afNews.info web site 7 Giugno 2026 19:35 Cinema, Comunicati Stampa, Concorsi e Premi, Eric Rittatore, Festival et similia, - afnBLOG - afnHOME - Menù Base -
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Cinemambiente ha eletto i vincitori dell’edizione 2026

Il 29° Festival CinemAmbiente si conclude oggi, domenica 7 giugno, con la cerimonia di premiazione dei film vincitori, alle ore 19.30, al Museo Nazionale del Cinema – Mole Antonelliana. Una selezione di 45 film tra quelli proposti in sala sono visibili gratuitamente online tramite il sito del Festival, www.festivalcinemambiente.it, fino al 14 giugno, sulla piattaforma OpenDDB, che ha una capienza di 300 accessi per ciascun titolo.

I PREMI

I premi attribuiti al termine della 29^ edizione del Festival sono:

Premio Asja per il miglior documentario della sezione internazionale, di € 5000, assegnato dalla giuria composta da Jason Box, Gabriele Crescente, Lena Herzog, Kohei Saito e Cristina Piccino a:

Nuisance Bear di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden (USA/Canada/Regno Unito)

con la seguente motivazione:

Un film non dogmatico nella capacità di mostrarci come l’uomo amministra il mondo e la natura. Visivamente ammaliante, danza nei contrasti: divertente, tragico, paradossale, non rinuncia all’ empatia nel narrare l’estinzione animale e dei nativi.

Menzione speciale a:

Rua do Pescador, nº 6 di Bárbara Paz (Brasile)

con la seguente motivazione:

Le storie personali nella battaglia per la sopravvivenza di una comunità resiliente passano attraverso l’intensità con cui l’autrice ci racconta una tragedia della sua terra. La semplicità delle riprese immersive restituisce dignità e bellezza agli sfollati, esaltando il fattore umano nel momento più drammatico.

Premio IREN del pubblico, di € 1500, al miglior documentario in gara nel Concorso internazionale, assegnato dagli spettatori del Festival a:

FESTIVAL CINEMAMBIENTE, via Cagliari 34/c – 10153 Torino – Italy; tel. (0039) 011 81 38 860

festival.ca@museocinema.it        www.festivalcinemambiente.it

Premio SMAT per il miglior cortometraggio della sezione internazionale, di € 1500, assegnato dalla giuria composta da Flavio Armone, Elisa Palazzi e Mathilde Thoreau a:

A Voyage of Eulogies di Jean-Pierre Pillay (Singapore 2026)

con la seguente motivazione:

Per la sua capacità di fondere con sensibilità poetica diversi generi cinematografici e di affrontare il tema ambientale non attraverso numeri e dati, ma immergendo lo spettatore nelle sue conseguenze emotive. Il film rende percepibile il collasso ecologico attraverso la memoria, l’assenza e le emozioni, riuscendo a trasformare una questione globale, ancora difficile da cogliere nella sua interezza, in un’esperienza profondamente umana, che continua a risuonare a lungo dopo la visione.

Menzione speciale a:

Amma, Do Giraffes Cry? di Kartikeya Saxena (Repubblica Ceca)

con la seguente motivazione:

Un film che colpisce per la bellezza della fotografia, l’indiscutibile qualità della regia e lo sguardo del regista sugli animali, che vengono rappresentati come autentici esseri viventi, dotati di emozioni proprie e di una loro dimensione esistenziale. La voce narrante e l’accurato lavoro sul paesaggio sonoro si integrano in un film dalle straordinarie qualità formali, in grado di emozionare profondamente.

Riconoscimento speciale “Gaetano Capizzi” per il miglior film della sezione Made in Italy, assegnato dal relativo comitato, composto da Giulia Carluccio, Andrea Paco Mariani e Beppe Rovera, a:

Torneranno i lupi di Bianca Vallino

con la seguente motivazione:

Il cinema documentario trova una delle sue espressioni più autentiche nel racconto di storie di prossimità, capaci di attraversare la sfera intima, familiare e generazionale per aprirsi a una dimensione collettiva. Riuscire a trasformare la propria biografia e il proprio vissuto in una narrazione che parli a tutti è una delle sfide più complesse. Il film l’ha affrontata con sensibilità, delicatezza ed emozione, raccontando il filo rosso che unisce tre generazioni di donne — tra cui la stessa autrice — e trasformando una storia personale in una riflessione universale, ma indissolubilmente legata al proprio territorio e alla propria comunità di riferimento.

