22 Giugno 2011 01:35

Stria: problemi di oggi e streghe di ieri

Stria è un bel nome femminile, quasi dolce ma anche un po’ aspro. Non a caso infatti la parola, nel dialetto di alcune valli bresciane, significa strega, ovvero ci riporta indietro di qualche secolo quando le donne, magari solo un po’ strane, scontrose o semplicemente zitelle, venivano subito accusate di essere delle streghe, e finivano sul rogo o in fondo a uno strapiombo. E’ questo il singolare e forse inquietante punto di partenza da cui inizia “Stria”, nuovo romanzo a fumetti targato Bonelli, scritto e disegnato da un autore italiano, Gigi Simeoni, nato a Brescia nel 1967 con un passato di lavori a mezza strada tra l’horror e l’avventura, e autore nel 2007 de “Gli occhi e il buio”, insolita storia di un serial killer con ambizioni artistiche che uccide per carpire, quasi fotografare, e poi trasferire in un dipinto, l’ultima immagine che resta negli occhi prima della morte. Dopo quel romanzo, edito come questo dalle edizioni Bonelli, Simeoni ci sorprende con una storia ambientata in zone a lui familiari, come la Val Trompia, il paesino di Marmentino e altri luoghi dove sopravvivono antiche leggende, e dove Simeoni passa spesso le vacanze. La storia si dipana su diversi piani e differenti scenari, con i protagonisti che s’incontrano durante un volo sull’Africa. Chiara è una hostess di quarant’anni, stressata dal lavoro, dall’età e dalla paura di perdere il posto perchè di questi tempi le compagnie aeree hanno il licenziamento facile. Bruno è un fotografo di guerra che cerca di scoprire i misteriosi motivi dell’assurda violenza degli uomini. In seguito a un crisi di Chiara durante il volo, i due scoprono di avere qualcosa in comune, forse sono stati compagni di giochi negli anni felici di Happy Days e di Goldrake, insieme a un altro bambino, decisamente strano e tenebroso. Cercano di saperne di più, vanno alla ricerca delle loro radici tra le valli e i monti del Bresciano, scoprono leggende antiche e miti arcani che sopravvivono, almeno nei racconti dei vecchi del paese. La narrazione e il disegno di Simeoni alternano il presente al passato, in un viaggio nella memoria e nel mistero, sempre pieno di sorprese. Nel corposo racconto – oltre 300 pagine, vero esempio di letteratura disegnata – scarseggiano forse le descrizioni (non tutti hanno le doti liriche del Manzoni dell’”Addio monti sorgenti, ecc.”) ma i dialoghi sintetici e puntuali approfondiscono bene la storia. Simeoni è bravo a scrivere, ma di più a disegnare, le scene corali meglio dei primi piani e soprattutto il territorio, dalle foreste, maestose di giorno inquietanti di notte, alle montagne, aspre, dure, quasi irraggiungibili, con le vette fra le nuvole, come la verità che inseguono Chiara e Bruno. (Articolo di Carlo Scaringi).