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Aperitoon di Aprile. Il futuro del cinema d’animazione tra corsi, masterclass e nuovi film.

Martedì 28 aprile si è svolto a Torino l’Aperitoon. Sempre al Blah Blah, sempre presentata e diretta da Emiliano Fasano e Andrea Pagliardi.

L’argomento che ha aperto serata è stato il nuovo bando che la RAI ha emanato per Cartoon on the Bay per il Premio Laganà e quanto questo sia una grande opportunità per chi stia cercando i finanziamenti per realizzare un cortometraggio.

Si è parlato dell’Animation Day che si sarebbe svolto a Cattolica il 13 maggio, con un focus sul lungometraggio, seguita a ruota dai Bergamo Animation Days, che dal 14 al 16 maggio hanno festeggiato l’animazione e il David di Donatello recentemente conferito a Bruno Bozzetto. Proseguendo con gli Stop e-Motion Days organizzati a Mestre dal collettivo Quarta parete, svolti dal 15 al 19 Maggio. Un evento importante perché si tratta di uno dei pochi festival dedicato esclusivamente alla Stop Motion in Europa, con ospiti importanti e famoso a livello internazionale.

Restando nel tema della Stop Motion viene invitato sul palco il primo ospita, Michele Greco, autore di Aller & Retour”, realizzato da Fantasmagorie Studio e tra i pochi cortometraggi italiani selezionati al prossimo festival di Annecy. Ha raccontato che essere stati selezionati è stata una grande sorpresa e che corto è stato realizzato con pupazzi e ambientazioni realizzate in feltro più una parte in 3D.

Lui definisce la storia un classico racconto di formazione, i protagonisti sono due ermellini al loro primo inverno, spaventati dai cambiamenti dell’ambiente che conoscevano e che rischiano di venire catturati dal predatore più spaventoso che abbiano mai visto.

Dopo il dolcissimo corto si passa a parlare del grande Osvaldo Cavandoli. Il pubblico in sala viene invitato ad andare a visitare la mostra a lui dedicata allestita a Gorgonzola (MI) a Palazzo Pirola e si ricorda che a Milano è anche possibile prenotare una visita nel suo studio. Oltre a tutto ciò c’è anche l’uscita di un libro a lui dedicato, che è stato presentato lunedì 18 al salone del libro di Torino da un certo gatto. Presentazione che verrà replicata domenica 24 proprio nello Studio Cavandoli.

In seguito è stato fatto un annucio per ricordare  che il giovane e talentuoso autore Andrea Mannino è stato assunto dalla Scuola Holden di Torino per tenere un corso sul linguaggio della sceneggiatura per le serie animate. La necessità è nata dalla difficoltà di trovare specialisti che sapessero quanto questo sia differente dallo scrivere per il cinema dal vero. Il corso comincerà il 28 maggio e si intitolerà “Scrivere serie animate. Le basi per la scrittura dell’animazione seriale

Viene invitato sul palco il direttore del museo del cinema Carlo Chatrian per raccontare i vari progetti che stanno organizzando. Quello di cui sono più orgogliosi è il corso Be Kind Rewind” su come realizzare corti amatoriali tenuto dal regista americano Michel Gondry. Un regista diventato celebre come realizzatore di videoclip che ha sempre sorpreso il pubblico per l’originalità dei suoi film, profondi, visionari, sperimentali e sempre con un tocco artigianale. Il corso sarà gratuito e aperto a chiunque voglia iscriversi, comporterà laboratori con il regista e una sua retrospettiva dei suoi lavori al cinema Massimo di Torino. Sarà la prima volta che il Museo del cinema organizza un corso simile ed è anche la prima volta che un corso simile viene organizzato in Italia. Parlando del rapporto che Gondry ha con il cinema d’animazione viene ricordato che ad ottobre uscirà il suo prossimo film Maya,donne-moi un autre titre”, secondo film realizzato da lui animando le storie che inventa per la figlia utilizzando ritagli di carta.

