La povera Italia dei vignettisti

ForattiniFateciCi sono pochi punti di contatto tra la satira di Giorgio Forattini e quella di Massimo Bucchi che hanno però scelto un titolo sostanzialmente simile per i loro più recenti volumi. Se Forattini intitola la sua antologia annuale con un significativo “Fateci la carità” (Mondadori), Bucchi ha scelto “Italia povera” (Saggiatore). Insomma, cambiano le parole ma la sostanza è la stessa, e i due autori narrano con amaro realismo e molta ironia la storia di un anno indubbiamente difficile vissuto da questa povera Italia. I bersagli di Forattini sono sempre gli stessi: il potere, impersonato questa volta per lo più dal governo dei tecnici, la Merkel, lo spred, i banchieri e un po’ anche i politici di casa nostra, tutti più o meno da condannare, seppure senza quel sottile piacere maligno che Forattini mostrava quando disegnava Andreotti o i capetti del vecchio PCI.  Bucchi è diverso, non sempre insegue l’attualità e preferisce una satira più meditata, intelligente, rarefatta, con giochi di parole o titoli di film o libri, con riferimenti storici e culturali che trasformano una vignetta – destinata al quotidiano e pertanto fugace – in una pillola di saggezza, su cui riflettere e magari indignarsi. Del resto il sottotitolo del suo libro dice: “Fatti, contraddizioni, errori della nostra storia”. Che altro fare, se non sorridere amaramente? (Carlo Scaringi).
 

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