14 Giugno 2011 08:00

In alto i Quorum!

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Lo confesso: sono stato zitto zitto e buono buono fino all’ultimo momento. Ho ignorato le proiezioni, gli “exiit-poll”, le illazioni, le supposizioni, le ipotesi e le divinazioni. Mi sono sforzato di non prestare orecchio al Calendario Maya, alla trentasettesima Profezia di Celestino, alle sestine di VostraDamas o alle sparate del Mago Zurlicchio! Mi sono piuttosto incavolato però a sentire le maldestre, premature dichiarazioni Maroniane, foriere – a mio scaramantico avviso – di possibili, qualunquistici ragionamenti del tipo: “ma se il ministro ha detto che il quorum c’è allora posso anche non andare a votare, nòh?”… ma sono riuscito a non sbroccare neppure di fronte a ciò! La matita ballava sul tavolo da disegno come in una seduta spiritica di Madame Blavatsky, ammaliandomi con sirenesche profferte: “Eddài! Tanto il Quorum ormai c’è! Disegna ‘sta vignetta vittoriosa, dài!”… Insomma, ho aspettato che avessero votato anche gli abitanti di Rocca Pizzo Papero di Sotto, gli eremiti del Santuario di Pimpandoli e i Pastori erranti delle Alpi Rubegonde e poi… WOW! Ho emesso un sospiro di sollievo che avrebbe dato filo da torcere pure al Tornado Genoveffa! Lo so, noi che navighiamo nel Meraviglioso-Mondo-Della-Fantasia siamo adusi a bombastiche metafore e a onomatipeiche allocuzioni, ma vi posso assicurare che le parole di cui sopra sono un pallido riflesso di ciò che ho provato veramente. Sono felice – ça va sans dire! – della vittoria dei SI’,  ma ciò che più mi rallegra è proprio la partecipazione massiccia delle persone – spesso a dispetto di difficoltà, ostacoli e impedimenti fra i più vari – alla Polis, a quella Cosa Pubblica che, proprio perché pubblica e quindi di ciascuno deve essere costantemente curata, segujita, salvaguardata e nutrita! A tutte le Cassandre, i corvacci e i sedicenti esperti-da-bar che continuano a suonare con finta ‘saggezza’ la fanfara della rassegnazione insistendo sulla solfa del “tanto son tutti uguali”, “è tutto un magnamagna”, “che-possiamo-farci-noi-tanto-ce-lometteranno-sempre-in-quel-posto” vorrei dedicare – col permesso del Grande Eduardo – un sonoro, tonitruante Pernacchio, a sottolineare che, quando le persone cominciano ad alzare la testa dal telecomando, Fare Politica smette di essere un epiteto ingiuriativo e riacquista la sua originaria accezione, nobile, pulita e coraggiosa. Un modo, IL modo che ognuno di noi può e deve utilizzare per prendersi cura della Democrazia. Per l’articolo e le fonti della vignetta Cliccare QUA