Al Bar della Grande Rete si parla ogni lingua!

Premessa: Al Bar della Grande Rete ci va chiunque, ignorante e colto, demente (come me) e intelligente assai, e si dicono cose acute e cose idiote, cose buone e cose cattive, cose utili e cose inutili, cose vere e cose false…


Ho già detto quanto ritenga da evitare come la peste i commenti, se non sono veri, utili e buoni – tutt’e tre contemporaneamente? Vanno insieme altrimenti non vale, esattamente come i tre pilastri della Democrazia: LibertàUguaglianzaSolidarietà che devono essere sempre presenti tutti e tre, e tutti insieme, in egual misura, altrimenti si vacilla e si cade.

Bene, è capitato più d’una volta di incrociare commentatori che si qualificano come fascisti (oggi non si ha più paura di scriverlo giacché si ritiene di avere un Governo amico, purché sotto pseudonimo, si capisce, perché comunque non si sa mai) e pretendono violentemente che su Internet non si scriva nella propria lingua (anche locale, quelle che chiamiamo dialetti, ma sono lingue a tutti gli effetti, peraltro lingue naturali e di solito ben più stagionate dell’italiano standard),  ma solo in Italiano, “come ai tempi del fascismo” urlano, quando era vietato (è vero) parlare nella propria lingua locale persino a casa propria, pena un fracco di botte ecc. (l’ecc. non sto a specificarlo perché potrebbe essere molto sgradevole – comunque chiedete ai vostri bisnonni, se siete di quelle zone che hanno subito anche questo, dal fascismo storico). Di solito questi commentatori (se sono umani e non bot) non si esprimono nemmeno in un italiano corretto, mostrando così la loro, spiace dirlo, ignoranza crassa proprio sull’argomento in questione.

Peccato siano così narrow minded. Il patrimonio culturale della penisola italiana è ricco proprio per la variegata Storia, per le numerose e diverse Culture, per le tante Etnie e i tantissimi stati (che non avrebbero dovuto essere conquistati a suon di cadaveri dai Savoia, ma federati, semmai, in una Repubblica, ma tant’è, è sangue-e-acqua passata), per la quantità enorme di Lingue Locali che portano con sé Storia e Cultura ed Etnie diverse (nell’immagine ingrandibile una sintesi delle principali lingue locali della penisola).

Click l’immagine per ingrandirla – Mappa di Antonio Ciccolella da Wikipedia – Licenza:  https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Dialetti_e_lingue_in_Italia.png

Che gli Stati Nazionali di solito siano stati formati con la violenza e la sopraffazione, che le Lingue Nazionali siano state imposte con la violenza e la sopraffazione ecc. ormai dovrebbe saperlo chiunque (per quelli che arrivano solo adesso, sì, anche l’Italia). Tant’è che in Italia, per fare un solo esempio, l’italiano standard è diventato davvero “universale” con la Televisione e il sempre sia lodato Maestro Manzi.
Nel 1861, con “l’Unità d’Italia”, divenne la lingua burocratica (non quotidianamente praticata dai popoli assoggettati) del Regno d’Italia. Prima, nel Regno dei Savoia, si parlava invece il francoprovenzale savoiardo, e si parlava magari il Torinese a corte, e si usava il francese per le cose ufficiali (giacché era lingua franca in molti stati prima che i Beatles portassero l’inglese nel mondo). Con il fascismo divenne una lingua forzata, ma nonostante l’uso sistematico della coercizione violenta, le lingue locali ovviamente non vennero scardinate.
La lingua è cosa che riguarda la vita vera delle persone, gli affetti, i ricordi, sentimenti ed emozioni, lavori quotidiani per sopravvivere… Solo dei gran bastardoni possono pensare di forzare in modo disumano una lingua su chi ne parla un’altra, sradicandone le radici. E non aggiungo altro, ché la cosa mi fa imbestialire.

