Sul numero 150 dei “Diari di Cineclub” il Gatto si è concentrato per una volta (non sarà ovviamente l’ultima) su un’opera cinematografica non direttamente legata all’Animazione (anche se – come insegna il professor Bendazzi – i collegamenti si trovano sempre, a ben cercare e, soprattutto, vedere):
“I documentari vanno considerati oggi tra le migliori opere cinematografiche in circolazione. E l’Animazione sempre più un linguaggio praticato e privilegiato da chi cerca stilemi espressivi complessi e subliminali per raccontare il mondo e le sue Storie. Il Trento Film Festival, giunto alla 74ma edizione, è in tal senso uno scrigno di tesori e, non a caso, nel 2026 proprio un corto animato, Kronoshock dello spagnolo Ignasi López Fàbregas, ha conquistato la prestigiosa Genziana d’Oro assegnata dal Club Alpino Italiano al Miglior Film d’Alpinismo. Ma qui intendo parlare di un’opera dal vero: Fémene della cineasta valsuganotta Elena Goatelli, vincitrice del Premio Speciale Amelia De Eccher Per Donne di Cinema e di Montagna.

I titoli di testa sono un riassunto della condizione sociale femminile in Italia, partendo dalla fatidica data del primo voto nel 1946, celebrata nel riuscito C’è ancora domani di Paola Cortellesi. Ben presto ci si rende conto che il cammino, da quella conquista, non è proseguito in discesa. Anzi, l’impressione è che a ogni ‘concessione’ dello Stato al genere femminile si sia accompagnato una sorta di compensativo affinché il privilegio patriarcale continuasse di fatto ad esistere: solo nel ’56 viene abolito l’esecrabile ius corrigendi per cui il pater familias poteva ‘rieducare’ la compagna e i figli a suon di bastonate, nel ’63 le donne accedono alle cariche pubbliche ma solo dagli anni Settanta arriveranno riforme sostanziali. La Legge sul divorzio, confermata dal Referendum, ‘costringe’ a riformare il monolitico Diritto di Famiglia sancendo formalmente la parità completa tra uomo e donna, rimasta comunque un’utopia che le attiviste cercarono di realizzare istituendo i fondamentali Consultori Familiari in cui finalmente generazioni di “femmine” scopriranno per la prima volta che la realtà non era solo quella raccontata da padri e mariti. Nel ’78 la ‘famigerata’ 194 prova per la prima volta a contrastare il tragico monopolio delle mammane restituendo, tra mille ostracismi, il libero arbitrio alle dirette interessate; ma è emblematico che pratiche “feudali” come il matrimonio riparatore e il delitto d’onore vengano abrogate solo all’inizio degli anni Ottanta e che lo stupro rimanga reato contro la morale pubblica fino al ’96. Col nuovo millennio avremo il Codice Rosso per la violenza domestica e di genere (questione tuttora assai controversa), il diritto di aggiungere il cognome materno, le cosiddette Quote Rosa fino a una Presidente del Consiglio che si definisce la dimostrazione della sconfitta del Patriarcato pur incarnandone ideali e cultura.
Goatelli mette a confronto due generazioni di donne, di fémene, a 50 anni dalle prime lotte sociali.”

Per il testo completo rimandiamo ai Diari, come sempre scaricabili gratuitamente e ricchissimo (nonostante la presenza delle ormai consolidate “belinate” del Gatto) di ottimi contenuti.
In questa sede proponiamo, quale utilissimo corollario, una breve intervista concessaci dalla regista di “Fémene“, Elena Goatelli.

GZ-La conflittuale semantica del termine dialettale che dà il titolo al film, Femena, diventa nel film una sorta di interrogativo/sfida rivolto alle nuove generazioni, per riannodare un legame con chi le ha precedute che, se non proprio spezzato, risulta oggi alquanto sfilacciato, privando i giovani di una bussola che li guidi anche nella tutela di diritti faticosamente raggiunti e spesso dati come scontati e acquisiti quando risultano tutt’altro che al sicuro… “Il patriarcato è vivo!” – è il grido di una delle “fémene” più anziane, e, parrebbe aggiungere implicitamente, “voi siete in grado di riconoscerlo?”. Confermi questa interpretazione?
GOA: Il titolo che ho scelto è proprio un tentativo di riappropriazione di un termine che è stato sempre usato in maniera dispregiativa. Volevo trovare il modo di risignificarlo grazie al racconto di quelle donne che lo hanno subito nella loro quotidianità e che riuscissero a trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di una lotta per l’emancipazione che viene da molto lontano. Questo dialogo condiviso, che si è centrato più sulla raccolta della memoria delle più anziane rispetto alle più giovani, vuole indicare la via, ricucire il legame intergenerazionale, come ben dici, una bussola per questi tempi che diventano sempre più difficili da navigare.