Menzione speciale a:

Tevere corsaro di Pietro Balla, Monica Repetto

con la seguente motivazione:

Per la sua capacità, netta, precisa e coraggiosa, di coniugare la questione ambientale e quella sociale. Seguendo il solco, non solo nei territori ma anche negli immaginari, di un grande maestro come Pier Paolo Pasolini, il film fonde i due aspetti fondamentali e drammaticamente legati tra loro della tutela dell’ambiente e della tutela dei diritti individuali e collettivi, che danno vita a narrazioni di comunità necessarie per capire e decostruire il nostro presente e combattere ogni forma di ingiustizia.

➤ Premio Casacomune, istituito dal Festival e da Casacomune, consistente in un’incisione realizzata dall’artista Francesca Capirone, per il film o l’autore che meglio rifletta nella propria opera temi legati alla spiritualità intesa come dimensione strettamente connessa alla Natura di cui facciamo parte, assegnato a:

Ma Prière à la mer La mia preghiera al mare di Davide Marino – Sezione Made in Italy

con la seguente motivazione:

Per aver saputo raccontare con straordinaria forza poetica una delle grandi emergenze del nostro tempo: la perdita di biodiversità marina, nello specifico quella che minaccia le coste dell’Oceano Atlantico e le comunità che da esse dipendono. Attraverso lo sguardo di Alassane, il film trasforma una ferita ecologica in una profonda riflessione spirituale sul rapporto tra l’uomo e il mare, inteso nella cultura Lebu come presenza viva e sacra. Un’opera capace di convertire la denuncia in preghiera e la nostalgia in speranza, invitandoci a riscoprire il rispetto, l’ascolto e la meraviglia verso una natura da cui dipende non solo la nostra sopravvivenza, ma anche la nostra umanità.

Premio Ambiente e Società, istituito dal Festival e dalla Cooperativa Sociale Arcobaleno, per il film che meglio abbia saputo coniugare i temi ambientali e la dimensione sociale, assegnato dai la-voratori e dalle lavoratrici della Cooperativa a:

Silver di Natalia Koniarz (Polonia/Norvegia/Finlandia) – Sezione Panorama

con la seguente motivazione:

Le immagini raccontano, e racchiudono, significati che vanno al di là di ciò che si vede. Il film porta alla luce ciò che nella nostra quotidianità è effettivamente invisibile. Le sensazioni che comunica lo sguardo immobile, imperscrutabile e apparentemente rassegnato con cui osserva il paesaggio attorno a lui il bambino protagonista trasmette una sottile tristezza, dietro alla quale si intuisce il desiderio di comprendere e forse di cambiare, se non il mondo intero, almeno il proprio destino.

Menzione speciale a:

I nemici del popolo di Andrea Marinelli – Sezione Made in Italy

con la seguente motivazione:

Per la sua capacità di farci comprendere come con le multinazionali lo stato di diritto è in pericolo sia dall’altra parte del mondo che sotto casa nostra.

Premio Slow Food, istituito dal Festival e da Slow Food Italia, per il film che meglio abbia saputo trattare il complesso e articolato tema del rapporto tra cibo, agricoltura e ambiente, assegnato dalla giuria composta da Barbara Nappini, Serena Milano, Roberto Burdese e Piero Sardo, a:

Labouyi Bannann (Banana Soup) di Geena Gasser (Svizzera) – Sezione Concorso cortometraggi internazionali

con la seguente motivazione:

Un cortometraggio incantevole, nel quale le banane danzano, recitano, si fanno scenografia e raccontano coralmente i paradossi del consumismo nel settore che le riguarda. A partire dal mito della dea della creazione Timbehes, che ha generato l’umanità fecondandosi con una banana, la magnifica biodiversità di questo frutto dà vita a un lavoro vivace, che denuncia l’insostenibilità dell’agricoltura industriale intensiva e delle speculazioni ad essa connesse. Splendide immagini, musica ricercata e una poetica originalità sono gli elementi che in sette minuti restituiscono un quadro di criticità senza rinunciare a una cifra artistica personale e a una gioiosa ironia.