Quanto all’italiano di Dante, potrei ricordare male, ma forse deve qualcosina alla Sicilia… Vale la pena di una ricerca ad hoc (“Dante riconobbe la scuola poetica siciliana come la fonte della poesia volgare italiana”).
Che poi si sa come l’italiano sia diventato la lingua franca nella penisola (prima c’erano le lingue italiane, cioè le lingue della penisola che si somigliavano, o avevano comunque abbastanza in comune da capirsi quanto basta). E’ successo, direi, grazie al Manzoni, in fondo, perché le lingue dei letterati fanno tutto un altro effetto. O meglio, di solito diventa lingua nazionale una lingua che ha un abbondante e autorevole letteratura alle spalle. Ma perché Alessandro ha scelto il fiorentino, invece del milanese, o del siciliano, o del napoletano?…
Se non ricordo male (ma non fidarti di quel che scrivo: controlla sempre su fonti di alto livello e accreditate, magari anche internazionali, così sono meno di parte rispetto alle nostre italiche faccende) il fiorentino in quel periodo era particolarmente apprezzato all’estero dalle persone colte, forse anche perché è da quelle parti che venne codificato, tra il Quattrocento e il Cinquecento sulla base del fiorentino letterario usato nel Trecento (si torna a Dante, quindi, al siciliano). Ecco. Un ottimo motivo per puntare sul sicuro. Magari avrà fatto un pensierino alle vendite internazionali? Chissà… 🙂
In ogni caso scelse “l’italiano” (fra i tanti “italiani” parlati nella penisola italiana) parlato a Firenze, che era il fiorentino. Ma non ne sapeva abbastanza, per cui dovette chiedere aiuto. A una donna fiorentina assai colta e, manco a dirlo, siccome era una donna quanti sono quelli che si ricordano il suo nome, anche se è a lei, in buona sostanza, che si deve l’italiano standard letterario?
Potrei dirtelo qui, ma no.
Non it fidare di me, non qui al Bar della Grande Rete. Vai a fare una ricerca seria e vedrai che lo trovi il suo nome. Sarà una soddisfazione personale e forse trovi anche altro di interessante. La curiosità, poi, per quanto non risolva certo tutte le nostre ignoranze (sono troppe: per questo come specie ci avvantaggiamo delle conoscenze di tanti individui diversi, ciascuno con le proprie conoscenze specifiche), ma di sicuro ci aiuta a tappare un sacco di buchi. Essere totalmente ignoranti non è bello: è una grande sfortuna. Essere curiosi aiuta.

Giusto per far altre due chiacchiere, io parlo l’italiano standard del Novecento. Quello degli attori dell’Accademia di Arte Drammatica. A casa i miei parlavano quello e io ho avuto la possibilità di seguire la RAI degli inizi (anche se noi non avevamo la TV, ma si poteva vederla grazie a… – è un’altra lunga storia, via), dove si parlava quell’italiano lì.
Purtroppo i miei non mi parlavano nelle lor rispettive lingue (il trentino della Val di Pejo mia mamma e il torinese mio papà, che peraltro era evidentemente portato per le lingue italiche e ne capiva e parlava diverse) perché temevano che se avessi parlato con cadenze regionali sarei stato svantaggiato a scuola. Non sapevano, ahinoi, che invece, conoscere più lingue come lingue madri è di grande aiuto. E non causa nocumento alcuno: se si ha l’immane fortuna di imparare con l’uso naturale e quotidiano la lingua locale e l’italiano standard e l’inglese (faccio per dire) da piccoli, quindi come lingue madri, si parlerà l’italiano standard come si deve e senza cadenze regionali eccessive, il dialetto alla perfezione, l’inglese con la dovuta cadenza, senza fare confusione fra di loro. Però a quanto pare ho comunque preso da mio papà una certa predisposizione per le lingue (non solo quelle italiche) e amo cambiare cadenze italiche e straniere per divertimento e ne capisco svariate e ne parlo alcune. Ed è molto bello: ogni lingua è un tesoro da conservare e coltivare e può esprimere cose diverse che solo in quella lingua particolare coprono un certo significato, una certa storia, una certa cultura.

Oggi l’italiano standard sta diventando una rarità? Le lingue vere forse non sono quelle della letteratura, ma quelle che parlano gli esseri umani nella vita quotidiana. Politici, vip vari, persino giornalisti, forse per arrogante ignoranza, sempre più spesso parlano alla come viene viene e accumulano non solo svarioni, che passano (data la loro personale visibilità) al popolo, ma usi veramente nefasti che impoveriscono la lingua e che nulla hanno a che vedere con le parole originarie o con la normale evoluzione di una lingua naturale (e parlano in modo diverso pure fra di loro, ok). Insomma, una Babele non di lingue diverse, ma della lingua standard, che viene sminuita, trasformata al ribasso. Credo sia diversa la sorte delle lingue locali, laddove vengono praticate quotidianamente: crescono e si arricchiscono in modo naturale, vitale, quotidiano, non in modo succube dei “VIP”. I quali non di rado tendono a praticare una certa colpevole ignoranza complessiva, non solo linguistica, ché tanto a che serve loro essere colti, se tanto hanno un sacco di soldi e di potere? Non sentono la responsabilità di essere da esempi migliori per il loro stesso popolo. Forse perché a loro importa solo del proprio interesse personale? Ai posteri…

Magari dovremmo rinunciare a essere sudditi culturali dei “potenti” e praticare invece una vera frequentazione umana, condita da sana curiosità e soprattutto tanta, tanta umanità. Se non altro per contrastare la disumanità che avanza baldanzosa e malvagia.


Tutto ciò detto, as usual, IMVHO, errori compresi, per stimolare ulteriori ragionamenti e ricerche.

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