Un settimanale dimenticato: il Travaso

Il_Travaso_delle_idee_1922 “Ci avete fatto caso…” come diceva Aldo Fabrizi aprendo i suoi monologhi comici, ma da qualche tempo sono scomparsi i settimanali umoristici e satirici, così numerosi e pungenti nel Novecento. Sono spariti perché oggi la satira si è trasferita in televisione e sui quotidiani, dove ogni giorno compaiono puntuali vignette dei migliori disegnatori satirici, da Forattini a Giannelli, da ElleKappa a Staino. All’inizio del Novecento due fogli satirici, destinati a fare la storia della satira italiana, si contendevano i lettori. Da una parte c’era l’Asino, anticlericale e socialista, di Podrecca e Galantara, mentre sul versante più moderato c’era il Travaso, nato alla fine di febbraio 1900 a cura di un gruppo di Travaso12ott24disincantati intellettuali. Il titolo esatto era “Il Travaso delle idee” e il primo numero, forse per la fretta o l’inesperienza, non recava né il prezzo né l’indirizzo della redazione  che di solito si riuniva in un vicolo della vecchia Roma, nella casa di Carlo Montani, uno dei cinque amici protagonisti di questa “scommessa”. Gli altri erano Filiberto Scarpelli, con un’esperienza all’Asino, Yambo (ovvero Enrico Novelli, figlio di Ermete, grande attore), Marchetti e Tolomeo. Ma il vero “padre” del settimanale era Tito Livio Cianchettini, singolare figura di filosofo e umorista, morto ultraottantenne nel gennaio dello stesso 1900. Per anni Cianchettini stampava e vendeva, dentro una rudimentale baracchetta, dei fogli intitolati “Accidenti ai capezzatori” pieni di sfoghi personali, massime letterarie e proteste contro tutti e tutti. Bastava un soldo per acquistare questo distillato di umorismo e saggezza. Gran parte di quello spirito si è travasato – è il caso di dirlo – nel nuovo giornale, scritto e disegnato dai cinque amici e pochi altri collaboratori, tra cui il poeta Trilussa e il giornalista Luigi Lucatelli,  che inventò la figura di Oronzo Marginati, il cittadino che protesta contro tutto e tutti, che raccolse grande successo fra i lettori. Il Travaso andò subito bene, tanto che venne varata anche un’edizione quotidiana, Travaso1924ma “senza quattrini, senza programmi, senza partito”, come era scritto nel primo numero, non si va avanti. Il momento migliore del settimanale è coinciso con l’arrivo di Guglielmo Guasta. Collaboratore nel 1911, poi redattore e dal 1921 direttore, Guglielmo Guastaveglia (un nome troppo lungo, subito abbreviato in Guasta), romano, ragioniere, paroliere di canzoni, favolista, giornalista e disegnatore, portò il Travaso a tirature notevoli, toccando le 300 mila copie nel 1924, quando cominciarono le prime censure del regime. Nel 1956, ripensando a quegli anni, Guasta – morto a 96 anni il 18 febbraio del 1985, 25 anni fa – disse di non aver mai fatto l’apologia del Ventennio, pur non avendolo mai totalmente deprecato. Sotto la sua direzione Scarpelli, Camerini, Bartoli e altri disegnarono vignette pungenti contro il regime e contro l’opposizione senza cadere mai nel qualunquismo o nell’umorismo fine a se stesso, come accade invece dopo la guerra, quando il Travaso, diretto ancora da Guasta, risorse e sopravvisse grazie ai ricordi del passato, ma arricchito dalle vignette di Amurri, Isidori, Nistri, Castellano & Pipolo, Vighi, Attalo, De Seta e Jacovitti. (Carlo Scaringi).