, Corea (Studio Gale), 3’
Tecnica 2D, CGI
Regia Chang Hwan Shin
Da vedere! L’azione si svolge sotto il tendone di un circo, dove succede di tutto. Nella fattispecie di questa puntata, un pulcino diventerà il migliore amico di un leoncino che farà di tutto per salvarlo dalle grinfie di un altro leone che se lo vorrebbe mangiare … ma non finirà come forse vi aspettereste. Cinico, dissacrante, spassoso. Se le altre puntate sono come questa, è imperdibile. (e infatti ha vinto nella categoria ‘Serie Tv per adolescenti’, n.d.r.)

LINKERS, Italia (Mediatoon distribution)
Tecnica CGI
Regia Stefania Raimondi
Sceneggiatura Stefania Raimondi, Denis Lima, Samuel Barksdale
Ben fatto ma francamente scontato, e tutto sommato noiosetto Linkers si riduce a poco più di una scopiazzatura di Matrix & c. Il gruppo di adolescenti protagonisti è politically correct: belli, cool, ipertecnologici ed eternamente connessi. Sguazzano fra realtà virtuale, videogames, Q code, negli svariati livelli del gioco creato dall’amico Cassiel. In sintesi, tutto abbastanza prevedibile e in linea con le tendenze attuali, quindi si può anche prevedere che riscuota un buon successo all’interno di una certa programmazione.

TV SERIES FOR PRESCHOOL (visto sabato 12/04/2014):

TiptheMouse
TiptheMouse

TIP THE MOUSE (Topo Tip), Italia (Studio Bozzetto &Y co., Rai Fiction), 52×7’
Tecnica 3D
Regia Andrea Bozzetto
Sceneggiatura V. Mazzola, N. Ioppolo, D. Bargellini, G. Agostinelli
Basati su una collana di libri adorati dai bambini (ideati da Andrea Dami e illustrati da Marco Campanella, edizioni Dami), Tip the Mouse (Topo Tip) narra le avventure di un simpatico topolino alle prese con i piccoli grandi problemi di un cucciolo. Eccovi alcuni titoli dei libri, che vi faranno capire l’orientamento e lo scopo del personaggio: ‘Topo Tip dice le bugie’ , ‘Topo Tip: mamma, non andare a lavorare!’ , ‘Topo Tip non fa la nanna’, ‘Topo Tip non vuole dormire dai nonni’, ‘Topo Tip non vuole lavarsi i denti’, ‘Topo Tip: ma io volevo un fratellino!’ , e così via. La resa del personaggio è assai riuscita: un bel topino ‘morbidoso’ e accattivante quanto il suo omologo cartaceo. Grazie anche all’ottimo lavoro dello Studio Bozzetto, un prodotto che piacerà sia alle mamme che ai piccoli fruitori della serie. (Piccola riflessione semiseria: com’è che i protagonisti di tanti meravigliosi film e fumetti sono dei topi – da Topolino a Ratatouille – che riscuotono immensa simpatia tra la gente, mentre nella realtà tendiamo, nella migliore delle ipotesi, a evitarli? )

(Bene, e come direbbe Porky Pig: “Que-que-questo è tutto, gente!!!”)

Una risposta a “CARTOONS ON THE BAY 2014: PICCOLI SUGGERIMENTI DI VISIONE”

  1. Brava Volpe. Spero che Skeleton story e Topo Tip ce la facciano a essere prodotti. Su Linkers devo aggiungere che la CGI era una Motion capture talmente poco curata che neppure l’indie animation la propone. O se lo fa costruisce delle storie che ne giustificano l’esistenza.

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