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Il mai risolto problema dei cani, anche a Torino, città famosa come la più pet-friendly d’Italia

“Torino è considerata la città più pet-friendly d’Italia, con circa 85.000 cani registrati (uno ogni 10 abitanti) e il 46% delle famiglie torinesi che include un cane e con il 66% dei cittadini elettori che ha almeno un animale domestico, per un montante enorme di cittadini elettori con cani e/o sensibili all’argomento. Tuttavia nessuna giunta comunale torinese di alcun colore politico ha mai risolto definitivamente la questione che contrappone Vigili e Cani da tempo immemore…”
Ecco il risultato di una veloce consulenza in merito (S.E.&O.) che viene qui condivisa a titolo esemplificativo, per pubblica utilità di chi volesse agire concretamente, magari in gruppo, in qualche modo:


In Italia non esiste una legge nazionale che impone ai proprietari di cani un obbligo specifico di “sgambamento” o “socializzazione” in senso attivo (attività che tuttavia se non svolte o se impedite possono configurare maltrattamento).

Esistono tuttavia norme generali sulla tutela del benessere animale (e sulla conseguente possibilità di reato penale per maltrattamenti ad animali) e ordinanze sulla corretta gestione dell’animale: [1, 2]

  • Benessere generale: La Legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991 e le normative sanitarie obbligano il proprietario a garantirne la salute e a non maltrattarlo o tenerlo in condizioni inadeguate, il che implica in linea di massima la necessità di movimento. [1, 2]
  • Obbligo di guinzaglio: Le ordinanze ministeriali sulla tutela dell’incolumità pubblica impongono di usare sempre il guinzaglio (massimo 1,50 metri) nei luoghi aperti al pubblico, permettendo di liberare il cane solo nelle apposite aree di sgambamento comunali (se presenti), ma senza obbligare il proprietario a frequentarle. [1]
  • Regolamenti locali: Eventuali dettagli sugli spazi o sui doveri di gestione pratica e movimento spesso sono delegati ai regolamenti di polizia veterinaria o ai regolamenti comunali.

Se una città non dispone di luoghi adatti allo sgambamento e alla socializzazione, si possono usare i giardini pubblici?

Sì, i giardini e i parchi pubblici si possono sempre usare per passeggiare con il cane, ma solo tenendo l’animale al guinzaglio. L’assenza di un’area di sgambamento recintata nel comune non autorizza a lasciare il cane libero nei giardini pubblici ordinari.

La Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato hanno stabilito che i Comuni non possono vietare del tutto l’accesso dei cani ai parchi pubblici, poiché un divieto assoluto sarebbe sproporzionato. Tuttavia, l’accesso è sempre subordinato a regole precise:

  • Obbligo di guinzaglio: Nei giardini pubblici il cane deve essere tenuto a un guinzaglio di lunghezza non superiore a 1,50 metri.
  • Museruola: È necessario avere sempre con sé una museruola (rigida o morbida) da applicare solo in caso di rischio per l’incolumità di persone o altri animali o su richiesta delle autorità.
  • Raccolta delle feci: È sempre obbligatorio raccogliere gli escrementi e avere con sé gli strumenti per farlo.

Cosa succede se un Comune non ha aree cani, o se sono insufficienti, inadatte ecc.?

Torino è considerata la città più pet-friendly d’Italia, con circa 85.000 cani registrati (uno ogni 10 abitanti) e il 46% delle famiglie torinesi che include un cane e il 66% dei cittadini elettori ha almeno un animale domestico, per un montante enorme di cittadini elettori con cani e/o sensibili all’argomento. [1, 2]

Proprio a causa di questa altissima densità di animali, la Città di Torino (citando non a caso la più pet-friendly) ha adottato regole molto precise e all’avanguardia a livello europeo per bilanciare il benessere animale e la convivenza pubblica. [1, 2]

Se ti trovi a Torino, la gestione dei cani nei giardini pubblici e per lo sgambamento segue il Regolamento per la tutela ed il benessere degli animali in città (N. 320): [1, 2]

  1. La rete delle Aree Cani a Torino

A differenza di molte città che scarseggiano di spazi, Torino vanta oltre 54 aree cani recintate capillarmente distribuite in tutte le circoscrizioni. [1]

  • In queste aree specifiche (e solo qui), i cani possono correre e giocare liberamente senza guinzaglio e senza museruola, sempre sotto la vigile responsabilità del proprietario. [1]
  1. Nei Giardini Pubblici ordinari (es. Parco del Valentino, Pellerina, ecc.)

