Animazione iraniana: una rettifica e una precisazione

In riferimento al mio pezzo sull’animazione iraniana, devo fare una doverosa rettifica: sovrapponendo due incontri avvenuti nella stessa giornata ho finito per attribuire alla Rubicon Group Holding la nazionalità egiziana, mentre si tratta di un gruppo con quartier generale in Giordania, filiali a Los Angeles, Dubai, Manila e altre aree medioorientali. Mi scuso vivamente per l’errore, che di conseguenza rende non pertinente il riferimento al fumettista Magdi El Shafee ma rafforza d’altra parte quello sulla mancanza nella loro serie “Ben & Izzy” di un protagonista israeliano. Sinceramente, sono contento che nessuna delle due domande sia stata posta. Il senso del mio articolo non risiedeva in una ideologica presa di posizione filo-iraniana ma nella speranza che dall’arte dell’animazione, in qualsiasi contesto essa nasca e si sviluppi, possa nascere una spinta al miglioramento. Un popolo è ben altro che il riflesso del governo sotto cui si trova di volta in volta a vivere, ed io continuo a voler leggere nelle sibilline parole del regista di ‘Tehran 2121″, Bahram Azimi – “…gli Iraniani manterranno salde le loro convinzioni morali, sociali e culturali per sempre.” – non la difesa fanatica (o pavida) di una dittatura quanto la fiducia e la fierezza delle proprie radici, della propria civiltà e della propria storia. Di cui Ahmadinejad e gli ayatollah sono soltanto una parte, forse neanche fondamentale. Purtroppo queste considerazioni lasciano il tempo che trovano e tolgono spazio alle valutazioni concrete, quelle tecnico-artistiche: torniamo a valutare i prodotti dell’animazione in base a ciò che valgono e non per ciò che rappresentano, e se l’anno prossimo il film iraniano verrà proposto completo a Rapallo non esiterò a giudicarlo brutto se sarà il caso…prima però, per favore, guardiamolo tutto.