Il Console di Syldavia dixit: Sì, Tintin è stato in Palestina nel 1939/1940, quando tutta quella zona era sotto il dominio degli occupanti britannici. Solo in seguito sarebbe stata suddivisa a forza in una zona per lo Stato di Israele e due zone per i palestinesi, analogamente a quanto si fece con la decolonizzazione nel sub continente indiano, anch’esso parte dell’impero colonialista britannico, dividendolo in una zona induista e due islamiche, pur sapendo benissimo che in realtà fino a poco prima vivevano tutti insieme. All’epoca i colonialisti erano soliti fare e disfare Stati a loro gradimento e, più in generale, (forse quasi tutti) gli Stati Nazionali esistenti ancora oggi sono stati costituiti con la violenza e la sopraffazione (per interessi non della gente, ma di ricchi/potenti che volevano essere sempre più e sempre più potenti, ovviamente a discapito di tutti gli altri esseri umani), senza tenere in minima considerazione le persone umane, i popoli che abitavano i luoghi, Italia compresa, certo. Vorrei tanto poter dire che oggi non è più così, ma vergognosamente e tragicamente lo è ancora, come sempre dimostrano le notizie quotidiane. Ed è un vero schifo, altro che la sacra “auto determinazione dei popoli“, eh?
Ciò detto torniamo a Tintin e al suo passaggio in Palestina. La storia di Tintin uscì a puntate dal 28 settembre 1939 al 9 maggio 1940 sulle pagine di Le Petit Vingtième. Si interruppe per la guerra e riprese dal 16 settembre 1948 al 23 febbraio 1950. La prima versione in albo, venne pubblicata nel 1950, ed era ancora ambientata, come sulla rivista, nella Palestina sotto mandato britannico; una seconda versione del 1971, parzialmente rielaborata, è ambientata in un paese arabo immaginario che Hergé chiama Khemed. Venne poi ulteriormente riadattata.
Al suo arrivo nella Palestina ancora britannica, nella prima versione citata, Tintin venne arrestato dalla polizia militare al porto di Haifa.
Ne parlò dettagliatamente l’utilissimo blog Tintinomania, del compianto Jean-Luc, spiegando il fatto che Hergé era uso contestualizzare nel presente i propri racconti per giovani lettori esattamente nel tempo i cui i suoi lettori vivevano, magari cambiando, in seguito, dettagli e nomenclatura per rendere le storie non limitate alla sola contemporaneità delle prime versioni (quelle che uscivano “in diretta” così che i giovanissimi potessero capire tramite la narrazione com’è il mondo in cui si vive e come comportarsi in modo umano) e poter raggiungere il futuro ed essere sempre comprese e utili all’a crescita morale e civica di adulti migliori per un mondo meno disumano.
Jean-Luc dixit:
Collocato cronologicamente tra “Lo scettro di Ottokar” e “Il granchio dagli artigli d’oro”, “Tintin nel paese dell’oro nero” è autenticamente l’avventura “maledetta” di Hergé. È l’unica ad essere stata ripresa e rielaborata così tante volte. Quattro versioni in totale, ognuna delle quali rivela chiaramente il clima politico dell’epoca…
Leggi e vedi tutto il resto su: https://tintinomania.com/tintin-savoir-plus-album-or-noir e su https://tintinomania.com/tintin-petit-vingtieme-or-noir-1940



Tre versioni a confronto:
Immagini: copyright Hergé-Tintinimaginatio
www.afnews.info/syldavia/




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