L’omicidio di Sergio Ramelli e tutto quello che successe dopo

www.afnews.info segnala: In quei decenni terribili, che io ho vissuto pienamente prima, durante e dopo, eravamo davvero in pochissimi, in Italia, a ritenere che la Nonviolenza fosse l’unico strumento sano per la lotta politica e sociale in una Democrazia, e ad usarla fattivamente. Ci sono voluti molti anni (nei quali i nonviolenti venivano dileggiati da destra e da sinistra, me lo ricordo benissimo) perché il concetto entrasse nelle zucche esaltate di quel periodo, e molti morti e feriti da ogni parte.
Oggi che dovremmo aver capito che se si ha la notevolissima fortuna che genitori e nonni abbiano in passato conquistato, forzatamente col sangue, una Democrazia basata sui 3 capisaldi (libertà-uguaglianza-solidarietà), è con la Nonviolenza (se appena appena è possibile, anche se costa molto più impegno, intelligenza, capacità, organizzazione, studio e cultura che andare a picchiare e uccidere dando la facile stura alla parte peggiore di sé con un branco) che si lotta e si conquistano diritti umani e civili.
Purtroppo non è ancora così per tutte le persone e, di qua e di là, c’è gente che (stimolata ad arte da perfide canaglie con loschi interessi personali/politici/economici) continua ad alimentare faide infinite, sprecando altra gioventù. E ogni scusa è buona per usare la violenza. Vergogna! Raga, svegliatevi finché siete in tempo…:

Fu ucciso da militanti di sinistra il 29 aprile di cinquant’anni fa, e da allora viene ricordato ogni anno in raduni neofascisti molto contestati …

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