 

L’argomento successivo è stata la vittoria del Corto d’argento di “Rukeli” nuovo cortometraggio di Alessandro Rak realizzato in un realistico stile pittorico in scala di grigio per raccontare la storia di Rukeli, campione di box tedesco che a causa delle sue origini Sinti venne perseguitato e ucciso dai nazisti. Ma questi non riuscirono mai a sconfiggerlo e la sua storia è diventata simbolo di coraggio, onore e dignità.

 

Cambiando argomento si era passato a parlare della distribuzione dei cortometraggi animati invitando sul palco Flavio Armone di Light On. La sua decisione di diventare distributore è nata dopo essere stato per anni tra gli organizzatori del Torino Film Festival e di altri eventi cinematografici della città. Lui e i suoi colleghi erano tristi che molti cortometraggi di valore potessero essere visti solo in quelle occasioni senza mai raggiungere un pubblico più ampio e volevano trovare un modo per farli vedere di più, per questo nel 2018 aprirono la loro società.

 

Il loro interesse per i cortometraggi è tale da non limitarsi a distribuirli, guardano anche tra quelli ancora in fase progettuale e sostengono la produzione quelli che più gli interessano. Come hanno fatto con “Framed” di Marco Jemolo.

Rispondendo a una domanda su quante volte gli sia capitato di vedere un cortometraggio essere successivamente sviluppato come lungometraggio risponde che, in realtà, è molto raro che accada e lui lo sconsiglia. Perché per farlo si allunga la storia, spesso rovinandola.

La domanda era legata all’argomento successivo della sera. La vittoria del premio Goya di “Decorado” il nuovo lungometraggio animato di Alberto Vàsquez fatto sviluppando il cortometraggio omonimo del 2016.

Per parlarne era stata chiamata sul palco Pamela Poltronieri, direttrice dell’animazione del film e animatrice del cortometraggio. Ha raccontato che l’idea iniziale di Vàzquez era di realizzare una serie animata per adulti che, partendo dalla crisi esistenziale del protagonista, parlasse di: salute mentale, crisi di coppia crisi sociale, distopia ecc, ecc.

Purtroppo non trovò i soldi per il progetto e fu così che decise di farne un lungometraggio, un formato che trova più facilmente fondi.

Pamela ha lavorato con Alberto fin dal cortometraggio “Psiconautas” e sa bene che tipo di animazione lui cerchi. Ricorda che quando si era trasferta in Spagna per lavorare nel suo studio a Coruña quello era l’unico dell’intera città. Ma è stato un’ispirazione tale che adesso nella città sono presenti molti studi d’animazione. Aperti sia dagli ex dipendenti dello studio, sia da artisti, fumettisti e illustratori che hanno iniziato a sperimentare con l’animazione. Facendo di Coruña un vero polo dell’animazione d’autore spagnola.

Riunendo insieme sul palco i quattro italiani presenti in sala che hanno lavorato al lungometraggio da remoto hanno raccontato quanto questo possa essere stancante rispetto a lavorare in studio. Manca la consapevolezza di lavorare in un team, le scene da animare arrivano senza poter vedere lo sviluppo che gli altri stanno facendo nelle sequenze prima e dopo la tua. Manca tutta la socialità del parlarsi nelle pause, del ritrovarsi insieme dopo il lavoro, del mangiare insieme e il lavorare al film diventa una cosa che fai insieme ad altre animazioni durante la settimana. Una situazione che può diventare alienante.

Rispondendo all’inevitabile domanda sulla grande differenza di stile tra il corto e il lungometraggio, Pamela ha detto che tutto ciò è dovuto sia all’amore che Vàzquez ha per l’animazione tradizionale americana, in particolare dei film di Ralph Bakshi. Sia all’obbiettività del riconoscere che lo stile teatrale ispirato alle incisioni classiche del barocco spagnolo del corto avrebbero reso il film più complicato da realizzare e più pesante da seguire. Una novità del film è che questa volta il direttore artistico non è stato Alberto Vàzquez; che ha affidato il ruolo a José Luis Ágreda, già direttore artistico del bellissimo “Robot Dreams”, per concentrarsi sulla regia.

