C’era una volta l’animazione italiana

E adesso non c’è più, o quasi, si potrebbe aggiungere completando il titolo. O meglio, c’è e vive di ricordi, da Bozzetto alla Gabbianella, come ha appena scritto Roberto Davide Papini nel suo blog. Eppure questo filone in Italia è stato sempre molto ricco, già negli anni difficili prima della guerra. Le stagioni di Carosello, e poi della grande pubblicità e delle tante sigle televisive, hanno offerto numerose occasioni di lavoro. Senza colpevolizzare nessuno ci sembra che è stata proprio questa massiccia offerta e questa facilità di lavoro (precario, come va di moda oggi) a limitare – si potrebbe dire inaridire, se non fosse un termine eccessivo – la fantasia e la creatività degli autori e degli studi di animazione, che si sono quasi adagiati sul miraggio di un lavoro sicuro, evitando di guardare dietro l’angolo. Paradossalmente tutti sono diventati come gli statali, che tirano a campare aspettando lo stipendio, che tanto arriva sempre. Eppure qua e là ci sono piccoli gruppi di creatori – soggettisti, disegnatori, animatori, ecc. – che continuano a lavorare. Ogni tanto si vede qualche risultato, per esempio il ciclo Cuccioli realizzato dal gruppo Alcuni, ma molti restano fuori, esclusi dal piccolo schermo, scacciati dalle produzioni straniere, asiatiche per lo più, che monopolizzano tutto. Da qualche anno Romano Garofalo (che molti ricorderanno come autore di Jonny Logan, di Mostralfonso e altri personaggi umoristici) ha creato un gruppo di lavoro di quasi trecento persone che ha preparato una lunga serie di cortometraggi (almeno 45), divertenti e originali, con i personaggi della vita quotidiana (il tifoso, il vigile, il prete, l’automobilista e così via) che offrono qualche minuto di veloce e sincero divertimento. Secondo Garofalo, il progetto potrebbe avere un ulteriore sviluppo con un merchandising adatto (quaderni, magliette, ecc.) e potrebbe favorire anche la produzione di alcuni lungometraggi. Ma chi controlla gli schermi televisivi in Italia (RAI e Mediaset) innalza veri muri di gomma contro cui si infrangono anche le migliori proposte. Garofalo e altri come lui chiedono un aiuto, un’apertura di credito, di fiducia, per dimostrare che in Italia l’animazione non è morta, anche se non è in buona salute. (Carlo Scaringi).