Venerdì 29 maggio a nel Cinema Massimo di Torino si è svolta la Cerimonia di diploma del CSC.
Come ogni anno la cerimonia è stata presentata da Chiara Magri, direttrice del CSC, e si è aperta con gli auguri delle autorità agli studenti e il ricordo dell’importanza che il cinema d’animazione ha per la città di Torino e la regione Piemonte. Ospite speciale di quest’edizione Bruno Bozzetto. A cui è stato chiesto di dare un giudizio finale.
La prima proiezione è stata quella dei 5 cortissimi realizzati dai studenti del 2° anno per la Camera di Commercio Torino. Lavori molto brevi, ma pieni di creatività e talento.

Dopo la cerimonia è continuata con un ospite a sorpresa, Leo Cerniç.
Ex allievo diplomatosi nel 2024 con il cortometraggio “Pentola” viene invitato da Chiara a parlare del suo nuovo cortometraggio, “Cosmonauts”, che ha iniziato a girare per i festival ed è stato tra i corti selezionati del Festival di Annecy.
Prima di proiettare i corti viene mandato un messaggio video di Gabriella Bontempo, dirigente del csc di Roma quest’anno impossibilitata nel venire di persona, ma decisa a dare ai diplomandi un messaggio d’incoraggiamento.

il primo corto proiettato è stato “Grief”, realizzato a disegni animati in uno stile tra la linea chiara e l’UPA. da Federica Coppa e Davide Ariolfo.
La storia racconta di una signora anziana che ha appena perso il compagno. Ogni cosa in casa le ricorda di lui e la rattrista. Ma d’improvviso appare uno strano grumo di polvere dalle movenze feline, che comincia a far cadere tutto per terra, rompendolo.

Un corto che usa una buona metafora per indicare il tormento emotivo che la perdita di una persona causa realizzato in uno stile artistico sintetico, efficace e esteticamente valido.
Federica Coppa ha raccontato che è stato difficile per lei scrivere questa storia, ma che sentiva di doverlo fare. Il corto è dedicato a tutti coloro che hanno perso qualcuno e non sapevano come gestire il dolore.

Secondo cortometraggio presentato è stato “Il buio fuori”. Realizzato unendo disegni animati e riprese dal vero da Mario Pieri, Elena Cauzzi e Ida Cusinato, che erano appena tornati da Cartoon on the Bay, dove il corto ha ricevuto il Premio Laganà.
La storia racconta di una donna che cerca di salvare la sua relazione con il compagno, ma questo l’ignora non pensando ad altro che al lavoro. Dopo il fallimento dei suoi tentativi cerca la pace guardando i filmati di animali nel bosco riprese da delle fototrappole. La cosa continua per diverse notti facendo aumentare il suo lato selvatico ed a ogni nuova visione, allontanandola dalla deludente umanità.

Il gruppo racconta che volevano parlare dei confini delle emozioni, e così hanno raccontato una storia d’amore giunta alla fine. I toni molto dark, inquietanti e freddi della casa sono fatti per contrastano con l’atmosfera magica del bosco e per integrarsi con i filmati a ripresa notturna delle fototrappole. Sono felici di dire che quest’ultimi sono stati forniti da degli amici.

Chiara magri osserva come il rapporto tra animali, uomo e natura sembra essere il filo conduttore di quest’anno. Infatti il terzo corto proiettato è stato “Cosmic latte”, realizzato a disegni animati da Francesco Carroli, Greta Giraudo e Beatrice Mantovani.

La storia parte mostrando come tutte le mucche della terra, improvvisamente, si sciolgono per il caldo, provocando una crisi lattea mai vista prima. Una ragazza intollerante al lattosio è inviata ad indagare col suo capo, cade in una “pozza” di mucca sciolta e finisce trasportata nello spazio. Scoprendo che le mucche hanno invaso la via lattea. La soluzione per farle tornare sulla terra sarà esplosiva.

La storia è nata da un’idea sviluppata da Francesco durante il corso di storytelling del csc, una riflessione sul mito greco sulla nascita della via lattea influenzata della musica dei Pink Floyd. Tutto disegnato in uno stile deliziosamente assurdo alla “The fair side”.
Il quarto cortometraggio è stato “Lagomorfosi”. Realizzato a disegni animati da Alberto Vignolo, Isabella Leoncini e Sara Zampirolo.

La storia segue le vicende di un essere umanoide con coda e orecchie da coniglio che vive con i conigli selvatici di montagna. La scoperta di alcuni oggetti umani lo porta a ricordare la sua vita da uomo e quale sia stato il motivo che lo ha portato a fare la sua metamorfosi.
Un cortometraggio eccellente che mostra un’abilità altissima nelle animazioni, con punti di vista e riprese molto più particolari, e che non ha paura di raccontare una storia di solitudine e cambiamento. Per il tema narrato, il senso di sfiducia verso l’umanità e di speranza nelle altre specie animali potrebbe essere visto come una possibile continuazione de “Il buio fuori”. Ma senza la sensazione di speranza finale del primo.