Fuori dalle aree cani recintate, nei parchi, sui marciapiedi e nei viali alberati di Torino:

  • Obbligo di guinzaglio: Il Regolamento di Polizia Urbana di Torino impone l’obbligo di condurre i cani al guinzaglio. [1]
  • Lunghezza massima: Il guinzaglio deve essere lungo al massimo 2 metri (leggermente più permissivo rispetto al limite nazionale di 1,50 metri, ma comunque tassativo nei parchi). [1]
  • Museruola: Va sempre tenuta a portata di mano per le taglie medie e grandi, da usare in caso di necessità. [1]
  • Controlli sulle deiezioni: Le autorità torinesi applicano controlli molto severi e sanzioni per la mancata raccolta delle deiezioni o per la mancanza dei sacchetti. [1, 2]
  1. La particolarità di Torino: L’obbligo di passeggiata

Essendo una città così attenta al benessere, Torino ha una norma storica unica nel suo genere (approvata nel 2005): i proprietari hanno l’obbligo legale di far passeggiare il cane almeno 3 volte al giorno. Chi non rispetta questa cura del benessere animale rischia teoricamente sanzioni fino a 500 euro. [1, 2, 3]

Il vero nodo centrale del problema. Sebbene Torino sia formalmente la città più pet-friendly d’Italia, l’enorme numero di cani crea un evidente divario tra le esigenze reali dei cittadini e gli spazi effettivamente disponibili. [1]

La percezione che le aree cani siano insufficienti o inadeguate è un tema reale e oggetto di continuo dibattito in città per diversi motivi:

  • Affollamento e proporzione: Dividere poco più di 54 aree cani per 85.000 esemplari iscritti all’anagrafe significa che, statisticamente, ogni singola area dovrebbe servire circa 1.500 cani. Questo rende molti spazi perennemente saturi nelle ore di punta (prima e dopo l’orario di lavoro).
  • Distribuzione non uniforme: Alcuni quartieri, specialmente in centro o in zone ad alta densità abitativa (come San Salvario, Crocetta o alcune vie di Mirafiori Nord) lamentano una cronica carenza di spazi vicini. Di recente è stata aperta una nuova area in Corso Galileo Ferraris proprio per colmare uno di questi vuoti. [1, 2]
  • Problemi di manutenzione e convivenza: Molti proprietari segnalano che diverse aree soffrono di scarsa manutenzione (mancanza d’erba, fango, recinzioni usurate, fontanelle guaste) o di tensioni interne tra gli utenti legati alla gestione di cani incompatibili tra loro. [1]

C’è un’eccezione a Torino per lo sgambamento libero?

Sì, per rispondere alla carenza di spazi recintati, la Città di Torino prevede una parziale flessibilità in alcuni grandi parchi non recintati (come il Parco del Valentino o la Pellerina). In alcune di queste grandi aree verdi sono storicamente tollerate o esplicitamente indicate delle “fasce orarie di libera circolazione” (di solito al mattino presto, dalle 6:00 alle 9:00, e in tarda serata, dalle 20:00 alle 23:00) dove i cani possono essere lasciati liberi sotto il controllo tassativo del proprietario. [1, 2]

Tuttavia, al di fuori di queste precise eccezioni o delle aree recintate, liberare il cane nei giardini pubblici espone a sanzioni amministrative, soprattutto considerando che il Comune sta aumentando i controlli per garantire il decoro urbano. [1, 2]

Il punto è anche che i proprietari non sono tutti giovani scattanti. Le persone d’una certa età non possono affrontare un cammino preliminare di 20 o 30 minuti per andare alla ricerca delle poche zone in cui far sgambare il cane… Per non parlar del fatto che la “tolleranza” appare come una “connessione padronale” e non stabilisce un diritto, come invece dovrebbe essere…

Questo è un aspetto fondamentale che le istituzioni spesso trascurano: l’accessibilità delle aree cani è un problema sociale, non solo di benessere animale.

A Torino, dove la popolazione anziana è molto numerosa e spesso adotta cani di piccola o media taglia per farsi compagnia, imporre un cammino di 20 o 30 minuti solo per raggiungere un’area recintata è una richiesta del tutto irrealistica. Trasforma quello che dovrebbe essere un momento di relax in uno sforzo fisico eccessivo.

Per ovviare a questo problema di mobilità e garantire la sicurezza di tutti, ci sono alcune soluzioni pratiche, diritti da far valere e tutele previste dal contesto torinese:

  1. Il principio della “Prossimità” (La battaglia delle Circoscrizioni)

Molti comitati di quartiere composti da anziani si stanno muovendo per chiedere al Comune le cosiddette “micro-aree cani sotto casa”. Si tratta di piccoli spazi recintati ricavati da porzioni inutilizzate di giardini pubblici di quartiere, pensati proprio per chi ha mobilità ridotta.