Premio Piemonte Parchi, istituito dal Festival e dalla Regione Piemonte – Settore “Biodiversità e aree naturali”, consistente nell’attribuzione al vincitore di una porzione della Foresta condivisa del Po piemontese mediante l’apposizione di una targa e alla piantumazione di 100 alberi per il film che abbia saputo raccontare in maniera più innovativa l’importanza della biodiversità vista in un’ottica di coesistenza tra le diverse specie, compresa quella umana, assegnato dal personale degli Enti di gestione delle Aree protette del Piemonte e dalla redazione diffusa della rivista “Piemonte Parchi” a:

Nuisance Bear di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden (USA/Canada/Regno Unito) – Sezione documentari internazionali

con la seguente motivazione:

Per la qualità della regia, la bellezza delle immagini naturalistiche e il linguaggio narrativo adottato che ha una valenza universale; per la lucidità nel raccontare la faticosa coesistenza tra uomo e natura e le problematiche del nostro rapporto con gli animali all’interno delle dinamiche del cambiamento climatico in atto. Il film colpisce per la capacità di intrecciare strettamente le vicende umane ai fenomeni naturali in una narrazione che interroga profondamente sulla cura della biodiversità.

SINOSSI DEI FILM PREMIATI E MENZIONATI

Nuisance Bear di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden (USA/Canada/Regno Unito 2026, 89’)

Da migliaia di anni gli orsi polari migrano lungo la Baia di Hudson, nel Canada settentrionale, e in attesa che la baia congeli per spostarsi verso nord-est, si radunano nell’estuario del fiume Churchill, in Manitoba, dove sorge l’omonima cittadina autoproclamatasi “Capitale mondiale dell’orso polare”. Tuttavia, questa antica rotta oggi si scontra con un mondo moderno fatto di turisti, guardie forestali, cacciatori e una gestione critica del territorio. Un contesto aggravato dagli effetti dei cambiamenti climatici che spingono l’orso, sempre più disorientato, verso gli insediamenti umani, costringendolo a destreggiarsi in una coesistenza forzata e colma di tensioni. Dopo il loro cortometraggio del 2021, i registi ritornano in quell’area per ampliare i contenuti di allora e seguire la sorte di questi animali costantemente monitorati e fotografati. Sarà una voce Inuit fuoricampo, portatrice di un sentire ancestrale e profondo, a guidarci attraverso un viaggio intimo e spiazzante.

Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden sono registi, direttori della fotografia e produttori, i cui lavori ottengono riconoscimenti nei maggiori festival cinematografici internazionali. Nel 2015 si laureano in Produzione cinematografica presso la York University e fondano la società Documist. Con  il cortometraggio Nuisance Bear (2021), presentato in concorso al 25° CinemAmbiente, ottengono la Menzione d’Onore come Miglior Cortometraggio al TIFF 2021 e si candidano ai Canadian Screen Awards 2022.

Rua do Pescador, nº 6 di Bárbara Paz (Brasile 2025, 72’)

Nel 2024 una devastante alluvione colpisce lo stato di Rio Grande do Sul in Brasile, lasciando segni indelebili sulla vita di milioni di persone e mettendo a nudo la reale portata della crisi climatica. Con 600.000 sfollati e interi quartieri  sommersi per settimane, le strade di Porto Alegre si trasformano in fiumi. Nel frattempo, nel quartiere di Arquipélago, noto come Le Isole, l’impatto assume un carattere ancora più anomalo poiché le case vengono invase da cumuli di sabbia altissimi, mentre i ponti di collegamento con la terraferma si rivelano del tutto inagibili. Non appena le acque prendono a ritirarsi, una piccola troupe di cineasti locali filma ciò che resta, dando vita a un documento storico e a un ritratto intimo della tragedia, da cui emerge la forza di una comunità mossa da un profondo senso di appartenenza.

Bárbara Paz esordisce nella regia con Babenco Tell me When I Die (2019), toccante testimonianza degli ultimi tempi di vita del celebre regista, premiato come miglior documentario nella sezione Classici alla Mostra di Venezia e nominato agli Oscar. Nel 2021 dirige il cortometraggio Ato. Nella sua consolidata attività di attrice partecipa a oltre venticinque produzioni teatrali e a numerosi film. Come artista visiva sta attualmente presentando in diversi Paesi del mondo la mostra Self-Accusation.

A Voyage of Eulogies di Jean-Pierre Pillay (Singapore 2026, 21’)

In un prossimo futuro, un regista ha il compito di trovare tracce di vita sulla Terra dopo un disastro ecologico. Mentre documenta rovine, resti e frammenti del passato, riaffiorano la testimonianza di un amico e il ricordo della sua amata. Storie invisibili e dolore personale si intrecciano, andando a comporre un elogio funebre solastalgico attraverso cui prende forma la memoria di un’umanità precipitata verso la sua rovina.

Jean-Pierre Pillay si diploma al Lasalle College of the Arts specializzandosi nella regia cinematografica. Si muove in diversi ambiti, attingendo agli archivi come luoghi di testimonianza e concentrandosi sul documentario sperimentale. Dirige 10 to 0 (2023) e Beneath the Orchids (2025) presentati in vari festival internazionali.

