Lo strambo caso di un quartiere di Torino, “militarizzato” per far uscire da un grande palazzo… 6 persone e 2 gatti

Come sempre, bisogna essere dentro alle cose, per capirci qualcosa.
Leggere articoli basati su “veline” governative o di partito, non aiuta a capire, anzi.

Ma il Consolato di Syldavia, casualmente, è situato proprio in questo quartiere, a due passi dal centro sociale Askatasuna. Praticamente tutti nel quartiere Vanchiglia, gli ex abitanti del palazzo di corso Regina erano conosciuti dai cittadini per le loro attività positive sul territorio. Ex, perché da tempo, dopo l’accordo col Comune, il palazzo era sostanzialmente disabitato in attesa di ristrutturazione. Tuttavia, come detto, ben 500 Agenti di Polizia sono stati mandati “sgomberare”. Ci han trovato 6 persone e 2 loro gatti (che a momenti restavano murati dentro, nella foga di sbarrare le porte a un eventuale rientro degli sgomberati).

Askatasuna – foto La Stampa
Sotto casa… foto Goria

Certo, sulla quantità e nel tempo non c’è dubbio, si sa, ci siano stati anche i soliti facinorosi violenti (che arrivano sempre, da chissà dove, chissà perché, chissà per conto di chi, a rovinare tutto), ma la gente del quartiere conosceva di persona “quelli dell’Aska” per altre attività e non ha gradito per nulla il blitz in salsa “stato fascista di polizia” che ha reso improvvisamente indisponibili alla gente intere vie, dal 18 dicembre 2025 (e ancora oggi e non so ancora bene per quanto). Pessima tempistica, pessima gestione complessiva, pessimo impatto sul quartiere: molta gente aveva paura non “degli Aska”, ma, incredibile a dirsi, della Polizia, che si mettesse a sparare, che ingombrava e bloccava le strade, che ha lasciato per strada tutti i bambini delle 3 scuole che il blitz ha bloccato senza preavviso con genitori che dovevano andare al lavoro e ora non sapevano più come gestire i piccoli…
Succede, dirà qualcuno che fosse abituato a cose del genere. Magari vive in zone in guerra, o in territori di mafie, non lo so. Ma qui non era mai successo nemmeno quando il quartiere, ormai tanti anni fa, era in mano alla criminalità organizzata che ancora regolava i propri tragici conti con cadaveri sui nostri marciapiedi (l’ultimo ho fatto in tempo a scorgerlo io stesso). Se non ricordo male, e non è bello a dirsi, fu la scambio di zona tra le mafie precedenti e una di origine molto lontana a riportare tranquillità (gli affari anzitutto).
Per cui, certo, succede, ma qui non era ancora successo, di svegliarsi con camion della Polizia che chiudono la via per la tua farmacia, il percorso dei tuoi cani, il supermercato dove fai la spesa e compagnia bella, ed è stato… brutto.
Per carità, i lavoratori della Polizia non si sono comportati da “polizia fascista”, come si urlava tanti anni fa. Hanno fatto quel che era stato loro ordinato, senza metterci inutile e deleteria cattiveria. Anzi li abbiamo visti vagare alla ricerca di un bar dove scaldarsi e prendere qualcosa, mentre i colleghi del cambio stanno nelle camionette col motore acceso a vegliare su… non si sa bene cosa. Probabilmente è stato ed è uno spreco di risorse umane. Tanto da far pensare male: che qualcuno volesse far saltare gli accordi a fini elettorali, magari far cadere la giunta, e per farlo è passato sulla testa non solo dei poliziotti, ma anche degli ignari cittadini? In fondo è possibile, visto il modo spregiudicato con cui certi attuali politici si comportano. Lo chiarirà la Storia, se non la Magistratura.