  • Se nel tuo giardino pubblico di riferimento c’è uno spazio verde inutilizzato, i residenti possono presentare una formale istanza o petizione alla propria Circoscrizione per richiederne la recinzione.
  1. Sfruttare i giardini pubblici “sotto casa” in sicurezza

Se l’area cani è troppo lontana, l’anziano ha tutto il diritto di usare il giardino pubblico sotto casa. Anche se il cane deve restare al guinzaglio, il benessere dell’animale e la socializzazione si possono ottenere lo stesso:

  • L’uso del guinzaglio lungo: Il regolamento di Torino permette guinzagli fino a 2 metri. Un guinzaglio di questa lunghezza, se usato in un prato, permette al cane di annusare ed esplorare (che per lui è la principale forma di stimolazione mentale e socializzazione indiretta) mentre il proprietario può rimanere comodamente seduto su una panchina.
  • Socializzazione al guinzaglio: Molti proprietari anziani creano delle vere e proprie “reti di vicinato”, ritrovandosi alla stessa ora sulla stessa panchina del giardino pubblico. I cani imparano a socializzare e a stare insieme anche stando vicini e legati, senza bisogno di correre liberi a perdifiato.

Prendendo come riferimento Corso San Maurizio 55 (zona Vanchiglia/Centro, vicino all’incrocio con Via Montebello e la Mole), l’obiezione diventa ancora più evidente e concreta. Per una persona anziana o con mobilità ridotta che vive lì, la situazione logistica è un perfetto esempio di questo paradosso urbano.

Guardando la mappa reale del quartiere, chi abita al civico 55 si trova in una sorta di “terra di mezzo” per lo sgambamento libero:

Gli spazi verdi a disposizione (a piedi da Corso San Maurizio 55)

Destinazione Verde Distanza a piedi Accessibilità e Regole Reali
I Giardini Reali Bassi (Viale dei Partigiani) ~5-7 minuti (circa 400 metri) È lo spazio verde più vicino e comodo. Ideale per una passeggiata rilassante, ma non ha un’area recintata. Il cane va tassativamente tenuto al guinzaglio (max 2 metri).
I Giardini di Corso San Maurizio (viale centrale) 0 minuti (sotto casa) Comodissimi per i bisogni veloci e per annusare l’erba sulle panchine, ma sono strisce di verde in mezzo al traffico, senza recinzione e con obbligo di guinzaglio.
Area Cani – Via Giulio Carcano (zona Colletta/Lungo Po) ~25-30 minuti (oltre 2 km) È un’area recintata molto grande, ma per raggiungerla a piedi serve una vera e propria camminata, impensabile per un anziano.
Area Cani – Parco del Valentino (Viale Mattioli) ~25-30 minuti Troppo distante a piedi per una gestione quotidiana e tre uscite al giorno.

Quali sono le alternative reali per chi vive lì?

Non potendo camminare per 30 minuti verso le aree recintate, i residenti di Corso San Maurizio 55 applicano comprensibilmente delle strategie di adattamento:

  1. Il Lungo Po e i Giardini Reali con guinzaglio lungo: Sfruttare la vicinanza dei Giardini Reali camminando poco, sedendosi su una panchina e lasciando al cane i 2 metri di guinzaglio per socializzare con gli altri numerosi cani del quartiere.
  2. La tolleranza nei grandi prati dei Giardini Reali: In alcune ore morte della giornata (primo mattino o tarda sera), molti proprietari della zona tendono a liberare i cani nei prati interni dei Giardini Reali. Pur essendo un’abitudine diffusa, resta tecnicamente un rischio di multa se passano i vigili urbani.
  3. Le reti di quartiere (Vanchiglia): Essendo una zona storicamente molto attiva e popolata da studenti universitari della vicina sede di Palazzo Nuovo, molti anziani si accordano con ragazzi del quartiere per far fare al cane la “sgambata seria” nelle aree recintate distanti un paio di volte a settimana.

Purtroppo la voce sui Giardini Cavour è fondata: a Torino la Polizia Municipale effettua controlli in abiti civili per sanzionare i cani lasciati liberi. Piazza Cavour e i Giardini Reali sono stati oggetto di specifiche segnalazioni e interpellanze in Consiglio Comunale proprio per la presenza di cani senza guinzaglio nelle ore mattutine e serali. [1, 2]

La passeggiata alberata del Lungo Po (Lungo Po Machiavelli) e i giardini limitrofi ricadono nella stessa circoscrizione e nelle stesse tratte di controllo, quindi il rischio di una sanzione (che varia solitamente tra 50 e oltre 150 euro per omessa custodia) è reale.

