Al di là dell’ignoranza di chi, come tanti, non conosce l’uso tecnico della terminologia nei casi specifici (https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio), a ciascuno la propria disumana tragedia preferita, a quanto pare, eh?
Che si tratti degli ebrei, dei curdi, degli armeni, dei “discendenti dei primi umani stabilitisi nelle Americhe”, dei palestinesi* e di tutte le altre minoranze (e non), i trattamenti disumani, le stragi e tutto il resto di vomitevole che viene (è stato) fatto loro è disgustoso e… disumano, per l’appunto. E ogni volta è un altro passo verso l’estinzione prematura della specie umana.
Assurdo e idiota. E dire che la chiave per la sopravvivenza della specie sarebbe la libera e paritaria solidarietà altruistica gratuita senza confini… Invece tutti sempre a rinchiudersi, a confinarsi, in tribù belligeranti… E ma allora andate a cagare, umani del cavolo, direbbero gli alieni, dai!
Siamo davvero in troppi a essere inutilmente aggressivi, stupidi, miopi, ignoranti… Non basterebbero già i sociopatici e gli psicopatici a far danni? Sono pure pochi, eh… Invece no, dobbiamo dar fuori di matto tutti quanti a turno? E insomma!…
Il punto è che non è indispensabile che una mostruosità disumana debba avere per forza l’etichetta di genocidio, per essere presa in considerazione. Il termine ha una sua specifica storia e un uso giuridico particolare. Se a noi interessa progredire sul cammino dell’umanità degli esseri umani, per un mondo umano più umano e meno disumano, non sono le etichette a fare la differenza, ma i nostri comportamenti. Le azioni.
Le etichette non cambiano l’odore delle azioni. Le etichette… troppo spesso, le usiamo furbescamente (ma auto distruttivamente) per definire territori divisivi (anzitutto mentali), invece che per abolire i confini e vivere tutti meglio.
Un conto è la giurisprudenza, che necessita di termini precisi per non svaccare. Un conto è saper distinguere fra i comportamenti umani e quelli disumani, e per questo non c’è bisogno di etichette. IMVHO.
A proposito di etichette, eccone 3 famosissime, di solito usate alla ca…rlona, e non di rado per scopi malevoli: Dio, Patria, Famiglia…
Patria. La terra dei padri. Non mi ha mai fatto impazzire, questo termine, lo trovo limitato e limitante, oltre che naturalmente patriarcale, da padre padrone.
Preferisco dire che l’Italia (per citare questa bella penisola immersa nel Mediterraneo) è la mia terra madre, cioè quella in cui, del tutto casualmente, sono nato e in cui sono cresciuto culturalmente (nello specifico tra Sud Tirolo e Trentino e Roma e Campania e Torino e Piemonte, con un sacco di puntate qua e là, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, volendo evitare generalizzazioni illogiche), se proprio devo parlarne, e che mi piace (insieme a tantissimi altri magnifici posti), anche se avrebbe potuto, dal punto di vista degli artificiali e artificiosi confini nazionali, essere mille cose diverse a seconda degli eventi storici. Fossi nato qualche anno prima nello stesso posto, sarei stato austriaco, come metà dei miei antenati diretti (l’altra metà poteva essere italiana, o francese, o spagnola, o…). Qualche anno ancora prima e sarei stato altro ancora. Qualche anno nel futuro e chissà. La nostra Storia, è la storia del pianeta e dell’umanità, non è mai solo la storia limitata di un piccolo territorio, o di una ancor più piccola tribù: è da conoscere tutta, la nostra Storia se veramente vuoi sapere “da dove arrivi”.
Le “patrie” (i luoghi in cui, sempre casualmente, sono nati gli antenati in un particolare punto dello spazio-tempo) cambiano con gli stati e le nazioni e le tribù. Sono concetti pericolosi per la sopravvivenza della specie umana. Anzitutto si dovrebbe cercare di essere un buon cittadino del mondo (la Terra è un piccolo pianeta, attorno c’è spazio vuoto invivibile) e saper cogliere, da ogni cultura, il meglio rigettando il peggio. “Amare la Patria”, concetto ad altissimo rischio (amare la Vita, sarebbe più opportuno, la propria come quella altrui): la mia Patria (cioè la terra dei miei antenati) è il mondo intero, ed è semplice logica.