Torneranno i lupi di Bianca Vallino (Italia 2025, 52’54”)

In una casa lungo una vecchia strada di campagna, tre generazioni di donne si ritrovano ad affrontare un’infelicità da sempre taciuta. Qualcosa sta cambiando: è tempo di ricordare sogni sepolti, ricucire abiti smembrati, interrogare i tarocchi. Solo attraversando l’amore e l’abbandono potranno liberarsi del proprio destino e rianimare l’antica leggenda dove il mare, i lupi e gli uomini si avvicendano. Sullo sfondo collinare del Monferrato, un viaggio intimo attraverso il legame con le proprie radici, che si confronta con i cicli infiniti della natura.

Bianca Vallino, dopo gli studi di arte teatrale, nel 2020 si laurea in Lettere presso l’Università di Torino. Durante il corso di studio in Regia alla Scuola di Documentario, Televisione e nuovi Media ZeLIG di Bolzano, dirige i cortometraggi Aria (2023) e Cosa resta (2024). Torneranno i lupi è il suo lavoro di diploma.

Ma Prière à la mer (La mia preghiera al mare) di Davide Marino (Italia 2026, 60’)

Alassane, saggio uomo di mare alla ricerca dell’Isola della Pace, approda inaspettatamente sulle coste dell’Isola di Yoff, dove il pesce è scomparso a causa della pesca intensiva di navi straniere. Secondo antiche profezie, solo un visitatore miracoloso potrà riportare il pesce nell’isola, trasformando le forze del futuro in preghiera al mare. Un racconto africano intriso di realismo magico, attraverso cui il viaggio in cerca di utopie diventa strumento di redenzione. Prendendo ispirazione da Yoff, il noto quartiere di Dakar, protagonista di questa storia è il mare delle coste senegalesi lungo l’area più occidentale dell’Africa continentale, che dalla prospettiva dei Lebu, abitanti di quei luoghi da tempi immemori, è misura dell’esistenza e luogo di relazione spirituale.

Davide Marino, cineasta indipendente, è antropologo visuale (Phd, University of Manchester) e professore di filosofia e storia nei licei romani. Studia cinema etnografico presso il Granada Center for Visual Anthropology e presso la Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara. Ma Prière à la mer è il suo primo lungometraggio, realizzato dopo il cortometraggio Talamanca (2020) sugli indigeni dell’estesa foresta del Costa Rica.

Labouyi Bannann (Banana Soup) di Geena Gasser (Svizzera 2025, 7’)

La dea creatrice Timbehes generò la Terra e gli esseri umani fecondandosi con una banana. La sua creazione è meravigliosa e idilliaca. Tuttavia, al progressivo aumento della popolazione corrispose in modo esponenziale quello della richiesta di banane. Attraverso il linguaggio surreale del cinema di animazione, uno sguardo critico verso l’economia che ruota intorno al frutto più consumato d’Europa.

Geena Gasser si laurea nel 2019 presso l’Università di Scienze e Arti applicate di Lucerna, specializzandosi nel Cinema di animazione. Da allora lavora come  regista, animatrice e filmmaker indipendente. Durante gli studi co-dirige i cortometraggi Unterholz, Own Skin, Her Cookie e Golema. Nel 2020 realizza Ouzo.

Silver di Natalia Koniarz (Polonia/Norvegia/Finlandia 2025, 79’)

Potosí, cittadina boliviana ai piedi del Cerro Ricco, famosa per la sua altitudine e per le sue miniere d’argento, tra le più antiche e ancora attive al mondo. Qui, fin dall’epoca coloniale, milioni di persone hanno sacrificato la propria vita e a tutt’oggi le condizioni di lavoro restano estreme. Il peso delle morti sembra equivalere a quello dell’argento estratto, mentre i larghi profitti continuano a nutrire una rete di economie ormai globalizzate, in cui l’impiego di questo metallo ricopre un ruolo sempre maggiore nelle tecnologie avanzate e nei sistemi che promettono di costruire il futuro. Tra il buio delle gallerie e la luce della superficie, lo sguardo del dodicenne Juvi ci guida in un viaggio tanto intimo quanto potente attraverso il quotidiano di alcuni lavoratori, rivelatore di una comunità la cui sopravvivenza dipende da un frammento di metallo strappato alla terra con fatica.