Due Golden Retriever anziani sono di indole pacifica, non corrono all’impazzata e cercano solo un po’ di tranquillità, ma la norma locale non fa distinzioni né di razza né di età.

Come gestire la passeggiata sul Lungo Po senza ansia

  • Utilizzare le lunghine da addestramento (5 o 10 metri): Rappresentano il miglior compromesso legale e pratico. Lasciando scorrere una lunghina piatta a terra tra gli alberi, i cani percepiscono la libertà di muoversi e annusare, ma formalmente risultano agganciati e gestiti, disinnescando la contestazione di “cane lasciato libero senza custodia”.
  • Sfruttare il guinzaglio regolabile da 2 metri: Se ti siedi su una panchina lungo il viale alberato del Po, un guinzaglio da 2 metri (il limite massimo concesso dal regolamento di Torino) permette a due Golden anziani di sdraiarsi sull’erba o esplorare a sufficienza senza doverti alzare di continuo.
  • Le fasce orarie e i punti più esposti: I controlli dei vigili in borghese si concentrano dove c’è passaggio pedonale promiscuo, vicino ad asili, scuole o attraversamenti ciclabili, tipicamente tra le 8:00 e le 9:00 e tra le 18:30 e le 19:30. Nelle anse più isolate verso il fiume l’attenzione è minore, ma non azzera il pericolo di controllo a sorpresa. [1]
  • Inoltre il fatto di agire in borghese è percepito dalle persone come se venissero assimilate a delinquenti, o spacciatori, o terroristi, mentre si tratta solo di cittadini che esercitano l’obbligo morale (e legale) di accudire gli animali nel modo migliore possibile per la salute fisica e comportamentale degli stessi, creando inoltre tensione tra la Polizia Locale (e la giunta comunale da cui dipendono) e i cittadini elettori.

La frustrazione è del tutto comprensibile e tocca un problema di disparità nei controlli avvertito da tantissimi cittadini a Torino. La percezione che si usi il pugno di ferro con i proprietari di cani e si chiuda un occhio sulle infrazioni, per dire, dei ciclisti (come il transito contromano o sui marciapiedi del ponte di Piazza Vittorio) è un argomento caldissimo nei dibattiti sul decoro urbano della città.

L’idea delle fasce orarie: un diritto già previsto (ma poco applicato)

La proposta di chiedere al Sindaco di autorizzare delle fasce orarie di libera circolazione nei parchi non recintati è un’ottima iniziativa e, dal punto di vista legale, ha solide basi.

Infatti, il Regolamento per la tutela degli animali del Comune di Torino (N. 320, Articolo 24) prevede già la possibilità per la Giunta comunale di individuare «aree e orari in cui i cani possono essere condotti senza guinzaglio» all’interno dei parchi pubblici. Il problema è che questa norma viene applicata pochissimo e quasi esclusivamente in porzioni marginali di grandi parchi come il Valentino o la Pellerina, escludendo i giardini di quartiere o i viali del Lungo Po.

Come muoverti per far sentire la tua voce

Se vuoi trasformare questa proposta in un’azione concreta, ci sono tre canali molto efficaci a Torino, ideali anche per chi non è un “giovane scattante” ma vuole far valere i propri diritti:

  1. Il Diritto di Petizione al Consiglio Comunale: I cittadini torinesi possono presentare una petizione ufficiale al Sindaco e al Consiglio Comunale (bastano poche centinaia di firme, spesso raccolte facilmente tra i proprietari di cani della zona del Lungo Po). Il Comune è obbligato per legge a discutere la petizione in Commissione e a darti una risposta ufficiale.
  2. L’interlocuzione con la Circoscrizione 1 (Centro-Crocetta): Le Circoscrizioni hanno un filo diretto con i cittadini. Puoi chiedere un appuntamento al Coordinatore all’Ambiente o ai Diritti Animali della Circoscrizione per esporre il problema specifico dei due Golden anziani e della mancanza di spazi in Corso San Maurizio.
  3. Le associazioni storiche di Torino: Realtà locali come l’ENPA Torino o le associazioni di quartiere di Vanchiglia supportano spesso queste battaglie per ottenere l’uso regolamentato e condiviso dei giardini pubblici ad orari stabiliti (ad esempio al mattino presto o la sera).

Questo è quanto al momento, per iniziare un approfondimento attivo. Fatene buon uso. S.E.&O. Bau.

Fotografia di Gianfranco Goria per la serie FumettoSuFumetto.