Ottanta anni di Topolino settimanale

topolino19321231-01Quando, alla fine del 1932, arrivò il primo numero del settimanale Topolino con la data del 31 dicembre, nelle edicole c’era già da un paio di settimane Jumbo edito da Lotario Vecchi, un altro grande protagonista della ricca stagione dei giornaletti anni Trenta. Su Jumbo comparivano per lo più storie di produzione inglese, come la saga di William Booth che aveva per protagonista un giovane archeologo a caccia di misteri del passato e di avventure di oggi, che nella versione italiana divenne un improbabile Lucio l’avanguardista, secondo i dettami del regime. Ma c’erano anche due settimanali storici come il Corriere dei Piccoli e il Giornalino, nonchè il Balilla e la Giovane Italiana, con cui il fascismo tentava di ideologizzare i ragazzi italiani. Questa ricca concorrenza fu all’inizio un vera palla al Topolino2979piede per l’editore Nerbini che con Topolino voleva lanciare l’umorismo dei topi disneiani. Accanto a qualche striscia originale, sul giornaletto comparivano storie fatte in casa di Vitelli, Burattini e altri disegnatori fiorentini. Ma Walt Disney pretendeva giustamente il pagamento dei diritti: ne nacque una vertenza risolta con un accordo, ma prima della "pace" Nerbini aveva tentato di aggirare l’ostacolo trasformando la testata in Topo Lino e modificando un po’ l’immagine del celebre topo. Ma il settimanale non riusciva a decollare, malgrado l’inserimento di personaggi topolino19320105avventurosi, come Cino e Franco, per cui Nerbini sul finire del 1934 diede vita all’Avventuroso – un vero successo per quegli anni -  e nell’agosto seguente, dopo 136 numeri, cedette Topolino all’editore Mondadori, che fece l’affare della vita. Nelle mani dell’editore  milanese Topolino conquistò il pubblico, aprendo le sue pagine anche a una serie di avventure italiane realizzate per lo più da Zavattini, Albertarelli, Moroni Celsi, Pedrocchi, ecc. che si alternavano con le più classiche vicende disneiane, a partire da Biancaneve. Ma il vero Topolino sarebbe arrivato sul finire degli anni Quaranta quando dal formato giornale si passò a quello attuale. La ridotta dimensione forse penalizzava i disegni ma la presenza di straordinari autori italiani (Carpi, Bottaro, Scarpa, Chendi e tanti altri) forniva infiniti spunti per storie divertenti e originali, come le famose Parodie, che quasi sempre – come riconosciuto dallo stesso Disney – erano migliori di quelle americane. Dopo ottant’anni di successi, la storia continua, e proseguirà a lungo, per la felicità dei lettori grandi e piccoli. (Carlo Scaringi).

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