Natalia Koniarz si laurea alla Krzysztof Kieślowski Film School di Katowice, dove attualmente insegna e sta conseguendo un dottorato di ricerca, dopo aver viaggiato e lavorato in Cile, Bolivia e Francia. Esordisce alla regia con The Dam (2018), premiato in numerosi festival quali FIPADOC, Go Short e New Horizons. Il suo mediometraggio Postcards from the Verge (2023) viene presentato in anteprima all’IDFA. Silver riceve sei premi al Krakow Film Festival, tra cui il Corno d’Argento nella competizione internazionale, il premio FIPRESCI, il premio del pubblico e una candidatura agli European Film Awards.

Amma, Do Giraffes Cry? di Kartikeya Saxena (Repubblica Ceca 2026, 26’)

Visitando lo zoo di Praga, un regista si rivolge alla madre, rigorosa zoologa, per farsi aiutare a filmare gli animali. Lungo questo percorso la realtà e l’immaginario si incontrano nell’ascolto delle emozioni di questi esseri viventi in cattività. Un gorilla terrorizzato dalle telecamere, pinguini perseguitati dalla propria ombra, l’insonnia di un anaconda suscitano i ricordi di una vita dedicata  alla ricerca, mettendo profondamente in discussione la distanza tra animale e umano.

Kartikeya Saxena attualmente sta conseguendo un Master in Regia Cinematografica e Media Digitali presso la FAMU. Nei suoi lavori si occupa in particolare di temi e idee legati all’ecologia, all’architettura, al cibo, ai sistemi di conoscenza indigeni e alle tradizioni orali.

Tevere corsaro di Pietro Balla e Monica Repetto (Italia 2025, 95’)

Tra campagne assediate dal cemento e rive del Tevere nascoste, i destini del traduttore norvegese Sven e del disincantato romano Mario, cicloattivisti appassionati di Pasolini, si intrecciano con quello di Giulia, una giovane contadina che quotidianamente cerca di difendere la propria terra dalla speculazione edilizia. Tutto ha inizio nella primavera del 2020, quando le loro diverse esperienze e personalità si uniscono intorno all’idea di creare il “Sentiero Pasolini”, un percorso che costeggia il fiume da Roma a Ostia, fino all’Idroscalo dove venne assassinato il grande poeta e scrittore. Ostacolati dai proprietari terrieri e da una burocrazia insensibile, questi singolari alleati, come moderni Don Chisciotte, si battono per un’utopia fatta di natura e di comunità, in un conflitto che sembra rispecchiare il dramma dell’Occidente contemporaneo.

Pietro Balla, regista, autore e produttore indipendente, scomparso durante la lavorazione di Tevere corsaro nel 2021. Esordisce come critico cinematografico per “Cult”, “Filmcritica” e “Segnocinema”. Noto per opere di impegno civile e storico quali 1949 nelle terre di Dio (2000) e Radio Singer (2009) è tra i registi del progetto Fuorinorma di Adriano Aprà. Monica Repetto firma e dirige, tra gli altri, 1974-1979. Le nostre ferite (2020), finalista ai Nastri d’Argento. Insieme, nel 2002, fondano la Deriva Film, con cui realizzano numerosi documentari, tra cui ThyssenKrupp Blues (2008) evento speciale alla 65a Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, presentato all’11° CinemAmbiente, e la serie per Rai3 Il corpo dell’amore (2019), premiata ai Diversity Media Awards.

I nemici del popolo di Andrea Marinelli (Italia 2026, 72’)

Lorenzo Pellegrini, docente di Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo all’Università Erasmus di Rotterdam, da anni coniuga ricerca e attivismo per spingere il mondo a lasciare i combustibili fossili sottoterra. Testimone dei devastanti impatti sociali e ambientali causati dall’estrazione del petrolio greggio, ci guida in un viaggio che dal cuore della giungla amazzonica approda in Basilicata. Qui, una giovane artista fa ritorno a casa, trovando una terra mutata, segnata dalle cicatrici delle trivelle. Decisa a non arrendersi, sceglie l’impegno e trasforma le voci del suo territorio in disegni, ritratti di coloro che lottano contro i giganti del petrolio. Il racconto di una resistenza che intreccia comunità lontane, accomunate dall’idea che la bellezza possa prevalere su un modello di progresso ormai obsoleto.

Andrea Marinelli, dopo la laurea a Urbino in Sociologia – Comunicazione e mass-media, realizza cortometraggi e spot pubblicitari in ambito aziendale, tra cui Aperto per inventario, menzione speciale al Premio Libero Bizzarri, e video per spettacoli teatrali e musicali. Nel 2018 dirige I miracoli del petrolio in Basilicata, seguito da All Eyes on the Amazon (2019), vincitore del Premio Amnesty International Italia 2021.


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