Nel frattempo, come promesso, ieri c’è stata la “manifestazione nazionale” dei sostenitori del centro sociale. Così relaziona La Stampa:

… In circa duemila, per lo più antagonisti del centro sociale Askatasuna sgomberato lo scorso 18 dicembre, hanno dato vita ieri sera, 31 dicembre, alla Street Parade. Con la musica a tutto volume sparata dalle casse del furgone per aprire il corteo, la Street Parade è stata organizzata anche per chiedere di «liberare il quartiere Vanchiglia dalla militarizzazione delle forze dell’ordine». Canti, balli e fuochi artificiali fino all’alba davanti al campus Einaudi e qualche tensione che non è fortunatamente sfociata in scontri violenti con le forze dell’ordine…”

Leggi il resto su https://www.lastampa.it/torino/2026/01/01/news/street_parade_askatasuna_carabinieri_feriti-15451932/ e per capire cosa sia stato e cosa sia ora il centro sociale Askatasuna leggi: https://www.lastampa.it/torino/2025/12/22/news/don_ciotti_askatasuna_e_stato_anche_ossigeno_non_tutto_va_criminalizzato-15443481/ .

Fortunatamente. Ma non c’entra la fortuna, direi. Chi voleva far vedere i muscoli mandando la Polizia a fare una invasione (dal sapore vagamente fascistoide, secondo alcuni) del quartiere ha dovuto frenare, fare qualche passo indietro, rendersi conto di aver esagerato e di aver irritato i cittadini. E si è ben guardato dal dare regole d’ingaggio “violente” agli Agenti. E un ragionamento affine potrebbero aver fatto “quelli dell’Aska”, forti dello storico e apparentemente rinnovato consenso popolare ottenuto in Vanchiglia. Hanno evitato provocazioni e si son limitati a fare una grande festa, alla quale c’erano anche famiglie. Stavolta i soliti provocatori, fessacchiotti violenti e rabbiosi, e magari qualche infiltrato (ce n’è per tutti i gusti e lo si sa bene), non hanno potuto esprimere il loro peggio. Azioni violente che sono a danno, alla fin fine, proprio del centro sociale e delle sue istanze, e che per questo spesso possono far sorgere sospetti sulla provenienza effettiva di tali persone, praticanti le tecniche di disturbo violento propalate dal Presidente emerito KoSSiga: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno». «Lasciarli fare (gli universitari). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».  «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».  Così, oscenamente e indegnamente Cossiga dixit. E così è solito farsi nei regimi di qualunque tipo di fascismo, da molto, molto prima che il fascismo diventasse “disumanità codificata” da Mussolini e compari.



Ciò detto, stamattina dopo la festa in piazza Vittorio con ospiti canti e balli, e il corteo musicale per le vie attigue, tutto tranquillo, strade pulite, niente fuoco e niente ferro. Purtroppo ancora camionette agli angoli della parte interna del quartiere (quella vicino al palazzo Askatasuna), sbarramenti, poliziotti vaganti in cerca di bar (oggi forse tutti chiusi), posti per i rifiuti sigillati e inutilizzabili come ieri… Domani si vedrà.
Ci si può augurare che prevalga il buon senso e gli Agenti possano tornare al loro normale lavoro, già complesso di suo, senza dover sentire aumentare, incolpevoli, la distanza con la popolazione. E che torni di moda l’uso del raziocinio nell’affrontare certe questioni.

Il prossimo appuntamento con Askatasuna sarà, se non erro, il 31 gennaio 2026. Vedremo. Poi bisognerà anche far chiarezza sul perché e sulla strana modalità di quell’anomalo e leggerissimo, ma strategico, “assalto” al quotidiano La Stampa (che non se lo meritava proprio per niente) e su quanto le elezioni prossime venture incidano sulle scelte dei politici (e del Governo) nel gestire questioni delicate come queste. Sempre IMVHO, si capisce.

L’articolo Lo strambo caso di un quartiere di Torino, “militarizzato” per far uscire da un grande palazzo… 6 persone e 2 gatti proviene da afNews Fumetto e dintorni dal 1995 non profit journalism.

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