La saga dei cyborg parricidi: Meta-Baroni ed. integrale

Metabaroni_COVERQuando si sente parlare di fantascienza si pensa generalmente ai libri o ai film, dimenticando spesso che questa letteratura si esprime anche attraverso il fumetto. Gli esempi di questo connubio sono moltissimi: basti pensare a disegnatori come Moebius e Bilal, oppure a personaggi come Jeff Hawke, L’eternauta e il nostro Nathan Never. A questo ambiente, seppure con caratteristiche autonome, appartiene anche il ciclo dei Metabaroni (Magic Press, 2012, pp. 544, € 49), ideato da Alejandro Jodorowsky e disegnato da Juan Giménez. Il primo è noto per la creatività poliedrica che spazia dal cinema alla letteratura, dal teatro alla lettura dei tarocchi. Il secondo appartiene alla folta schiera di disegnatori argentini, insieme a nomi come Altuna, Breccia, Quino e Zanotto. Giménez è noto ai lettori italiani, fra l’altro, per le numerose storie de L’Eternauta e per quelle apparse sulle testate dell’Eura Editoriale (Lanciostory e Skorpio).

Nel 1975 Jodorowsky cominciò a lavorare a un film tratto dal celebre romanzo “Dune” di Frank Herbert. Allo scopo mobilitò un’impressionante quantità di risorse tecniche e umane, ma poi varie difficoltà lo costrinsero ad abbandonare il progetto. Ma ormai il suo interesse per la fantascienza, che si era già manifestato sporadicamente negli anni Sessanta, aveva assunto un ruolo centrale e aveva bisogno di esprimersi. A quel punto, anziché concepire film tratti da altri romanzi, Jodorowsky preferì cominciare a scrivere storie proprie, affidandone inizialmente la realizzazione grafica a Moebius, che aveva collaborato con lui all’adattamento cinematografico di “Dune”.

Il risultato di questa collaborazione fu “L’Incal”, una serie fanta-umoristica pubblicata su Métal Hurlant, la geniale rivista francese nata nel 1975 con l’intenzione di coniugare fumetto, rock e fantascienza. A chi vuole conoscere meglio questa tappa fondamentale del fumetto europeo consigliamo il libro di Christian Marmonnier e Gilles Poussin “Métal Hurlant 1975-1987: La machine à rêver” (Denoël, 2005). 

juan_gimenez_untitled_002Questa lunga disgressione é stata necessaria per arrivare alla saga spaziale in questione, che trae le sue origini da “L’Incal”: è qui che compare per la prima volta Othon Von Salza, il capostipite dei metabaroni.

Ambientata su un pianeta remoto e in un futuro imprecisato, la storia ruota attorno a una società di guerrieri (appunto i Metabaroni). Il rito della successione, che prevede una lotta mortale fra padre e figlio, si compie soltanto se il primo viene ucciso dal secondo. Questa è la base di una società fondata sulla distruzione. Tanto è vero che ognuno di loro viene mutilato alla nascita: uno è castrato, un altro ha un piede solo, un altro ancora è senza testa. Per sopperire a queste menomazioni viene dotato di una parte meccanica che potenzia le sue facoltà fisiche, quindi si trasforma in un cyborg. In questa società spietata non c’è spazio per le mezze misure: tutto è cupo, estremo, impregnato di crudeltà e di sangue.

Pubblicata in cinque lingue, l’opera è un ampio affresco che offre una lettura intelligente, a tratti impegnativa, ma mai appesantita da un cerebralismo sterile.

Jodorowsky ha impiegato una parte del soggetto che aveva ideato a suo tempo per “Dune”, mentre i disegni di Giménez materializzano nel modo migliore la storia concepita dal regista cileno. La realizzazione grafica è ottima e il prezzo é decisamente contenuto.

Uno dei pochi appunti che si possono fare riguarda i personaggi, tutti quasi uguali nei tratti fisici: donne formose e uomini nerboruti.

Tragica e meravigliosa, la saga dei cyborg assassini verrà ricordata come uno dei capolavori assoluti del fumetto di fantascienza. La serie fornisce materia stimolante per una trasposizione cinematografica, a patto che l’eventuale regista non la stravolga per trarne uno splatter pomposo e indigesto.

[Recensione di Alessando Michelucci]