Cinema e alimentazione di successo

E’ noto. Il successo di pubblico (“i numeri”) non corrisponde necessariamente alla “qualità”. Indicibili stupidaggini possono piacere a un sacco di gente, pur restando quel che sono: stupidaggini. Vere perle possono sfuggire quasi del tutto al gradimento popolare di massa. E’ normale, è così da migliaia di anni e, forse, sarà così ancora a lungo, chissà. Ma questo non significa che, siccome qualcosa ottiene un grande successo popolare, debba per forza essere davvero solo una stupidaggine senza senso. Magari è una stupidaggine che un senso ce l’ha (può essere satira di costume, per dire, e in tal caso non solo ha senso, ma ha persino una preziosa utilità sociale). Così come una perla può essere di una noia mortale. Insomma, come al solito, ci tocca valutare con molta attenzione, caso per caso, prima di tranciar giudizi.

E, comunque, IMHO, ciascuno ha il diritto di apprezzare quel che gli va, alla faccia della critica, positiva o negativa che sia, degli altri. Così come, sempre IMHO, ognuno, al di là di quel che piace o dispiace agli altri, ha il diritto di mangiare quel che gli aggrada, che sia erbivoro, carnivoro, onnivoro o altro che non so, in questo universo in cui siamo tutti cibo per la vita altrui, prima o poi.

In questi giorni si è parlato dappertutto dei successi clamorosi di Star Wars e Checco Zalone. Il gradimento popolare è certo (lo si misura facilmente in danaro incassato). Ma questo non vuol dire che debbano per forza piacere a tutti. Per quel che conta, io mi sono divertito un mondo con Guerre Stellari, mentre altri lo hanno trovato insoddisfacente. Il film di Zalone, invece, non lo vado nemmeno a vedere, ché già so mi farebbe star male: patisco la rappresentazione della volgarità, del razzismo, del menefreghismo, persino quando è satirica. Mi faceva questo effetto Fantozzi, tanto da rattristarmi, invece di farmi ridere*. Mi faceva questo effetto Alberto Sordi, che tracciava dei mirabili ritratti impietosi delle perfide debolezze italiche. Posso apprezzarne la qualità, l’intento e molto altro, ma mi fanno star male. Non mi ci riconosco e mi sembra tutto così mostruoso… troppo simile al peggio di quel si vede nella realtà quotidiana. Insomma, al cinema ci vado per stare meglio, non peggio di quando ci sono entrato.
Ovviamente dev’essere solo un mio problema mentale*, fra i tanti che ho (e che curo), non condiviso dalla maggior parte delle persone, fortunatamente per i produttori!

Per dire, questi funghi mi piacciono tantissimo. Ma non li mangio.
Per dire, questi funghi mi piacciono tantissimo. Ma non li mangio. – Foto Gianfranco Goria

* I miei livelli di produzione delle varie sostanze cerebrali erano probabilmente sfasati sin dall’età di sei anni (è una lunga storia…). Forse per questo era scarsa la mia capacità di godere delle disgrazie altrui (schadenfreude, o aticofilia, legata alla produzione di ossitocina, o comunque alle funzioni dello striato, qualcosa del genere – non sono un medico), mentre sembrava essere più forte assai la Mudita, che è, in un certo senso, il suo esatto opposto. Con le cure per la MDD (disturbo depressivo maggiore) iniziate a cavallo tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, parecchie cosucce sono finalmente, e per la prima volta nella mia vita – da che ricordo, arrivate a un equilibrio da “persona normale”. Insomma, quasi normale, via. 🙂

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