Deficienti a chi?

Nella rassegna stampa di domenica 5 aprile, al Festival Cartoons on the Bay, ci si è trovati a leggere un titolo che spiccava per la sua eloquenza: “TV PER BAMBINI DEFICIENTI : le anteprime a Cartoons on the Bay“, pubblicato sul quotidiano Libero e firmato da Francesca D’Angelo. Interrogato in merito durante la conferenza di chiusura, il direttore artistico Roberto Genovesi si è rifiutato di commentare le parole di una collega rispettandone l’opinione ma ha riflettuto sul fatto che in base a un tale assunto anche tutti i presenti potevano essere considerati poco intelligenti. In realtà, chi scrive ritiene che non sia stato focalizzato il vero problema dell’articolo in questione: il complemento del titolo era infatti “Supereroi con l’i-phone, genitori bisex. E il premio Oscar Cerami fa Pipì e Pupù“. L’autrice non se la prende con l’eccesso di marketing che sta a mio avviso travolgendo la programmazione rivolta ai teen-agers, ma paventa ciò che a suo dire sarà “un’ondata di trash” ad opera delle reti generaliste tramutatesi in “cyborg spoglia-barbie“(?). Il pretesto sarebbe la presentazione a Rapallo di una nuova serie Rai Fiction, diretta da Enzo D’Alò su testi di Vincenzo Cerami e disegni di Anna Laura Cantone. Una serie per bambini piccoli ma adatta anche agli adulti grazie alla grafica deliziosa, l’humour sottile e le belle musiche di Daniele De Gregorio, applaudita pressocchè all’unanimità durante il Festival. Quale sarebbe il problema, dunque? Anzitutto, il titolo: “Pipì, Pupù e Rosmarina“, che risulterebbe troppo grottesco ed evocativo. In realtà, può strappare un sorriso la prima volta ma dopo non ci si dovrebbe pensare più. Il vero scandalo, secondo D’Angelo, è che i tre animaletti protagonisti hanno un “oggetto del desiderio … un genitore al contempo mamma e papà” che l’articolista identifica nientemeno che nell’ex onorevole transgender Vladimir Luxuria alla quale propone venga affidato il doppiaggio della creatura in questione. E qui arriviamo subito al punto: Mapà, ovvero l’obbiettivo delle ricerche del trio, non esiste. Vincenzo Cerami ha spiegato chiaramente trattarsi di un pretesto, una chiave narrativa per giustificare le avventure “picaresche” del gruppo, una sorta di Idea (i genitori, la famiglia) cui anelare ma mai raggiungibile. Ricercare una provocazione sessuale in un cartone dichiaratamente rivolto ai bambini come questo è, sinceramente, pretestuoso e ,ritengo, offensivo nei confronti di artisti che ci hanno lavorato seriamente: un conto è criticarne la riuscita in termini di qualità (e qui non è proprio il caso), un altro è spingerlo forzosamente in un contesto da cui è totalmente avulso. Troppo spesso il mondo del fumetto e quello dell’animazione vengono trascinati in polemiche gonfiate ad arte che li usano come pretesti macchiandone la reputazione talvolta in modo indelebile, per cui sarebbe ora di capire che se un bambino cade dal balcone mentre imita un pokemon il problema non sono gli Anime, ma il fatto che la creatura passasse troppo tempo solo davanti alla Tv e magari senza essere sorvegliato adeguatamente; così, anche se si è in disaccordo con la condotta di certi personaggi mediatici come la signora Luxuria, non si può considerare “ambiguo” un cartone come quello di D’Alò (da sempre autore di film garbati e non-violenti) in cui i veri fruitori, i bambini, sono certo non vedranno assolutamente nulla di disturbante. Se Libero avesse citato la nuova serie della Sunrise, “Code Geass” (andrà in onda su Rai4), si poteva ancora capire, datasi in essa una certa componente di erotismo e violenza, ma in questo caso la polemica appare del tutto infondata. Anche la successiva critica alla serie Mediaset “Zorro Generation Z” appare debole: riproporre i vecchi eroi in chiave riveduta e aggiornata è una prassi ormai radicata, sono esperimenti necessari per trovare nuovi linguaggi espressivi e come tali non sempre riescono, talvolta si sbaglia cercando la via più banale, ma non per questo sono da disprezzare. Anche i celebrati Simpsons nascono dalla rielaborazione delle vecchie sit-com per famiglie e nonostante i contenuti siano oggettivamente forti vengono trasmessi tranquillamente in fasce orarie dedicate ai più giovani. Senza grosse polemiche da parte dei media, che anzi ne esaltano la forza dissacrante. Per ricollegarci infine all’affairePipì, Pupù e Rosmarina”, vorrei ricordare che il Maestro Miyazaki aveva tra i suoi progetti anche una storia sociale della cacca, per cui direi che le feci non sembrano più costituire un argomento così’ scabroso, dopotutto … Insomma, l’animazione merita che se ne parli con rispetto e conoscenza di causa, senza tranciare giudizi sommari … o somari, senza mischiarla proditoriamente con altri ambiti mediatici e non sottovalutando la capacità di giudizio dei suoi fruitori più giovani, capaci ne sono certo di difendersi tranquillamente da soli.