1 Ottobre 2011 01:06

I primi eroi di Sergio Bonelli

RagazzoWestTra i tanti personaggi ideati o pubblicati dalla casa editrice di Sergio Bonelli, alcuni entrati nella storia del fumetto come Zagor o Mister No, per non parlare di Tex, ce ne sono altri, minori solo in apparenza, ma significativi perché hanno visto il debutto di Sergio Bonelli come autore dalla fervida immaginazione. Si tratta dei cicli "Un ragazzo nel Far West" e "Il giudice Bean" che l’editore ora scomparso aveva sceneggiato sul finire degli anni Cinquanta, dopo alcuni episodi di Tex in cui aveva sostituito il padre. Gli albi, a striscia, di Un ragazzo nel Far West uscirono tra il settembre 1958 e il dicembre 1963, e la serie fu in pratica l’ultima del lungo ciclo dei ragazzi coraggiosi, dal Piccolo Sceriffo al Piccolo Ranger e, su un altro versante, il terzetto italiano di Sciuscià, ecc. Il protagonista, come ricordò una volta Sergio Bonelli, "era un teen-ager coinvolto nelle più spericolate avventure. Ma dopo i primi episodi piombai nella più cupa disperazione, e non sapendo come continuare rifilai la patata bollente a mio padre che proseguì la saga di Tim Carter e del suo amico Dusty per quattro-cinque anni". Papà Bonelli ne accentuò il taglio avventuroso dando una dimensione più realistica alla storia che Guido Nolitta – come Sergio Bonelli si firmava per non screditare il nome del padre – avrebbe voluto più distaccata e magari ironica. Si sarebbe rifatto pochi mesi GiudiceBeandopo scrivendo gli episodi del Giudice Bean, cinque albi che avevano per protagonista un singolare giudice che sul finire dell’Ottocento amministrava la giustizia "a ovest del Pecos" in modo spiccio e casareccio. A quel personaggio il regista William Wyler dedicò una parte nel film "L’uomo del West" (1940), che forse ispirò il giovane Bonelli. Era il 1959, ma gli albi sarebbero stati pubblicati solo nel 1963 perché Sergio Bonelli non si sentiva ancora padrone del mestiere. Il taglio di questi albi (cinque in tutti, di cui l’ultimo scritto da G. L. Bonelli) è decisamente umoristico e grottesco in cui il lato comico evidenziato anche dal disegno di Tarquinio – prevale su quello drammatico. A questo punto la fase di apprendistato sia come autore che, soprattutto, editore, era conclusa. Zagor, creato giusto mezzo secolo fa, era alle porte, la casa editrice stava crescendo, gli impegni – ma anche i successi – aumentavano, perché bisognava scrivere giorno per giorno la storia del fumetto italiano, costruita faticosamente partendo dall’alloggio dove vivevano Sergio e la madre Tea, e dove sono nati e sono cresciuti Tex e i suoi fratelli. Tanti, tantissimi e tutti riusciti, per la gioia dei lettori. (Articolo di Carlo Scaringi).