Dimenticare questo e metter in cima un singolo Stato (concetto traballante e mutevolissimo, come sappiamo) di solito è lo strumento con cui ricchi/potenti/malvagi preparano le persone a diventare schiavi prezzolati e carne da cannone, da far macellare in guerre che servono, ai suddetti, per ottener più ricchezze e più potere, non certo a favorire il bene comune della specie umana (e del pianeta in cui vive, l’unico in cui la nostra specie può vivere, almeno finché non saremo in grado di raggiungere altri vivibili, lontanissimi, sistemi solari – per la cronaca, non so agli altri, ma a me l’idea di andare a fare lo schiavo prezzolato, il colono, in un pianeta ostile come Marte e rinunciare per sempre alle bellezze meravigliose della Terra non diverte nemmeno un po’).
Ma facciamo finta che tu ti riferisca solo alla linea genealogica, allora ovviamente di Patria o Terra Madre ce n’è una sola per tutti gli umani, la zona dell’Africa in cui i nostri antenati sono diventati homo sapiens, non troppo tempo fa. Da lì sono emigrati (per necessità contingente) tutti, ma proprio tutti i nostri antenati. Ma non possiamo dimenticare che prima ancora, siamo tutti partiti da una cellula…
Allora, testina, come puoi “amare la tua Patria” (a discapito delle altre) se questa è solo un pezzettino del mondo? Ti fai imbrogliare dai citati sopra per i loro scopi (loschi, di solito) che non sono i tuoi: tu vuoi solo vivere dignitosamente in pace, in armonia con le altre persone e con l’ambiente (la Terra) in cui vivi, assaporare qualche briciola di felicità se possibile, mangiare e bere in compagnia, ridere e vivere al massimo i tuoi affetti. IMVHO.
Dio, allora, parliamone. Ci ho messo mezza vita per capire. Ma per farlo ho dovuto sudare sette camicie (l’illuminazione di solito non arriva come niente fosse). Se non lo conosci davvero (di persona), ‘sto Dio (quale che sia, o Dia, o Dei fai tu – posto che esista qualcosa del genere, cosa non solo molto improbabile, ma sicuramente finora non provata – altrimenti non si parlerebbe di fede, o di credenze, ma di evidenze scientifiche) di cui parli a vanvera, di cui vaneggi, che rendi protagonista delle tue allucinazioni, o delle tue fantasie, o della tua immaginazione, e che usi come giustificazione per ogni tua nefandezza, cosa vuoi amare in realtà?
Comincia piuttosto ad amare chi vive su questo pianeta, e la Terra stessa, e farai una cosa buona per te e per gli altri, senza alcun bisogno di tirare in ballo divinità improbabili e non necessarie. Uno dei vantaggi accessori sarà che potrai smetterla di citare a memoria passi delle tue Sacre Scritture preferite (sai, quei bei volumoni antologici, letterariamente interessanti, che raccolgono miti, mitologie, fantasie, storie e racconti attorno al fuoco di più o meno antichi simpatici mercanti tendenzialmente alticci) coi quali rendere la vita impossibile alle altre persone. Potrai finalmente dedicarti invece all’arte sopraffina e rara del rendere felici le altre persone come te stesso, per vivere tutti insieme e meglio. IMVHO.
Famiglia. Concetto altissimamente mutevole nel tempo e nello spazio. Solo ignoranti e stupidi pensano che ci sia “UNA famiglia”.
Ohana sarebbe un termine più ragionevole, dal punto di vista umano. Il gruppo di persone che consideri parte di te, per le quali dare la vita, che non ha alcun bisogno di una legame di sangue, ma solo di affetto, di amore, di comprensione, di solidarietà gratuita ecc… IMVHO.
*: [piccola nota: i palestinesi sono in pratica i discendenti dei filistei (https://it.wikipedia.org/wiki/Filistei) che, come spiegherebbe uno storico, stavano sul gozzo agli ebrei, palestinesi anch’essi in quell’epoca, e ad altri nella zona fin dall’antichità per motivi loro, e che stanno sul gozzo oggi persino ai loro “fratelli musulmani”, che volentieri ne farebbero a meno di averli tra i piedi e infatti non li ospitano volentieri come rifugiati, e quando capita che proprio devono per forza tenerne qualcuno nel proprio territorio lo ficcano in campi profughi tipo lager. D’altronde è risaputo che le merde non vogliono poveri in giro… Robe da matti, vero?]
L’immagine è tratta dal film Disney Lilo & Stitch in cui si tratta di Ohana.