Dopo la Spagna si è tornati in Italia per presentare il corto realizzato al Politecnico di Torino da Costanza Acquaviva durante il corso d’animazione di Niccolò Greco di cui si era parlato durante le precedente Aperitoon. Il cortometraggio unisce riprese dal vero e Stop Motion per raccontare la storia di una bambina che vuole recitare la parte di Gesù alla recita parrocchiale. La regista racconta quanto sia stato appassionante trasmettere le emozioni della bimba nel pupazzo suo alter-ego, un compito ben riuscito.

L’argomento successivo segna il ritorno all’Aperitoon di uno dei suoi grandi amici, Francesco Filippi, che insieme ha Stefania Gallo ha presentato il trailer di Destination White Zone”. Un documentario che hanno realizzato insieme e stanno presentando a nei festival.

Erano anni che chi scrive non sentiva più parlare di Francesco e di come andassero i tanti progetti che è sempre stato solito portare avanti, tra qui un lungometraggio che aveva attirato l’interesse della RAI. Ci si aspettava che qualcosa saltasse fuori improvvisamente, ma questo documentario ha sorpreso tutti.

Francesco è salito sul palco indossando una tuta antistatica simile a quelle usate dagli atleti, non perché volesse stupire, ma perché deve farlo per motivi di salute.

Ha raccontato che alcuni anni fa stava lavorando in uno studio collocato a pochi metri da un grosso ripetitore telefonico, rimanendo al computer per almeno dieci ore al giorno. Dopo due settimane si è accorto che stare accanto al computer gli era diventato impossibile, aveva assorbito talmente tante radiazioni elettromagnetiche da essere diventato elettrosensibile.

Questa situazione ha completamente cambiato la sua vita, ha dovuto togliere dalla sua casa ogni cosa che generasse un campo elettromagnetico e non ha più potuto lavorare.

A questo punto era intervenuta Stefania Gallo, sua amica dai tempi in cui lei era la sua supervisore alle animazioni de “La gabbianella e il gatto” e che lo aiutò quando aprì lo Studio Mistral e iniziò a proporre i suoi piloti per serie e film.

In questo documentario raccontano il loro viaggio in macchina verso la Germania per raggiungere un convegno di persone elettrosensibili tenuto in una “Zona bianca”, ovvero un posto dove non ci sono emissioni elettromagnetiche. Ci sono molti inserti animati realizzati da Stefania nel suo bellissimo stile, molte interviste dei partecipanti al convegno, dati sulla crescita dell’inquinamento elettromagnetico delle città e sulla crescita del numero di elettrosensibili. La loro speranza è che questo documentario aiuti a far conoscere il problema, a diffondere le “Zone bianche” e che porti l’Italia a seguire gli altri paese d’Europa e riconoscere l’elettrosensibilità come una malattia invalidante.

La malattia non è riuscita comunque a fermare Francesco, che ha ripreso a lavorare facendo storyboard e preproduzione su carta e recentemente ha trovato un modo per tornare a usare il computer. Mettendo il corpo principale in una stanza isolata e un proiettore in un’altra posizionato per proiettare su una finestra di vetro spesso. Questo gli permette di evitare le radiazioni e lo fa sperare di potere tornare ai suoi progetti. Chi scrive gli augura di potercela fare.

L’ultimo ospite della serata era stato Marco Russo, che ha raccontato di come quasi due anni fa abbia potuto realizzare il suo cortometraggio in stop motion di pupazzi in pezza Awaiting the Lightning Bolt” grazie al sostegno della Aardman Accademy.

Ha raccontato che la loro Accademy seleziona e sostiene la produzione di molti cortometraggi e che lavorare alla Aardman è stata un’esperienza meravigliosa, perché sono insegnanti fantastici e ti sostengono tantissimo.

Purtroppo dopo la brexit il tempo di permanenza concesso per poter restare in Inghilterra è stato ridotto a sei mesi, costringendo così chi realizza i cortometraggi a realizzare tutta la produzione in quel periodo per poi andarsene, continuando a lavorare con lo studio da remoto.

Questi sono stati gli eventi di cui si è discusso all’Aperitoon di Aprile. Progetti, progetti e progetti per fare grande cinema d’animazione.


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