Il gruppo sale sul palco indossando delle orecchie di coniglio e Chiara Magri assicura il pubblico che le hanno indossate anche durante tutta la lavorazione del corto. Sono molto felici di essere lì e raccontano come lavorare al corto li abbia fatti diventare amici.

Quinto corto è stato “Storia di una madre”. Realizzato a disegni animati da Cyrene Adena, Viola Ivaldi, Chiara Martini e Sofia C. Smiderle.
Tratta dalla celebre fiaba di Hans Christian Anderson, ma con la sostituzione della morale religiosa con una visione orientata sul ritorno alla natura, la storia racconta la tristezza di una madre per la morte del figlio piccolo e i suoi tentativi per convincere la morte a lasciarlo vivere.
Un cortometraggio poetico per una storia tragica. Ha un buon uso del dramma e dei silenzi importanti.

Il gruppo ci tiene a far sapere che ogni fotogramma del corto sia stato un lavoro collettivo realizzato insieme e che per finire in tempo hanno ricevuto il prezioso aiutato dai componenti degli altri gruppi.
Sesto cortometraggio è stato “Mondo vetro”. Realizzato da Giulia Fossati in Stop Motion utilizzando pupazzi e scenari trasparenti realizzati con plastica incolore o vetro.
La storia racconta di una ragazza che attraversa questo mondo trasparente inseguendo il suo riflesso, che sembra volerle dire qualcosa. La tensione sale sempre di più fino al confronto finale. In un paesaggio trasparente che ricorda un inverno pieno di ghiaccio.
Un cortometraggio magico, che genera nostalgia per il sapore antico della storia e incanta per l’abilità della giovane autrice. Si spera che possa essere l’inizio di una buona carriera.
Giuliana Fossati non era presente in sala, il cortometraggio ha destato l’interesse di un importante studio d’animazione Polacca specializzato in Stop Motion, che l’ha voluta con sé. Ma ha mandato un video dove ringraziava della possibilità di fare un corto individuale e dell’aiuto e i consigli di Massimo Ottoni nel realizzarlo.
Chiara Magri racconta che finora i corti in Stop Motion fatti dal csc sono stati pochi. Ma la scuola ha recentemente ricevuto i finanziamenti per poter comprare gli scheletri metallici snodabili per fare i personaggi e allestire un laboratorio dedicato appositamente alla tecnica.

Settimo e ultimo corto è stato “The cowboy” realizzato in disegni animati e 3D da Simone Sinatra, Zoe Copertino e Stefano Tuzza.
La storia è ambientata in una Sicilia del futuro, dove il cambiamento climatico ha reso tutto un deserto squassato da uragani. Il protagonista è l’unico rimasto ad abitare il paese e passa il suo tempo ad accumulare oggetti che gli ricordano la vita passata. Ma la situazione degenera e dovrà scegliere tra i suoi ricordi e salvarsi correndo verso l’orizzonte.
Un cortometraggio dallo stile sporco, capace di mischiare bene la polverosa aria del western con un’estetica da post disastro. Il protagonista attraversa i suoi ricordi tra montagne di oggetti accatastati in una casa in rovina, mantenendo per tutto il tempo un tono epico, comico e avvincente.

Gli autori raccontano che il corto riflette sull’attaccamento al passato e che i protagonisti sono due. Infatti il vento è un personaggio a se stante, presente in ogni momento della storia. Ma non è un antagonista. Per gli autori è una personaggio benevolo che passa da una stanza all’altra come a voler spingere il protagonista fuori dalla sua reclusione. L’ambientazione di una Sicilia post-apocalittica è stata una delle maggiori sfide del corto, insieme alla ricerca di una colonna sonora che unisce la musica Western agli strumenti musicali della tradizione siciliana. Per questo ringraziano molto Amos Cappuccio per la colonna sonora realizzata.
Finita la proiezione, fatte le foto e tutto era arrivato il momento dell’onesto parere di Bruno Bozzetto.

Salito sul palco racconta che lui è un grande fan dei corti del Csc da anni, si stupisce sempre per la bravura degli studenti, per l’animazione, per la scelta della musica e la regia. Guardando a quelli realizzati quest’anno è un po’ triste che l’umorismo non abbia un peso maggiore perché lui ama che ci sia allegria. Ma un corto come Il buio fuori lo entusiasma perché perfetto in regia, atmosfera e musiche. Senza dimenticare l’attenzione verso la natura e gli animali, che lui condivide. Ha continuato facendo i complimenti anche a Cosmic Latte, perché l’umorismo ci vuole.

Parlando dei festival ha espresso la sua insofferenza per le divisioni di categorie. Dicendo che
“Bisogna finirla con l’animazione, noi facciamo cinema! Bisogna dirlo, soprattutto ai critici. Perché facciamo cinema, ma poi siamo sempre quelli del cinema d’animazione.”

Con questa osservazione la sala è esplosa in un applauso entusiasta che ha chiuso perfettamente la serata piena di energia e creatività.
Una serata che ha lasciato ai partecipanti la bella impressione che ci sarà un grande futuro davanti a questi diplomati e agli altri studenti.




