A un certo punto dello spaziotempo, il corpo che sto usando “morirà”. Cioè i suoi atomi, diciamo così semplificando, stando a quanto al momento abbiamo afferrato (cioè, gli scienziati hanno afferrato) col metodo scientifico (quello che a differenza di altri modi di pensare e di agire, ammette la fallibilità e il dovere di correggersi e andare oltre), verranno redistribuiti, per l’ennesima volta, nell’eco sistema planetario, financo nella galassia, nell’universo, negli universi, se ‘sti atomi (ecc.) avranno occasione di girovagare, prima o poi, oltre i confini della Terra.
A questo ci siamo concettualmente abituati: si nasce, si muore. Tant’è. Normale, routine.
Tutte le domande aggiuntive che alcuni esseri umani si pongono da tempo immemore non servono in pratica a nulla, se non a portarci a vivere in un certo modo piuttosto che in un altro. Da dove veniamo, dove andiamo, chi (cosa) siamo… E poi la famosissima “perché”, domanda spesso inevitabile quanto solitamente sciocca. Come, dove, quando, cosa, chi, hanno tutte senso nella vita. “Perché” a volte rischia di portarti a sbarellare. Perché magari o non c’è risposta, o è semplicemente sbagliata.
Quindi il corpo che uso morirà. Bene. Sarà cibo utile per altri animali, per altre forme di vita.
Non posso sapere (anche se ho passato decenni di formidabili certezze tanto assolute, quanto farlocche, esplorando religioni, fedi, filosofie et similia, fino alla cosiddetta “illuminazione” su cui non ti tedio oggi qui avendone già ampiamente parlato altrove) se qualcosa di “me”, atomi a parte, continuerà a esistere, o se tutto (come logica potrebbe suggerire) di “me-nome-e-cognome” finirà col mio corpo e il mio cervello ecc. Non lo so (“più”, per mia fortuna) e non mi importa un fico secco. Se una qualche forma di “coscienza individuale” continuerà a vivere, ok, continuerò a esplorare e divertirmi esplorando, altrimenti no. Da tempo ormai non baso più la mia vita su queste considerazioni fantasiose (e di solito auto consolatorie): vivo ed esploro, con tutti i limiti della mia fisicità. Perché? Domanda inutile. 🙂
Chi non ha esplorato altro, oltre le fedi imposte (religiose e non), coercitive, condizionanti, consolatorie, non di rado chiede agli atei come possono vivere e non essere “amorali” senza credere di avere un premio se si comportano bene e una punizione se si comportano male. Una domanda infantile, ovvio.
La realtà umana, antichissima, è che se uno sente di volersi comportarsi bene con gli altri umani, gli altri animali, le altre forme di vita e il pianeta stesso, non ha nessun bisogno, davvero nessuno, di premi e punizioni.
Gli umani sono un mix esplosivo di disumanità e umanità, e IMVHO sanno (se non sono mentalmente disturbati, o momentaneamente non in grado di intendere e di volere) di poter scegliere in ogni momento a cosa dare libera uscita dal proprio cervello. Quando le persone (condizionate da propaganda o da forti condizionamenti, spesso infantili) attaccano con disumanità estranei, migranti, omosessuali ecc. ecc. ecc., sanno benissimo di star facendo del male a qualcuno senza un vero motivo, senza alcuna reale necessità. Per non sentirsi del tutto in colpa sciorinano magari frasi fatte, versetti sacerrimi, giustificazioni (il)logiche, inutili (e fuorvianti) citazioni di vip del passato o del presente. Ma nel loro stesso cervello (pur se vagamente malfunzionante) c’è, netta, la distinzione fra comportamento umano e comportamento disumano, indipendentemente da quel che esce dalla loro bocca e da cosa vogliono far finta di credere.
Considera che, per esempio, ammazzare (anche in guerra, certo) viene istintivamente considerato deprecabile, disgustoso e disumano, è arcinoto. Come fanno allora i “potenti malvagi” a convincere persone normali a massacrare altre persone normali? Ci vogliono condizionamenti molto forti (e talora droghe di vario genere) per superare quel limite, a volte nemmeno le minacce e i premi bastano. Limite che ogni volta che lo si supera, per qualunque motivo, distrugge parte del tuo essere umano.
“La Patria in pericolo. La Fede in pericolo. Il tuo gruppo è in pericolo. La tua famiglia è in pericolo. Tu sei in pericolo.” Ma… è vero? Qual è il vero intento di chi ti vuole convincere che sia sempre vero?
Non mancano le parole per cercare di scardinare la tua naturale ritrosia a ferire e assassinare altri esseri umani. Ma come si vede, i discorsi utilizzati da chi vuole sfruttarti come strumento di morte (e come carne da macello) puntano (sia pure falsamente, ché in particolare nelle guerre e nell’odio strumentale non lo dicono certo a te quali siano i veri motivi dello spingerti in certe direzioni) verso principi che a te suonino “positivi”, “umani”. Devono confonderti, disorientarti, condizionarti, se necessario drogarti, come accennavo. Per farti comportare in modo così disumano devono farti credere che quel che andrai a fare sarà invece una cosa giusta e umana. Questo perché dentro di te, nel tuo cervello (che contiene di tutto in ogni sfumatura e sta a te scegliere cosa fare uscire e cercare di far uscire solo il meglio) c’è la limpida distinzione fra comportamento umano e comportamento disumano. E in questi casi orribili non si tratta di farti commettere qualche banale “errore” (che capita continuamente nella vita), ma di farti superare i limiti estremi per un interesse “superiore” (anche se non c’è giustificazione che tenga, il tuo cervello lo sa), che di solito non è il tuo o quello dei tuoi cari.
Ma allora la vita è faticosa (oltre a essere una merda, come dicono alcuni e ne hanno ben donde)? E me lo chiedi? La risposta è proprio nella vita quotidiana, lo si capisce benissimo, basta non prendersi in giro. Nonostante sia davvero un’impresa non di rado dolorosa (e pure peggio qua e là), esplorarla e viverla è affascinante (come avrebbe detto Spock), coi suoi limiti. E se nella nostra visione di “tempo lineare” (probabilmente ingannevole) c’è un momento in cui i “nostri” atomi (li abbiamo a prestito dal passato dell’universo, in effetti) verranno ridistribuiti. Importante per me è aver vissuto, non importa quanto a lungo, ma in modo il più possibile umano (e con curiosità) la vita, visto che ci siamo dentro. Il resto, se mai ci fosse, si vedrà. Se non si vedrà non avremo alcuna delusione: non essendoci non potremo rendercene conto, va da sé. 😉
Tutto ciò detto IMVHO e tenendo conto del punto in cui ad oggi il metodo scientifico ci ha consentito di imparare qualcosa del nostro mondo e di noi stessi. Se ci sarà un domani per noi, vedremo a che punto saremo coraggiosamente e appassionatamente (e spero umanamente) arrivati. 🙂
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