GZ- La donna che ci mostra fieramente le spalle nel poster del film è l’artista, scrittrice e alpinista Riccarda de Eccher, che spesso ha ben spiegato come il Femminismo non sia, come spesso viene spacciato, una guerra tra uomini e donne ma una battaglia di genere condivisa contro barriere e stereotipi che ci danneggiano trasversalmente: ti chiedo di spiegare il progetto del Laboratorio Donne e quanto influisca sul film.
GOA: Riccarda de Eccher è una mia carissima amica e le ho chiesto di prestarmi la sua mitica treccia per l’immagine di Fémene. Laboratorio Donne è un gruppo di ricerca indipendente e aperto, fondato nel 2023 da me, Riccarda e dalla sociologa Alessia Tuselli. Il progetto si concentra sull’uguaglianza di genere e sulla rappresentazione femminile nel mondo dell’alpinismo e dell’outdoor. Il lavoro che portiamo avanti insieme con Laboratorio Donne è fondamentale per me perché è appunto un laboratorio di idee e di indagine per cercare di superare stereotipi di narrazione nel mondo della montagna. La nostra collaborazione con il Trento Film Festival è partita nel 2023 , siamo arrivate quest’anno alla quarta edizione e lo scorso dicembre ci hanno invitate a proporre il Laboratorio anche a Bilbao in Spagna, al Mendi Film Festival. Iniziare a guardare la realtà che mi circonda con più consapevolezza è sicuramente merito del mio incontro con Riccarda. Abbiamo anche un gruppo di lettura femminista, quindi studiamo, ci confrontiamo e riflettiamo su molte cose.
GZ-Con Angel Esteban, co-regista e montatore non solo in questo film, formate un progetto di lavoro e di vita: una valorizzazione reciproca esemplificativa di quell’idea di rapporto equivalente tra uomini e donne che citavo prima: due parole sull’impronta, anche tecnica, di Angel nel film.
GOA: Angel è mio marito e lavoriamo insieme da quasi vent’anni. Il nostro progetto di vita si basa sulla parità sia nell’ambito personale che professionale e tutti i nostri progetti li firmiamo sempre in coregia perché nascono da una necessità condivisa. In questo caso Fémene è partito da un mio bisogno particolare di narrazione e di indagine, ma come sempre tutto il processo di lavoro lo ho condiviso con lui. Solo attraverso questa condivisione passiamo dalla suggestione e l’immaginazione a la creazione filmica. La difficoltà di realizzare un racconto corale e coinvolgente è stata superata ampiamente dal fantastico montaggio di Angel che è riuscito con una sensibilità incredibile a creare una relazione ritmica ed empatica tra le due generazioni di donne. E a inserire in modo organico sia il Coro da Camera Trentino che il materiale d’archivio della Fondazione Museo storico del Trentino.

GZ-In base alla la tua esperienza personale, e attraverso il confronto con queste diverse generazioni femminili, come giudicheresti, oggi, la situazione tra i generi? Voi vi muovete tra Italia e Spagna, due realtà spesso poste a paragone e non di rado in modo superficiale e decontestualizzato: si possono definire alcune similitudini o differenze sostanziali?
GOA: Il progetto Fémene nasce proprio dall’esigenza di indagare la vita della donna nel passato e nel presente. Ho un bisogno quasi viscerale di far parlare le donne e di dare spazio alle loro storie per superare quel senso di ingiustizia e disagio direi fisico che ho da quando mi sono resa conto che fin dall’infanzia la mia formazione culturale, artistica, cinematografica si è basata quasi unicamente sul racconto maschile. E questo non è successo e non succede solo in Italia. Anche in Spagna, dove abbiamo vissuto quindici anni, le problematiche sono le stesse. Mi preoccupa l’indifferenza e la mancanza di efficacia della politica di fronte alla violenza contro le donne che è ormai un’epidemia, che non si riesce ancora a debellare in nessuno stato.
La storia della donna è una storia condivisa che non conosce confini geografici.
Backstage:
Scopri di più da afNews.info: Fumetti, bande dessinée, comics, manga, animazione, Tintin, Syldavia, Disney, cartoons, BD et al. Fumetto e dintorni ogni giorno dal 1995 una storica ricca rete di connessioni informatiche e umane, web social etc. - non profit journalism - daily news press agency founded and directed by Gianfranco Goria
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


